L'intervista

Palù frena sulla Omicron: «Basta con gli isterismi. E vacciniamo i bambini»

Giorgio Palù, professore emerito di virologia dell’università di Padova e presidente dell’Aifa
Giorgio Palù, professore emerito di virologia dell’università di Padova e presidente dell’Aifa
Giorgio Palù, professore emerito di virologia dell’università di Padova e presidente dell’Aifa
Giorgio Palù, professore emerito di virologia dell’università di Padova e presidente dell’Aifa

Omicron, la nuova variante che arriva dal Sudafrica, sta tenendo in allerta il mondo perché sarebbe ultra-contagiosa e potrebbe bucare i vaccini. Intanto, sul fronte della vaccinazione dai 5 agli 11 anni, dopo l’ok dell’Ema, è atteso in settimana il via libera dell’Aifa. Ne parliamo con Giorgio Palù, professore emerito di virologia dell’università di Padova e presidente dell’Aifa. 

Professore, la variante Omicron sta aprendo scenari da apocalisse. 
Guardi, l’approccio cautelativo di bloccare le frontiere da parte di Europa e Gran Bretagna è lo stesso preso con la variante Alfa. Questo, però, non giustifica l’isterismo che viene non solo dai media ma anche da persone che dovrebbero rassicurare e invece seminano panico, danno fiato alle trombe dei no-vax e alle fosche teorie di chi blaterando dice che i vaccini non funzionano. Precisiamo una cosa: molti di questi negazionisti o obiettori non hanno mai coltivato un virus, non ne hanno mai usato uno in laboratorio o in coltura come si fa negli esperimenti di acquisizione o perdita di funzione per avere dati sulle mutazioni. Parlano troppo. Quello che oggi si può dire è che circola una nuova variante che ha 32 mutazioni sulla proteina Spike e oltre 25 nel resto del genoma. Per il resto sappiamo solo quanto ci hanno detto i sudafricani. Sono loro che hanno sequenziato il virus. Le belle fotografie che girano non c’entrano nulla.

Ma si può immaginare un orizzonte di pericolo?
Possiamo solo supporre che questo virus sia forse più contagioso della Delta. Il Cdc (Center for desease control, ndr), che prima aveva inserito Omicron nelle categorie virali da monitorare, ora la classifica come variante che può preoccupare perché presenta molte mutazioni, vale a dire alcune di quelle che si trovano nell’Alfa inglese ormai scomparsa, nella Beta sudafricana che si sta estinguendo, nella Gamma brasiliana, nella Delta indiana diventata dominante da dicembre del 2020. Sappiamo che questo virus ha contagiato anche persone che avevano avuto la doppia vaccinazione, ma per il resto non si sa nulla della sua virulenza, né che evada la risposta anticorpale suscitata dai vaccini. Posso dire che un collega virologo sudafricano, con il quale ho parlato, descrive i casi emersi da loro come paucisintomatici, poco più di un raffreddore. Saranno gli esperimenti di virologia classica nelle prossime settimane a far comprendere quale possa essere la patologia. Dati finora non ne abbiamo ed è inutile fasciarsi la testa. Occorre attendere, oltre agli esperimenti di laboratorio, dati clinici ed epidemiologici che ancora sono molto parziali. Non è detto che una variante con tutte queste mutazioni sia più virulenta.

Perché questa nuova variante, e di nuovo dal Sudafrica?
Con tutta probabilità perché in un continente di 1,3 miliardi di abitanti la copertura vaccinale è del 5%, perché in Sudafrica, che pure è un Paese evoluto, è del 20%, perché Sudafrica, Botswana e Kenia sono tuttora aree di alta incidenza di Hiv, e un coronavirus con tutte queste mutazioni non può che nascere in soggetti che hanno un sistema immunitario deficiente

C’è chi sostiene che siano i vaccini a selezionare mutazioni resistenti.
È falso. Lo dice chi è colpevolmente ignorante in quanto ignora la scienza virologica. Non è mai accaduto in miliardi di persone vaccinate con i vaccini più diversi, per l’epatite B, il morbillo, la rosolia, lo stesso poliovirus. Non si è mai visto nella storia della virologia. Anzi è vero il contrario. La vaccinazione, bloccando la diffusione e il contagio, previene la replicazione del virus. Quanto più un virus replica tanto più può accumulare mutazioni.

Lei ha affermato che il Covid è diventato una malattia pediatrica. Cosa significa?
Non l’ho detto io ma l’ultimo editoriale di Science, una delle riviste scientifiche più titolate al mondo. Lo ha detto il Cdc, il quale precisa che si verificano 100 mila casi ogni settimana di infezioni pediatriche nella fascia da 5 a 11 anni. Lo dicono i dati relativi a decine di migliaia di bambini ricoverati negli Stati Uniti, un terzo dei quali non presenta malattie concomitanti; i dati dell’ospedalizzazione anche qui in Italia con 1 bambino su 100-200 che viene ricoverato e i dati dell’Iss dai quali emerge che la maggiore incidenza è fra i 5 e gli 11 anni. E lo dice il fatto che, mentre con la variante Alfa i più piccoli non si infettavano, perché hanno meno recettori di adolescenti e adulti, ora prendono l’infezione perché la Delta è più contagiosa, ha più affinità verso i recettori, e ne bastano pochi per permettere al virus di infettare. Per fortuna la maggior parte si infetta in forma lieve, ma alcuni possono avere la sindrome multisistemica infiammatoria o il long-Covid, e si inizia a vedere qualche caso di letalità.

Ci sono stati casi di miocardite correlati alla vaccinazione.
Sono rarissimi e più frequenti nei maschi tra 15 e 30 anni, circa 1 su 100 mila. Ma, anche in questa evenienza, in 2 giorni la miocardite scompare e il soggetto torna perfettamente integro. È molto più frequente la sindrome multisistemica infiammatoria dovuta a Sars-CoV-2 che provoca danni a vari organi tra cui il cuore.

La vaccinazione è fondamentale per i bambini?
Sì. Non solo perché blocca la diffusione del virus ma perché protegge i bambini. Un genitore dovrebbe chiedersi: “con i numeri attuali del contagio è meglio per mio figlio correre il rischio del Covid magari con la complicazione molto grave di una sindrome multisistemica infiammatoria o i rarissimi rischi del vaccino?” I genitori scettici, gli esitanti, ancora di più i no-vax dovrebbero vedere almeno una volta il viso, gli occhi di chi è ricoverato in rianimazione e muore lentamente con l’indicibile sofferenza causata da un’inarrestabile fame d’aria. 

Franco Pepe