Lo studio

Coronavirus, ecco perché gli uomini sono più colpiti

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Uomini più vulnerabili a Covid-19. Se l’epidemiologia suggeriva questa tendenza, «adesso abbiamo dati per confermarlo: l’enzima che il virus sfrutta per entrare nelle cellule è più espresso nell’uomo». Così all'Adnkronos Marina Ziche e Amelia Filippelli dell’Unità di crisi della Società italiana di farmacologia (Sif) su SArs-CoV-2 mettono in evidenza le ragioni scientifiche alla base delle differenze del rischio di infezione e della gravità della patologia tra maschi e femmine.

 

Secondo i dati forniti dall'Istituto superiore di sanità, il 58% dei positivi è di sesso maschile e la maggior parte dei contagi si registra tra i 50 e i 79 anni. L'età media dei pazienti Covid-19 deceduti, invece, è 78 anni; le donne rappresentano il 29,6% e in genere hanno un’età più alta rispetto agli uomini (82 anni).

 

«Le donne, forse per ragioni evolutive, sono naturalmente più forti nei confronti delle infezioni. E non dimentichiamo - spiegano le esperte in una nota - che la donna ha due cromosomi X, uno in più rispetto all’uomo, e molti dei geni legati all’immunità si trovano proprio sui cromosomi X, fornendole il doppio di queste risorse. Infine, gli ormoni sessuali: il testosterone, ormone sessuale maschile, è generalmente un immunosoppressore, mentre gli estrogeni, importanti ormoni regolatori sessuali femminili, tendono a essere immunostimolanti».