Vaccinazioni, Crisanti: «No al modello austriaco, più sforzi sulle terze dosi»

«Ci siamo già in passato tutti più volte meravigliati dalle posizioni del governo austriaco da parte del quale abbiamo visto in passato misure, come quelle contro l’immigrazione, che andavano a toccare la dignità delle persone. E questa credo vada in quella direzione». Così, in merito al lockdown per i non vaccinati che entra oggi in vigore in Austria Andrea Crisanti, direttore del Dipartimento di Microbiologia dell’Università di Padova, intervenuto oggi ad Agorà, su Rai Tre. No da Crisanti anche all’obbligo vaccinale. «I non vaccinati sono relativamente pochi quindi costringerli a vaccinarsi cambierebbe poco. Invece dobbiamo sforzarci sulle terze dosi,
perché queste sono persone vaccinate e che si vogliono rivaccinare per essere ulteriormente protette. Invece lo sforzo per vaccinare piccola parte di persone sarebbe molto grande e rischiamo anche uno sforzo politico elevato. A questo punto non ne vale la pena».

«Va risolto il problema dell’allineamento della protezione del vaccino con quella del Green pass. Perché tra 3 o 4 mesi avremo persone che si sono vaccinate tra aprile e luglio e che, sebbene ancora protette da rischio di ospedalizzazione, possono infettarsi e trasmettere il virus. Ciò implica che non possiamo creare con il Green pass ambienti sicuri. E questo nodo, in qualche modo, va risolto», ha aggiunto. 

«La dinamica della quarta ondata - ha sottolineato - dipenderà dalla durata del vaccino e dal numero di persone vaccinate. In Italia stiamo ancora in un momento di protezione relativamente elevata perché gran parte di noi ha fatto il vaccino tra aprile e luglio, una finestra che ci consente ancora di avere una certa immunità». Tuttavia, ha precisato, «la protezione dall’infezione, dopo sei mesi dalla vaccinazione, diminuisce dal 95% a 40%, quindi aumenta la probabilità che ci si possa infettare. La notizia buona - ha concluso - è che dopo 6 mesi rimane ancora molto elevata la probabilità che chi è vaccinato sia protetto dalla malattia e dai sintomi gravi, la cui protezione va dal 95% al 65%».