Le conquiste

Siamo andati sulla Luna ed è cambiato il modo di guardare alla Terra

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La Notte della Luna
La Notte della Luna
La Notte della Luna
La Notte della Luna

Alle 4.57 del 21 luglio 1969 (in Italia), per la prima volta, un uomo, Neil Armstrong, posava il piede su un corpo celeste diverso dalla Terra. Iconica l'immagine dell'impronta sulla gessosa superficie lunare che non è la prima impronta lasciata da Neil Armstrong, ma è una delle impronte del "secondo" Buzz Aldrin, che non solo rimane incastonata nella storia dell'umanità, ma certifica la più grande conquista scientifica dell'uomo. Da Anassagora, il primo a dedurre le origini delle fasi lunari, a Dante che rivolgendosi a Beatrice sollevò l'allora ingente questione dei mari lunari: "Ma ditemi: che son li segni bui di questo corpo, che là giuso in terra fan di Cain favoleggiare altrui?". Fino al primo incontro ravvicinato compiuto da Galileo Galilei, che con il suo metodo scientifico scoprì che la Luna non è un'entità ultraterrena e perfetta, come prevedeva il modello aristotelico-tolemaico, bensì è fatta delle stesse sostanze della Terra, e come quest'ultima presenta irregolarità superficiali come vallate e monti. Proprio la scienza galileiana, che rivalutò la tecnica funzionale al progresso della conoscenza, costituì i prodromi dell'impresa che 360 anni dopo portò Armstrong sulla Luna. Un evento che per Giovanni Bignami è avvenuto grazie ad una "combinazione irripetibile di fattori", soprattutto politici (la guerra fredda tra Usa e Urss) e umani (l'accoppiata J.F.K-von Braun). Roberto Ragazzoni, direttore dell'Inaf di Padova, sottolinea come lo sbarco sulla Luna «abbia cambiato il paradigma: non è più vero che dobbiamo osservare da Terra, possiamo andarci. Non solo con una sonda, ma anche con l'uomo».

 

Prof. Ragazzoni cos'è che non avremmo mai potuto sapere senza andare sulla Luna?

La grande quantità di rocce lunari che è stata prelevata ci ha permesso di determinare come la composizione di isotopi radioattivi sulla Luna sia molto simile a quella della Terra: il materiale che ha formato la Terra era in orbita, come gli anelli di Saturno, e aggregandosi in un unico corpo avrebbe formato la Luna. Su questo passaggio ci sono varie teorie, ma siamo fatti della stessa sostanza.

 

Le missioni Apollo ci hanno permesso di studiare anche gravità e composizione del vento solare.

Le strumentazioni non particolarmente complesse portate dall'Apollo sulla Luna sono state estremamente efficaci. Come i riflettori catarifrangenti, che utilizzo sempre per confutare teorie complottiste: emettendo degli impulsi laser da Terra verso la Luna è possibile determinare in ogni momento la distanza Terra-Luna con una precisione migliore del centimetro. Questo ha permesso di conoscere praticamente tutto sul moto Terra-Luna: l'orbita della Luna si allontana dalla Terra circa 3 cm. l'anno, c'era attesa nel capire se la gravità si stesse indebolendo e grazie a queste misurazioni possiamo affermare che non è così. Un altro esperimento semplicissimo, compiuto con un foglio di alluminio esposto durante le passeggiate lunari, ha permesso di appurare come anche la Luna abbia una tenue atmosfera costituita da particelle di polvere sollevate dal suolo e da elementi chimici del vento solare.

 

Il comandante dell'Apollo 17 ebbe a dire: «Siamo andati a esplorare la Luna, ma abbiamo scoperto la Terra».

Sicuramente le missioni Apollo hanno cambiato la prospettiva con cui vediamo il nostro pianeta. L'uomo sulla Luna ha potuto toccare con mano le rocce, tanto è vero che gli astronauti delle ultime missioni furono geologi, e rendersi conto della somiglianza di materiale con la Terra.

 

Il progetto Apollo sembrò segnare l'inizio di una nuova era. Invece tutto finì nel 1972 con il 12°uomo sulla Luna. Come mai? 

Sostanzialmente perché scemò la spinta politica. Kennedy disse: "Andiamo sulla Luna perché è complicato". Dopo aver dimostrato di saperci andare, venne meno l'esigenza di rifarlo. Anche per gli ingenti costi, ad ogni missione si doveva rifare tutto da zero. Una delle ultime missioni Apollo fu utilizzata per lo Skylab -la prima stazione spaziale statunitense- e poi ci fu l'Apollo-Sojuz, la prima collaborazione tra Usa e Urss, che doveva segnare l'inizio del disgelo. Da lì finì l'epoca dei razzi a perdere e cominciò quella dello Space Shuttle, mentre i sovietici ebbero Buran, ma il programma fu cancellato con il crollo dell'Unione Sovietica.

 

E Marte? von Braun ad Oriana Fallaci disse "andremo nel 1982". Nixon promise nel 2000. A che punto è l'esplorazione umana dello spazio?

Ricordo di una riunione a Mosca, in cui c'era anche Bignami, che sosteneva che l'uomo che andrà su Marte è già tra noi. Una delle molle più interessanti sarà sicuramente quella competitiva, ci deve essere quel momento di tensione che c'era nella Guerra Fredda in cui esisteva un'attitudine al rischio che oggi manca.

Dario Pregnolato