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Miliardari ed evasione fiscale: meglio tassare i mega patrimoni. Una proposta

di Marco Scorzato
marco.scorzato@ilgiornaledivicenza.it
L'evasione dei super ricchi vale mille miliardi
L'evasione dei super ricchi vale mille miliardi
L'evasione dei super ricchi vale mille miliardi
L'evasione dei super ricchi vale mille miliardi

Più di mille miliardi di dollari evasi nel mondo. La premessa è necessaria: qui si parla dei miliardari e non del ceto medio né dei ricchi; dell’evasione e dell’elusione fiscale delle grandissime aziende con profitti multimilionari trasferiti nei paradisi fiscali; e di come provare a combattere il fenomeno, per portare ingenti risorse alle tasche pubbliche e finanziare i servizi ai cittadini o gli sgravi fiscali stessi. Sono questi i temi al centro del “Global tax evasion report 2024” stilato dall’Osservatorio fiscale europeo, l’organismo ospitato dalla Paris School of Economics, nato nel 2021 e sostenuto dalla Commissione europea. L’introduzione l’ha scritta uno del calibro di Joseph Stieglitz, premio Nobel per l’economia nel 2001. L’osservatorio da un lato mette in fila i numeri globali dell’evasione e dell’elusione fiscale, dall’altro suggerisce possibili azioni per contrastarle.

Paradisi fiscali per le multinazionali

Mille miliardi di dollari è il doppio del Pil di un paese come il Belgio. Le multinazionali americane sono al comando della classifica della fuga di capitali nei paradisi fiscali, un fenomeno ormai sistematico che si è sviluppato dalla metà degli anni Settanta e che è esploso negli ultimi dieci anni, con la digitalizzazione dell’economia. Tra elusioni e regole scritte su misura per agevolare gli straultraricchi, alcuni miliardari riescono a rimanere su aliquote fiscali effettive anche inferiori all’1 per cento, quando le imposte per la maggior parte dei cittadini (anche ricchi) pesano tra il 20 e il 50 per cento. Senza dimenticare che spesso non esistono tasse sui patrimoni, ma solo su redditi e lavoro. Il che, dicono molti economisti avveduti, è un controsenso economico e farebbe rivoltare nella tomba anche uno dei padri dell’economia classica, Adam Smith, che contro le rendite ha costruito la sua teoria sui benefici del libero mercato, assunta a base del modello capitalistico.

Tassare i mega patrimoni, non i redditi

La novità del report dell’Osservatorio fiscale europeo è proprio questa: l’accento posto sulla proposta di tassazione dei mega patrimoni. Visto che l’imposizione fiscale sui profitti si è rivelata l’apoteosi dell’iniquità - e va a colpire la produzione di ricchezza, che invece è un fine auspicabile -, il coordinatore del rapporto, l’economista Gabriel Zucman, rilancia con una proposta molto selettiva: applicare una tassa del 2 per cento al patrimonio di circa 2.700 miliardari nel mondo, un mondo che conta ben 8 miliardi di persone. Parlare di patrimoniale, in Italia in particolare, fa drizzare i capelli a una parte consistente dell’opinione pubblica, ma qui il ceto medio non c’entra per nulla e nemmeno gli ultra-abbienti e i ricchi-ricchi: qui si ipotizza di tassare i pochissimi “padroni nel mondo” (lo 0,00003% della popolazione), che ci stanno in poco più di due teatri comunali di Vicenza, per ricavare un gettito di 300 miliardi. La ong Oxfam ha lanciato una raccolta firme in tal senso, #LaGrandeRicchezza, per introdurre un’imposta europea sui grandissimi patrimoni. Non dovrebbe far paura a nessuno, salvo quei pochissimi interessati (paura, si fa per dire), e potrebbe portare, si stima, 16 miliardi all’anno solo per l’Italia. Una misura di equità e che aiuterebbe ad abbassare le tasse, quelle sui redditi e sul lavoro.

 

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