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È morto lo stilista Pierre Cardin, il suo amore per il Veneto dove era nato e per Venezia

È morto Pierre Cardin

Addio a Pierre Cardin, lo stilista italiano di origini venete, diventato uno tra i più importanti couturier della seconda metà del Novecento, un gigante della moda. Nato a Sant’Andrea di Barbarana, frazione del comune di San Biagio di Callalta, in provincia di Treviso, da una famiglia di facoltosi agricoltori (finiti in povertà dopo la Prima Guerra mondiale), ma cresciuto in Francia dove mosse i primi passi nella moda, Cardin - in realtà il suo nome era Pietro Costante Cardin - è morto oggi 29 dicembre all'età di 98 anni.

Forse tra tutti i couturier del secolo scorso, nati in Italia e cresciuti in Francia, Cardin è stato quello che ha rappresentato al meglio quel mix di stile tra Italia e Francia, motivo determinante del suo successo.

A soli 14 anni nel 1936, il giovane Pierre, il cui nome italiano, Pietro, era stato francesizzato, cominciò l’apprendistato da un sarto a Saint- Ètienne. Dopo una breve esperienza da Manby, sarto a Vichy, nel 1945 giunse a Parigi lavorando prima da Jeanne Paquin e poi da Elsa Schiaparelli. Primo sarto della maison Christian Dior durante la sua apertura nel 1947 (dopo essere stato rifiutato da Cristobal Balenciaga) fu partecipe del successo del maestro che inventò il New Look.

Nel 1950 fondò la sua casa di moda, cimentandosi con l’alta
moda nel ’53. Cardin divenne celebre per il suo stile futurista,
ispirato alle prime imprese dell’uomo nello spazio. Preferiva
tagli geometrici spesso ignorando le forme femminili. Amava lo
stile unisex e la sperimentazione di linee nuove. Nel 1954
introdusse il bubble dress, l’abito a bolle.  Nel ’59 fu il primo stilista ad aprire in Giappone un negozio d’alta moda. Sempre in quell’anno fu espulso dalla Chambre Syndacale francese, per aver lanciato per primo a Parigi una collezione confezionata per i grandi magazzini
Printemps. Ma fu presto reintegrato. 

 

Lo stilista amava la mondanità, il mondo del jet set, così nel 1981 acquistò i celebri ristoranti parigini Maxim’s. In breve tempo aprì filiali a New York, Londra e a Pechino nel 1983 e vi affiancò una catena di hotel.  La passione degli immobili. Cardin era entrato in possesso
delle rovine di un castello a Lacoste abitato nel passato dal
Marchese de Sade. Dopo aver ristrutturato il sito, lo stilista vi organizzava dei festival teatrali. Cardin aveva ritrovato le sue radici italiane anche con l’acquisto del palazzo Cà Bragadin a Venezia dove risiedeva durante i suoi frequenti soggiorni nella città lagunare. Negli anni ’80 aveva acquistato il Palais Bulles (Il palazzo delle bolle) progettato dall’eccentrico architetto Lovag Antti. Tutto, dal pavimento al soffitto, era riempito da forme sferiche. Nel golfo di Cannes, a Thèoule-sur-Mer, a sud della Francia, quest’opera architettonica nell’ 88 è stata
designata dal Ministero della Cultura quale monumento storico.

 

Anche un docu-film sulla vita di Cardin presentato al Festival del cinema di Venezia nel 2019: House of Cardin di P. David Ebersole, Todd Hughes. Un viaggio che esplora in ogni aspetto quello che molti definiscono l’Enigma Cardin, vista la riservatezza dell’uomo, e la capacità dell’artista e uomo d’affari di creare un impero, dal valore che ha superato un miliardo di dollari, innovando nello stile, legando il suo nome a centinaia di prodotti e con una capacità senza uguali di esportare haute couture all’estero.

Cardin «è un imperatore totale» dice nel film Jean-Paul Gautier, intervistato fra gli altri, con Sharon Stone, Naomi Campelle, Philippe Starck. Sempre nel docufilm la moda e la vita privata, come i grandi amori con Andrè Olive e Jeanne Moreau. Nel luglio 2019, anche una mostra monografica dedicata al «gigante della moda» negli Usa, nel Brooklyn Museum.

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