Il caso

U-Mask, stop alla vendita delle mascherine dei vip: potenziali rischi per la salute

Foto Instagram @u.mask
Foto Instagram @u.mask

Il Ministero della Salute ha disposto «il divieto di immissione in commercio del dispositivo medico U-Mask Model 2» e «l’adozione della misura del ritiro del medesimo prodotto» dal mercato. Decisione presa dopo che i carabinieri del Nas di Trento hanno segnalato al Ministero che le U-Mask, le mascherine tanto amate da vip e sportivi, risultavano come dispositivi medici in base a certificazione di un laboratorio «privo di autorizzazione», sottoscritta da un soggetto senza laurea. Secondo quanto riporta Il Gazzettino, si tratterebbe di un tecnico di Chioggia (Venezia). Il Ministero evidenzia i «potenziali rilevanti rischi per la salute» derivanti «dall’assenza di un regolare processo valutativo». A Milano si indaga per frode nell’esercizio del commercio.

 

Le mascherine U-Mask sono finite nel mirino dopo un’inchiesta di Striscia la notizia che ha rivelato che il filtraggio era inferiore rispetto a quello previsto dalla legge: pur costando 35 euro, filtrerebbero meno di quelle da 50 centesimi.

 

I carabinieri del Nas, a fine gennaio, avevano sequestrato il laboratorio a Bolzano. Sulla vicenda la Procura di Bolzano indaga per l’assenza di autorizzazioni e per esercizio abusivo della professione. E a Milano è in corso un’inchiesta nella quale è indagato l’amministratore della filiale italiana della società. I pm milanesi hanno affidato una consulenza a un esperto per analizzare non solo le U-Mask, di cui sono stati sequestrati una quindicina di campioni per verificarne il filtraggio, ma anche quelle dell’azienda concorrente dal cui esposto è partita l’inchiesta. Nel frattempo, anche l’Antitrust nei giorni scorsi ha avviato un procedimento.

 

La Direzione generale dei dispositivi medici e del servizio farmaceutico del Ministero della Salute segnala di essere «venuta a conoscenza di irregolarità nel processo di immissione in commercio» delle U- Mask, perché, «come peraltro riscontrato anche da una verifica sul sito web» la «conformità del prodotto è basata anche sulla scorta di certificazione rilasciata da un laboratorio di analisi che» è risultato «privo di autorizzazione sanitaria e sottoscritta da un soggetto privo dei prescritti titoli abilitativi (non in possesso di laurea)». E quindi ci sono potenziali rischi «in termini di sicurezza ed efficacia» e una «conseguente assenza di garanzia sull’effettiva adeguatezza come strumento di prevenzione dei contagi». Data «l’emergenza sanitaria in corso ed il conseguente acuirsi dei rischi» il provvedimento ha «carattere d’urgenza». Entro cinque giorni l’azienda dovrà provvedere anche al ritiro dal mercato dei prodotti a sue spese. E l’ottemperanza alle disposizioni sarà verificata dai carabinieri del Nas. Il prodotto viene «cancellato dalla Banca Dati dei dispositivi medici» e l’azienda potrà presentare ricorso allo stesso Ministero o al Tar.