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Euromaidan 10 anni dopo. Il destino comune di Europa e Ucraina

di Marco Scorzato
marco.scorzato@ilgiornaledivicenza.it
Ucraina, in ginocchio per le vittime della Rivoluzione della Dignità
Ucraina, in ginocchio per le vittime della Rivoluzione della Dignità
Ucraina, in ginocchio per le vittime della Rivoluzione della Dignità
Ucraina, in ginocchio per le vittime della Rivoluzione della Dignità

La «minaccia della Nato alla Russia» è stata la più grande bufala propagata da Vladimir Putin quando ha invaso l’Ucraina. E quel pezzo d’Italia “rossobruna” che vive di anti-americanismo da bar se l’è bevuta facile, tanto è il livello di pregiudizio tra i nostalgici di Stalin e Mussolini e tra i complottisti da tastiera. La bufala serve a depistare, oltre che a giustificare. E il più grande depistaggio orchestrato da Putin è stato quello che ha sviato l’attenzione dal vero mutamento che stava avvenendo - non dal 24 febbraio 2022, giorno tragico dell’invasione - in Ucraina: l’abbraccio di Kiev all’Unione europea e ai valori di democrazia, libertà e solidarietà che la “casa comune” incarna. È quello l’unico vento capace di costituire una minaccia al regime oligarchico dello zar, perché da sempre la libertà ha in sé i germi del contagio: chiama altre libertà e Putin non può permettere che nella vicina Ucraina quel modello strizzi l’occhio ai russi.

A 10 anni da Euromaidan

Euromaidan. La Rivoluzione della Dignità. Tutto nasce da quel movimento, da quella notte tra il 21 e il 22 novembre del 2013, di cui si sono celebrati i dieci anni pochi giorni fa. Proprio allora prendeva forma a Kiev una coscienza europea che stava covando da anni. I negoziati per un accordo di associazione con l’Unione europea, tessuti per lungo tempo, erano giunti a un punto decisivo: l’accordo era atteso al vertice di Vilnius del 28 e 29 novembre 2013. Ma improvvisamente il percorso fu interrotto. L’allora capo del governo Azarov, filorusso, dopo aver confermato la volontà di sottoscrivere l’intesa fu protagonista di una visita lampo a San Pietroburgo, in Russia. Al rientro, il 21 novembre, annunciò la sospensione dei preparativi per la firma dell’accordo di associazione. Da qualche giorno tirava aria di sospetti da parte dei filoeuropei che trovarono puntuale conferma nella svolta del governo di Kiev. Fu il detonatore della protesta di piazza. Prima poche decine di persone, poi centinaia, infine migliaia. Per giorni e notti. Con repressione e morti.

L'onda europea, la reazione russa

Ma l’onda era così forte che nel 2014 fece cadere il presidente Janukovyc. Ormai era chiaro che l’Ucraina aveva scelto e aveva scelto voltando le spalle al modello di Mosca. Che replicò con l’annessione unilaterale della Crimea, terra ucraina. La propaganda russa si affretterà fin da allora - specialità della casa - a sostenere che Euromaidan era eterodiretta da interessi occulti e infiltrata da servizi occidentali. E qualcuno potrebbe abboccare alla tesi, se non fosse che quella gente che protestava è la stessa che - moltiplicata - da quasi due anni lotta al prezzo delle proprie vite per la libertà e l’indipendenza del Paese: che si scrive Ucraina, ma si legge Europa. È la svolta filoeuropea del popolo ucraino ad aver terrorizzato Putin dieci anni fa, conscio che sarebbe stata una mazzata al suo disegno neo-sovietico. Con l’invasione militare dell’Ucraina, lo zar voleva e vuole spegnere un focolaio democratico alle porte del suo Paese e assestare una sconfitta geopolitica all’Ue.

Europa e Ucraina, destini incrociati

Per questo, nella perdurante e tragica guerra in Ucraina, è in gioco un destino che ci riguarda tutti: i leader europei lo sanno e la difesa degli ucraini lo testimonia. «Le fredde notti invernali di Euromaidan hanno cambiato l’Europa per sempre», ha affermato nell’anniversario Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, e oggi è «più chiaro che mai» che «il futuro dell’Ucraina è nell’Unione: il futuro per cui Maidan ha lottato è finalmente iniziato».

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