Zaia: "Raggiunte molte mete.
La squadra ha lavorato forte"

Luca Zaia
Luca Zaia

Sono trascorsi più di 3 anni da quel 13 aprile del 2010 in cui Luca Zaia, 45 anni, diveniva il decimo presidente della Regione Veneto. Da allora molta acqua è passata sotto i ponti della laguna soprattutto se si parla di sanità, la materia che impegna il 90 per cento del bilancio di palazzo Balbi. La stretta attualità, in un'epoca in cui l'informazione accorcia sempre più i tempi e le distanze, relega ormai nel passato remoto anche le notizie e i fatti di ieri e dell'altro ieri, per cui si attende ogni volta ciò che avverrà. Invece sembra giusto ripercorrere il cammino compiuto dalla Regione sul terreno della sanità per capirne compiutamente la dinamica, per capire cosa è cambiato e cosa potrà ancora cambiare, come eravamo e come potremo essere. Ecco la panoramica, secondo il governatore, su un triennio e oltre che è stato certamente innovativo.

Presidente, come giudica il Veneto della sanità a due anni dalla conclusione del mandato?
"La perfezione non è di questa terra, ma abbiamo raggiunto molte mete, la squadra ha lavorato forte. Abbiamo licenziato il nuovo Piano socio-sanitario dopo 17 anni. Abbiamo approvato le schede, ridisegnando una sanità che si pone come obiettivo per il futuro la qualità. Abbiamo chiusotre esercizi consecutivi in attivo come non era mai avvenuto nel Veneto e senza avere un' addizionale Irpef da 160-180milioni. Abbiamo soprattutto dato il via a una rivoluzione culturale inunaregionechedaldopoguerra ad oggi ha chiuso con una scelta non poco dolorosa ben 57 ospedali. Il futuro della sanità sarà di pensare a un ospedale senza letti. La vera sfida sarà quella di non stare in ospedale".

Il Veneto ha, dunque, tenuto conto dell'evoluzione nel fare sanità.
"La sanità corre. Pensiamo a un intervento di ernia inguinale. Trent'anni fa occorrevano 8 giorni di degenza. Nel 2002quando l'ho fatto io sono bastate 4 ore in ospedale. Oggi ci vuole anchemeno. Pensiamo al tasso di ospedalizzazione. Nel Veneto la media è di 7 giorni. Nel Sud si arriva fino a 30 giorni. Non siamo stati a guardare. Abbiamo puntato su professionalità, tecnologie, riduzione delle liste di attesa".

Lei parla di rivoluzione culturale del Veneto.
"Organizzare l'assistenza in modo da avere le prestazioni di urgenza e emergenza vicino a casa e le alte specializzazioni nei grandi ospedali, per cui basta fare un sacrificio di qualche decina di chilometri per trovare lamacchinadi ultima generazione e l'intervento di alto livello clinico, cos'è ? Come si fa, del resto, a difendere un reparto che effettua un intervento al giorno, cento interventi generalisti in un anno ? E, poi, non è un cambiamento epocale aver aperto gli ospedali la sera, il sabato, per fare una tac, una risonanza ? La gente arriva. Non occorrono permessi di lavoro. Trova i parcheggi vuoti. Mi hanno chiamato i colleghi di tutta Italia per capire come siamo riusciti a fare una cosa del genere".

Liste di attesa. E' stato fin dall'inizio uno dei suoi cavalli di battaglia. A che punto siamo?
"Abbiamo avuto risultati apprezzabili. Sei cittadini civengonodietro in questa sfida la vinceremo. Faccio un esempio pensando alla mia Ulss 9 di Treviso. Se c'è bisogno di una mammografia urgente a Cà Foncello la fanno nel giro di una settimana, mase si va a Motta di Livenza si riesce a farla il giorno dopo. Bastano 15 chilometri di strada. Ecco, allora che le liste di attesa si azzerano. In ogni caso ora le urgenze nel Veneto si evadono in 24 ore. Le visite prioritarie si fanno in 5-6 giorni. Non succede più che per una visita cardiologica si debbano aspettare 6 mesi. Per questo nel contratto dei direttori generali abbiamo voluto che fra gli obiettivi da raggiungere ci fosse la riduzione delle liste di attesa. Chi sbaglia viene licenziato".

E' soddisfatto del lavoro finora fatto dai direttori generali?
"Direi di sì. Ora si lavora per obiettivi. Assegni circolari non si danno a nessuno. Bisogna mettersi sempre in discussione. Tutto sommato, però, sono contento di come si sono comportati. Lihoscelti in totaleautonomia sulla base di curriculum appropriati.Oradovrannoessere pronti al prossimo obiettivo, all'introduzione dei costi standard, alla creazione e all'applicazione di un benchmarking regionale. Le Ulss si dovranno adeguare".

Le Ulss. Si può fare una graduatoria di merito per quanto riguarda la gestione?
Ci saranno le migliori e anche le peggiori. "Sonotutte eccellenti. Dobbiamo sempre ricordare una cosa. Comesanità il Veneto é primoin Italia. L'azienda peggiore da noi è sempre migliore dell'eccellenza nazionale".

Medici di base. L'accordo c'è, ma la nuova organizzazione delle medicine di gruppo tarda a partire. Restano resistenze, freni.
"La medicina di base per me non è un problema ma una risorsa, un anello fondamentale della catena.Noi nel Veneto vogliamo fare grandi cose. Vogliamo le medicine di gruppo che garantiscano al cittadino aperture e servizi 24 ore su 24 in tutti i 581 Comuni del Veneto. Capisco, però, anche loro, i medici di famiglia. Non è una riforma dapoco. Ci vogliono sacrifici. Bisogna chiudere gli ambulatori personali, avere affinità caratteriali con i colleghi. Però sono persone per bene, e questo è una garanzia. Non ci sono volute prove muscolari per giungere all'accordo.Non ho trovato gente demotivata. Il futuro resta la medicina di base, perché il paziente deve avere sempre e comunque il primo posto".

Franco Pepe