Lo studio

Covid e vaccini: un italiano su quattro ritiene la quarta dose non necessaria

Oltre un quarto della popolazione italiana (28%) non crede che la quarta dose del vaccino contro il Covid-19 sia necessaria e il 30% non si esprime su questo tema o non ha già preso una decisione. È quanto emerge dal Monitor continuativo sul comportamento degli italiani in tempo di pandemia, elaborato dall’EngageMinds HUub, il Centro di ricerca in Psicologia dei consumi e della salute dell’Università Cattolica di Cremona, diretto dalla professoressa Guendalina Graffigna. «Al momento la quarta dose è riservata agli over80 ma, come le precedenti, è possibile che nel tempo venga estesa ad altre fasce della popolazione. E siccome non stiamo parlando di no vax, perché molti degli intervistati del nostro campione rappresentativo della popolazione italiana è vaccinato, questi numeri mettono in mostra un’ampia sacca di esitanza vaccinale né nostro Paese indipendente dal fatto di aver in passato aderito alla campagna che rischia di crescere nel tempo se non si sosterrà la motivazione alla vaccinazione con una campagna comunicativa adeguata» spiega Graffigna. «Anche perché - conclude la professoressa - solo il 38% degli italiani ritiene che i vantaggi della dose di richiamo booster siano minori rispetto ai rischi. Si tratta di dati che devono far riflettere le istituzioni e i policy makers qualora si ampliasse la platea di cittadini da sottoporre al secondo booster vaccinale anti Covid-19, soprattutto in termini di comunicazione.

D’altro canto, quasi la metà degli italiani (49%) crede che Covid-19 sia oggi meno pericoloso del passato. Per un confronto, basta osservare che a settembre 2021 la pensava così solo il 37% e a marzo 2021 il 19%. Del resto però, rimane elevata (43%) la percentuale di popolazione che ritiene i vaccini poco efficaci contro le varianti di Sars-Cov-2. E a temere in una inefficacia dei vaccini sulle varianti sono soprattutto le donne (46%); mentre la vedono diversamente gli over60, nei quali l’area di scettici si restringe al 36%. Anche il reddito familiare impatta sulla percezione dell’utilità dei vaccini: perché se il dato medio nazionale è al 43%, tra coloro che denunciano basse entrate economiche questa quota sale al 49%; al contrario, solo il 39% di chi gode di alto reddito pensa ai vaccini come scarsamente efficaci contro le varianti di Covid 19. Colpisce inoltre che la percentuale dei più scettici sull’efficacia dei vaccini ci siano anche coloro che hanno contratto Covid-19: qui la percentuale sale di ben 11 punti percentuali rispetto alla media nazionale (54% contro 43%). Ma anche il differente orientamento politico dei cittadini del campione rappresentativo della popolazione influisce sull’atteggiamento verso la quarta dose. Se infatti la ritiene utile il 78% degli elettori di centro-sinistra, si scende al 52% tra coloro che si dichiarano di centro-destra. efficace».