Salute & Benessere

Atterrato l'aereo di italiani da Wuhan: «Al momento stanno bene»

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Coronavirus, rientrati da Wuhan 56 italiani

È atterrato all'aeroporto militare di Pratica di Mare l'aereo con la sessantina di italiani che hanno lasciato Wuhan a causa del coronavirus. Dopo i controlli medici effettuati sul posto, i nostri connazionali sono stati portati al campus olimpico della Cecchignola dove verranno sottoposti ad un periodo di quarantena per due settimane, il tempo massimo di incubazione del virus.

Sia il personale sanitario, sia i soldati a bordo, sia i passeggeri indossavano mascherine e occhiali protettivi.

 

LA STUDENTESSA VENETA. «So soltanto che sta bene, che stanno facendo le analisi, ma non l'ho ancora sentita». Parla così al telefono Mauro Vidali, il papà di Petra Vidali, la studentessa 24enne veneziana che frequenta un master in commercio internazionale alla Huazhong University di Wuhan, rientrata stamane dalla Cina con il gruppo di connazionali. Petra aveva spiegato di aver accettato di rientrare in patria solo per tranquillizzare la famiglia, giudicando eccessivo il panico creato attorno al coronavirus.

 

IL RIENTRO IN ITALIA. «Per il momento stanno tutti bene - ha detto il capo dell'Unità di crisi della Farnesina, Stefano Verrecchia - devono ancora terminare i controlli sanitari e avranno tutta l'assistenza necessaria ma per il momento non ci sono problemi. In queste settimane in Cina, gli italiani hanno avuto molta pressione - ha aggiunto Verrecchia - ma mi pare che non siano provati. C'è solo la stanchezza del viaggio». 

A bordo dell'aereo c'erano anche sei bambini, mentre la persona rimasta in Cina perchè ha accusato febbre «si trova in ospedale - ha detto Verrecchia - con l'assistenza del personale dell'ambasciata italiana. Ha fatto il test e domani dovremmo avere il risultato. La sua situazione è abbastanza calma».

Il capo dell'Unità di crisi della Farnesina ha poi ribadito che tra gli italiani che erano a Wuhan una ventina hanno scelto di rimanere in città.

 

A WUHAN. È rimasto in Cina anche un 17enne italiano: al momento della partenza aveva la febbre. Il ragazzo si trovava ospite di una famiglia a 400 chilometri da Wuhan, nell'ambito di un progetto che prevede un anno scolastico all'estero. Ha raggiunto Wuhan per poter partire insieme al gruppo di italiani rimpatriati, ma poi non ha potuto salire a bordo a causa della febbre. 

«Il giovane non è stato fatto imbarcare perché - spiegano fonti diplomatiche - i protocolli sanitari internazionali vietino di salire a bordo a chi mostra sintomi che potrebbero essere riconducibili al coronavirus, per la tutela degli altri passeggeri».

L'Unità di crisi della Farnesina è in stretto contatto con la famiglia 

 

I MORTI. I 361 morti, annunciati oggi dalla Commissione sanitaria nazionale (Nhc), hanno superato i decessi della Sindrome respiratoria acuta grave (Sars) che nel 2002-03 ne fece 349, secondo i numeri ufficiali dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Allo stato, i contagi totali del coronavirus sono 17.205, più del triplo dei 5.327 della Sars.

 

LA CINA. La Cina ha accusato alcuni Paesi, specialmente gli Stati Uniti, di diffondere "panico" con le reazioni fuori misura all'epidemia di coronavirus di Wuhan. Gli Usa, includendo anche il bando imposto all'ingresso dei viaggiatori cinesi, «non hanno provveduto ad alcuna assistenza sostanziale» ha commentato la portavoce del ministero degli Esteri, Hua Chunying.

Pechino chiede anche aiuto: «necessita urgentemente» di materiale protettivo e di equipaggiamenti medici con l'epidemia del nuovo coronavirus di Wuhan che continua a tenere un passo sostenuto: i contagiati sono più di 17.000. «Quello di cui la Cina necessita urgentemente allo stato sono le maschere mediche, le tute protettive e gli occhiali protettivi» ha commentato la portavoce del ministero degli Esteri.