Identificato il primo caso di vaiolo delle scimmie in Italia: l'Iss istituisce una task force

È stato identificato all’ospedale Spallanzani di Roma il primo caso in Italia di vaiolo delle scimmie. Si tratta di un uomo rientrato dopo un soggiorno alle Isole Canarie che si è presentato al pronto soccorso. L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) «continua a monitorare da vicino la situazione in rapida evoluzione» dopo i casi segnalati, a partire dall’inizio di maggio, in Gran Bretagna, Spagna e Stati Uniti. Al momento, l’Oms «non raccomanda alcuna restrizione per i viaggi e gli scambi commerciali con il Regno Unito».

L’ISS scrive in una nota di aver costituito una task force composta da esperti del settore ed ha contattato le reti sentinella dei centri per le infezioni sessualmente trasmesse al fine di monitorare continuamente la situazione nazionale: «Si tratta di un’infezione causata da un virus della stessa famiglia del vaiolo ma che largamente si differenzia dal vaiolo stesso per la minore diffusività e gravità. È diffuso in particolare tra primati e piccoli roditori, prevalentemente in Africa. L’infezione si trasmette dall’animale all’uomo attraverso la saliva ed altri fluidi dell’animale o il contatto diretto con l’animale». Spiega l’Istituto Superiore di Sanità. «Nell’uomo - prosegue la nota - si presenta con febbre, dolori muscolari, cefalea, linfonodi gonfi, stanchezza e manifestazioni cutanee quali vescicole, pustole, piccole croste. Si può trasmettere da uomo a uomo attraverso droplets, contatto con fluidi corporei o con le lesioni cutanee. È possibile che le persone che non sono state vaccinate contro il vaiolo (vaccinazione abolita in Italia nel 1981) siano a maggior rischio di infezione con il monkeypox per l’assenza di anticorpi che, per la similitudine del virus del vaiolo con il monkeypox, possono essere efficaci a contrastare anche questa virosi».

«L’infezione - prosegue l’Iss - è relativamente infrequente nell’uomo e comunque fuori dall’Africa, ma sono stati riportati casi sporadici ed anche un’epidemia in USA nel 2003, in seguito all’importazione dall’Africa di animali non adeguatamente controllati sotto il profilo sanitario. La malattia si risolve spontaneamente in 1-2 settimane con adeguato riposo e senza terapie specifiche; possono venir somministrati degli antivirali quando necessario». «Attualmente, sono stati segnalati alcuni casi in Portogallo, Spagna, UK e Italia, finora maggiormente in giovani MSM (maschi che fanno sesso con maschi). L’ECDC ha attivato un sistema di allerta a livello europeo al quale partecipa l’ISS». «Le raccomandazioni prevedono di restare a casa a riposo qualora insorga la febbre e di rivolgersi al medico di fiducia in caso di comparsa di vescicole o altre manifestazioni cutanee. Come prevenzione, è importante evitare il contatto con persone con febbre e valutare con attenzione, prima di ogni contatto personale stretto o contatto sessuale, la presenza di eventuali manifestazioni cutanee inusuali (quali vescicole o altre lesioni) sulla cute del partner. Questo comportamento - conclude l’Iss - è utile a prevenire non solo il monkeypox ma anche altre infezioni sessualmente trasmesse».

Il virologo Fabrizio Pregliasco, dell’Università di Milano, invita all'attenzione ma senza scatenare il panico. Contact tracing e vaccinazione dei contatti: questi gli strumenti per trattare il vaiolo delle scimmie,  dice Andrea Crisanti, direttore del Dipartimento di Microbiologia molecolare all’Università di Padova.