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Perché gli agricoltori paralizzano le città: effetto-trattori sulle elezioni europee

di Marco Scorzato
marco.scorzato@ilgiornaledivicenza.it
Le prosteste degli agricoltori: un corteo di trattori in Francia
Le prosteste degli agricoltori: un corteo di trattori in Francia
Le prosteste degli agricoltori: un corteo di trattori in Francia
Le prosteste degli agricoltori: un corteo di trattori in Francia

Un plotone di trattori marcia sulle elezioni europee. Dalla Germania alla Francia, dall’Olanda alla Polonia. E ora anche in Italia, come nei giorni scorsi a Verona. Gli agricoltori sono mobilitati contro le politiche dell’Unione europea, ma anche contro le scelte dei rispettivi governi nazionali. Una protesta plateale all’estero - strade e autostrade bloccate, barricate e pire di balle di fieno - che segnerà l’avvicinamento alle urne di giugno. Era partita la Germania con la parata verso la Porta di Brandeburgo contro la reintroduzione dei tributi agricoli; è seguita la Francia, contro le tasse sui carburanti fossili; minor visibilità ma altrettanta veemenza in Polonia, contro l’importazione di prodotti agricoli ucraini. A monte, la contestazione delle politiche europee. Il Green Deal voluto dalla Commissione Ue prevede(va) stringenti misure anti inquinamento, vincoli e obblighi che impattano sul mondo agricolo. La retromarcia del Parlamento europeo sulla riduzione dei pesticidi non è bastata a placare gli animi.

Perché la bomba agricola scoppia ora?

Perché il 2023 è stato un anno difficile per il settore, varie sfide si sommano, dal taglio dei fondi alla concorrenza mondiale di economie meno normate e meno controllate, fino all’inflazione. E poi ci sono le elezioni europee, snodo ideale per incalzare la politica e, viceversa, occasione ghiotta per i partiti che vogliono cavalcare la protesta. Storicamente sono le destre a raccogliere i maggiori consensi in area agricola e questa protesta è un assist per rastrellare voti, soprattutto in Germania e in Francia, dove Afd e Rassemblement National sono all’opposizione. E l’Italia? Qui la protesta monta più lentamente. Da un lato, perché le variegate produzioni agricole italiane, a più alto valore aggiunto e su superfici ridotte, hanno risposto meglio ai tagli alla Pac, la Politica agricola comune dell’Ue basata sui contributi a ettaro; dall’altro, perché oggi governa il destracentro e gode di una maggiore indulgenza dagli agricoltori. Tuttavia, l’idillio si è increspato con l’introduzione, in Legge di Bilancio, dell’Irpef sui terreni agricoli.

Agricoltori, Europa e Pac: un destino comune

Va ricordato che la Pac è una delle voci principali del bilancio dell’Europa. Per far fronte alla concorrenza mondiale di economie agricole a basso costo, l’Ue ha sempre sostenuto il settore, fin dal 1957. Nei primi anni Ottanta rappresentava il 60% della spesa europea, una quota poi erosa dal subentrare di altre politiche e parallele priorità. Oggi è ancora il 30% della spesa dell’Ue, a conferma di un legame ombelicale tra agricoltura ed Europa. Chi guida i trattori sa quanto la propria attività dipenda dalle decisioni dell’Ue, e protesta se le ritiene una briglia anziché una spinta. Chi guida i partiti sa quanto i trattori in corteo abbiano la valenza simbolica di una barca di migranti sulle coste nazionali. Entrambe le immagini racchiudono esistenze, paure e speranze. Vite. La politica ci vede anche voti.

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