Il report

Legambiente, sos spiagge: «Poche libere, concessioni sono 12 mila». Ma esempi virtuosi

Bagnanti in spiaggia a Baia di Riaci in Calabria, Tropea (ANSA/ANGELO CARCONI)
Bagnanti in spiaggia a Baia di Riaci in Calabria, Tropea (ANSA/ANGELO CARCONI)
Bagnanti in spiaggia a Baia di Riaci in Calabria, Tropea (ANSA/ANGELO CARCONI)
Bagnanti in spiaggia a Baia di Riaci in Calabria, Tropea (ANSA/ANGELO CARCONI)

Poche, pochissime spiagge libere e assolutamente «troppe concessioni balneari» che nel nostro Paese sono più di 12 mila a fronte di canoni «irrisori» percepiti dallo Stato. È la fotografia che emerge dal Report 2022 di Legambiente che plaude all’approvazione del Ddl Concorrenza e si augura una rapida messa a punto dei decreti attuativi.

Secondo il Rapporto, con quasi il 43% delle spiagge occupato da stabilimenti balneari e il 7,2% interdetto alla balneazione per l’inquinamento, resta disponibile liberamente appena la metà delle coste sabbiose del Paese. Legambiente però sottolinea
anche che la situazione è ben diversa tra regione e regione: «non si possono mettere assieme situazioni come quelle di Ostia,
Terracina e Pozzuoli - dove il controllo della criminalità organizzata su alcuni stabilimenti è confermato da sentenze della magistratura» con la Romagna dove comunque è garantito il libero accesso agli arenili. In ogni caso alcune zone, secondo i
dati del monitoraggio del Sistema informativo demanio marittimo del 2021 rappresentano dei veri e propri record a livello europeo, come Liguria, Emilia-Romagna e Campania, dove quasi il 70% delle spiagge è occupato da stabilimenti balneari. Nel comune di Gatteo, in provincia di Forlì e Cesena, tutte le spiagge sono in concessione, ma anche a Pietrasanta (LU), Camaiore (LU), Montignoso (MS), Laigueglia (SV) e Diano Marina (IM) siamo sopra il 90%. E con canoni ritenuti decisamente troppo bassi: secondo la Corte dei Conti per il 2020 le previsioni definitive sull’ammontare dei canoni per le concessioni balneari indicavano un totale di 104,8 milioni di euro, di una cifra accertata di 94,8 milioni, di cui 92,5 milioni riscossi.

Il presidente di Legambiente Stefano Ciafani, chiede una norma che stabilisca anche in Italia una percentuale massima di spiagge che si possono dare in concessione. Un’anomalia tutta italiana a cui occorre porre rimedio. «L’errore della discussione politica di questi anni - dice - sta nel fatto che si è concentrata tutta l’attenzione intorno alla Direttiva Bolkestein finendo per coprire tutte le questioni, senza distinguere tra bravi imprenditori e non, e senza guardare a come innovare e
riqualificare».

Per farlo Legambiente avanza le sue proposte: garantire il diritto alla libera e gratuita fruizione delle spiagge; premiare la qualità dell’offerta nelle spiagge in concessione; ristabilire la legalità e fermare il cemento sulle spiagge; definire una strategia nazionale contro erosione e inquinamento e un’altra per l’adattamento dei litorali al cambiamento climatico. Anche perchè, si sottolinea, i buoni esempio non mancano: si va dalla Sardegna con il riforestamento della posidonia nel Golfo degli Aranci al Piano Comunale delle Coste di Lecce. Da Rimini arriva l’esempio del progetto «Parco del Mare» che si pone come obiettivo quello di rigenerare i 16
km costieri. In Veneto l’Associazione Unionmare Veneto, fra gli operatori balneari, ha avviato da tempo percorsi virtuosi che
interessano le spiagge di Bibione, Jesolo, Caorle, Venezia, Eraclea, Sottomarina e Rosolina e Inclusività è la parola chiave della Terrazza «Tutti al mare!» di San Foca, a Melendugno in Salento, accessibile per persone con gravi patologie neuromotorie.