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Ballerina a 3.300 metri

Lucia, «passo a due» con il ghiacciaio del Bianco: «Luoghi da rispettare e preservare»

La performance di Lucia Salgarollo per la montagna: «Bisogna conoscerla ed essere preparati. In palio c’è la vita»
Lucia Salgarollo mentre danza sul ghiaccaio del Flambeau
Lucia Salgarollo mentre danza sul ghiaccaio del Flambeau
Lucia Salgarollo sul ghiacciaio del Monte Bianco

Un «passo a due» con il ghiacciaio, con solo il battito del cuore e il vento a dare il ritmo. Ha danzato così, sul ghiacciaio del Monte Bianco la veronese Lucia Salgarollo, a oltre 3.300 metri. Una performance estrema, mai fatta prima a questa altitudine, per dare eco al progetto di Skyway «Save the glaciers».

Preparazione accurata

Della performance di Salgarollo è stato realizzato un video, che servirà per sviluppare un progetto con gli enti del territorio valdostano di valorizzazione delle montagne, che comprenderà la danza sugli altri Quattromila.

«Non sapevo cosa aspettarmi – racconta Lucia – Sapevo solo che il mio corpo avrebbe dovuto sostenere uno sforzo inusuale, soprattutto per l’ossigeno ridotto a quella quota. Mi sono allenata un mese con mio fratello che è un preparatore atletico, soprattutto sulla respirazione, e ho anche imparato a ballare con gli scarponcini».

Lucia ha 38 anni, è una danzatrice e coreografa con la sua compagnia Fov Art Movement, che fa parte di Red, la Rete di Ersiliadanza. Ha studiato danza classica e contemporanea a Verona e poi con Mauro Astolfi alla Spellbound di Roma e con Emio Greco all’Ick Dance Company ad Amsterdam.

La sua ricerca coreografica ha sempre una base scientifica, spiega, come i suoi lavori con la Martz Dance Company di Madrid e l’università di Madrid di neuroscienze e intelligenza artificiale.

La natura e il rapporto con l’uomo hanno attraversato diverse sue creazioni, come «Vultures» sugli avvoltoi e i loro rapporti sociali.

 

 

Il percorso

La prima tappa sul Monte Bianco è stata alla stazione intermedia della funivia, Pavillion, dove si trova il giardino botanico più alto d’Europa, il Giardino Soussurea, a 2.175 metri con oltre 900 piante alpine. «La prima performance è stata qui, di fronte a un panorama mozzafiato».

Poi sempre salendo con Skyway, Lucia è arrivata a Punta Helbronner, l’ultima fermata, e da lì con la guida alpina Simone Origone, ex campione del mondo di chilometro lanciato con gli sci e tecnico di elisoccorso, il fotografo Mirko Fin e il videomaker Danny Rambaldo, fino al Rifugio Torino a 3.375 metri.

Opportunità

«La funivia permette a tutti, anche a chi non è un alpinista o non ha capacità fisiche, di godere della bellezza della montagna», continua Lucia, «ma nel contempo è importante il rispetto per quei luoghi, così che un bambino che oggi sale lassù possa tra trent’anni portarvi i suoi figli e il ghiacciaio ci sia ancora. Danzare lassù è per me un modo di contribuire a questa consapevolezza».

Non è stato facile, racconta Lucia. La notte al rifugio ha dormito in tutto un’ora: «Mi girava la testa e con la minore presenza di ossigeno il corpo tende a restare in stato di veglia».

La mattina dopo, in cordata la guida ha portato il gruppo dal rifugio al luogo della performance, sul ghiacciaio del Flambeau. «La guida ha scelto quel posto poiché era certo che lì non ci fossero crepacci, perché volevo danzare slegata dalla cordata. Abbiamo attraversato dei punti dove c’erano buchi di cui non vedevi la fine. Era come un deserto di ghiaccio e ho capito che lo devi conoscere, non puoi avventurarti da solo o non preparato. I social fanno apparire tutto facile, invece non lo è. E lì puoi veramente morire di freddo. È stato emozionante, quando abbiamo finito mi sono scese le lacrime».

Daniela Bruna Adami

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