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Bollette sì, spiagge no. Le giravolte europee di Meloni, Salvini e Schlein

di Marco Scorzato
marco.scorzato@ilgiornaledivicenza.it
Elly Schlein, leader del Pd, e Giorgia Meloni, presidente del Consiglio
Elly Schlein, leader del Pd, e Giorgia Meloni, presidente del Consiglio
Elly Schlein, leader del Pd, e Giorgia Meloni, presidente del Consiglio
Elly Schlein, leader del Pd, e Giorgia Meloni, presidente del Consiglio

L’ultima battaglia tra governo e opposizione in Italia è sulle bollette. Il decreto del Consiglio dei ministri che non proroga il mercato tutelato dell’energia ha dato la stura alla polemica. Attacca Elly Schlein: «È una “tassa Meloni” su cinque milioni di famiglie italiane», afferma la segretaria del Partito democratico. «Il governo ha fatto molte modifiche sul Pnrr, perché su questo no?», chiede Schlein, affondando il colpo. Ma è una domanda pretestuosa e demagogica.

Gli impegni del Pnrr

Il governo non ha fatto una modifica perché si è attenuto agli impegni presi dall’Italia con l’Europa nel 2021, ai quali sono vincolate peraltro le risorse del Pnrr. Non l’ha fatta perché una retromarcia su quanto pattuito finirebbe col far scattare un meccanismo sanzionatorio che precluderebbe una parte di nuovi stanziamenti di fondi sempre nell’ambito del Pnrr. E Schlein si dimentica di dire che quell’impegno con l’Europa l’Italia l’ha preso durante il governo di Mario Draghi, di cui il Pd faceva parte e FdI no.

Il balletto delle posizioni

Singolare, se vogliamo buttarla in bagarre politica come fanno i leader di partito, che quando era all’opposizione Meloni criticasse il Pnrr e arrivasse a non votarlo in Parlamento, mentre ora rivendica di aver ottenuto nuove risorse dall’Ue proprio nell’ambito di questa partita che porta al Paese oltre 190 miliardi di euro, tra risorse a fondo perduto e prestiti. D’altra parte, fa specie che il Pd e la Lega che sostenevano il governo Draghi che ha votato il piano ora mettano in discussione parte dei vincoli che quella firma si porta appresso. Quando si è all’opposizione è un gioco da ragazzi - e spesso fruttuoso in termini di consenso elettorale - sparare sull’Europa e surfare sull’ambiguità dei ruoli tra Stato e Bruxelles, mentre una volta al governo si incarna il verbo della realpolitik e si fa quel che s’ha da fare (l’unica che parla da forza di opposizione anche quando governa è la Lega di Salvini, ma questo è un tic arcinoto). È così che oggi il governo italiano conferma la fine del mercato tutelato dell’energia (con la Lega che si smarca a parole ma non nei fatti: la norma è uscita com’è uscita dal Consiglio dei ministri), e quel che ne conseguirà sarà il tempo a dirlo.

Balneari sì, bollette no

A ben guardare, è però vero che il governo Meloni, su altri fronti, qualche guerra con l’Unione europea la sta conducendo, in certi casi a rischio e pericolo delle tasche degli italiani o dei servizi del sistema Paese. Ha ad esempio rivisto il Pnrr nella parte in cui prevedeva il potenziamento degli asili nido, togliendo di fatto tanti nuovi posti; sta barattando la firma dell’accordo sul Mes - il Meccanismo europeo di stabilità finanziaria, sempre demonizzato dalle forze della destra - al tavolo della revisione del piano di stabilità; e sta facendo orecchie da mercante all’ennesimo richiamo della Commissione sulle concessioni di spiagge e litorali, giocando con il fuoco della procedura di infrazione che potrebbe costare multe salate alle casse patrie (per non parlare dell’inerzia sulle liberalizzazioni relative ai tassisti).

La fuga dalle responsabilità

Questo significa che il paravento ideologico anti-europeo si alza a corrente alternata, a seconda di quali interessi si vuole proteggere e rappresentare. Sulle bollette semaforo verde all’Europa, sulle spiagge no. “Ce lo impone l’Europa” è sempre un bel trucchetto verbale. La politica nazionale qualche bel margine di manovra lo conserva ancora. Quel di cui cerca di disfarsi è la responsabilità delle scelte impopolari.

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