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Il Sentiero del silenzio, porta della memoria

Pace ritrovata
Pace ritrovata
Pace ritrovata
Pace ritrovata

Gallio. Due chilometri e mezzo di percorso nella piana di Campomulo dove fermarsi, riflettere, entrare nuovamente in contatto con il proprio spirito, respirando la pace che solo la natura incontaminata può dare. E’ quanto ha realizzato il Comune di Gallio con il “Sentiero del Silenzio, Porta della memoria”, là dove salendo verso i campi di battaglia della Grande Guerra per la prima volta si intravedono cime diventate talmente famose che oramai fanno parte della leggenda: Ortigara, Caldiera, Lozze.

Due chilometri e mezzo lungo i quali sono state realizzate dieci postazioni con sculture contemporanee che intendono far riflettere sulla guerra e quanto essa comporta. Opere maestose, fatte di pietre e di acciaio, dai titoli significativi: Speranza, dove braccia umane si elevano al cielo; Pace Ritrovata, una gabbia con all'interno una colomba in pietra pronta a spiccare il volo; Labirinto Nero, un labirinto di pietre con al centro un blocco con sopra scritto Pace in 57 lingue; Lettere, lastre d'acciaio con incise lettere dal fronte; Testimoni, grandi lastre d'acciaio raffiguranti soldati mutilati. Il tutto per far riflettere su chi siamo e dove stiamo andando, il tutto per fermare almeno per un attimo la frenesia quotidiana presente oramai anche durante un’escursione in montagna.

Dieci postazioni, quasi come una moderna via crucis, realizzata in un’area che si è preservata integra, con estesi boschi di conifere, pascoli solcati da sentieri e radure, dove ci sono massi levigati dall’acqua e dal vento. L’amenità del luogo oggi non fa trasparire la tragedia della Grande Guerra che novant’anni fa seminò morte e distruzione qui come in tutto l’Altopiano. Solo l’occhio di un attento osservatore può ancora scorgere tra gli abeti i segni della Guerra: postazioni, caverne, ricoveri, trincee, ex cimiteri.

Ed è proprio questa memoria che il sentiero vuole riportare alla mente di chi si sofferma. L’amministrazione comunale di Gallio ha voluto dedicare l’opera a “tutti coloro che sono morti sui nostri monti a causa della Grande Guerra, sono caduti e hanno perso anche la propria identità, sono partiti e non hanno più fatto ritorno, sono tornati e sulle macerie hanno saputo ricostruire il futuro del nostro Paese, con umiltà hanno saputo, sanno e sapranno fare grande la propria vita, sono periti svolgendo il quotidiano lavoro, a tutti i nostri giovani fiori recisi e per tutti coloro che hanno donato, donano e doneranno gratuitamente e nell’anonimato il proprio tempo”.

L'opera è poi stata data in custodia agli alpini di Gallio e Stoccareddo “generose sentinelle di pace e di solidarietà in ogni tempo”. L’opera ha ricevuto una Targa d’argento dalla Presidenza della Repubblica dove si è sottolineata l’importanza di mantenere viva la memoria storica di ciò che è avvenuto durante la Grande Guerra, l’importanza di far riflettere sul passato per meglio ideare il futuro.

Gerardo Rigoni

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