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Rana: «Athesis motore per il territorio»

Rana, introduzione

«Mai come in questo momento storico abbiamo bisogno di guardare oltre, abbiamo bisogno di speranza e di futuro». Sono le parole di Gian Luca Rana, amministratore delegato del Pastificio Rana, presidente del Gruppo editoriale Athesis e promotore-animatore del Festival del Futuro (con Harvard Business Review Italia e Eccellenze d’Impresa), che da oggi a sabato torna con la seconda edizione interamente in diretta streaming sui canali del gruppo Athesis, sul sito festivaldelfuturo.eu e su Ansa.it. Una tre giorni che vede oltre 60 relatori di fama internazionale intervenire e confrontarsi sui temi urgenti per la vita delle persone, famiglie e aziende e soprattutto per i giovani. Temi che obbligano a scelte ormai improrogabili, dalla salute alle nuove tecnologie, al ruolo delle donne e alla nuova organizzazione del lavoro e della vita economica e sociale rimodulata sui mezzi digitali. Con Gian Luca Rana, in Casa Innovazione, sede del centro ricerche e sviluppo del Pastificio Rana a San Giovanni Lupatoto, abbiamo parlato di Festival del Futuro, del ruolo del gruppo editoriale Athesis, ma soprattutto di speranza e prospettive.

Presidente, questa seconda edizione avviene in un contesto socio-economico messo a dura prova dall’emergenza sanitaria del covid-19...

Sì, la situazione è indubbiamente di difficoltà e di discontinuità, a livello economico e sociale. Ma dobbiamo avere la lucidità e il coraggio di guardare al di là, e proprio il Festival di quest’anno ci offre questa grande opportunità, soprattutto per i giovani che qui hanno la possibilità di capire e mostrare i propri talenti, questa tre giorni diventa un momento per cercare di capire dove stiamo andando tracciare un percorso per il domani, come persone, aziende e come società. C’è bisogno di raccoglie spunti positivi e innovativi e rilanciarli, metterli in correlazione, partendo da qui dal nostro territorio.

Momento di discontinuità e crisi, ma anche di crescita?

Il Covid-19 ha accelerato i processi di trasformazione dentro e fuori le aziende, non solo in Italia ma a livello globale. Siamo in un momento di grande cambiamento sociale, economico e culturale, anche il Festival ne è un esempio. L’anno scorso hanno potuto seguirlo in presenza 2.000 persone, quest’anno la platea sarà molto più ampia proprio grazie al processo di digitalizzazione che permetterà di abbattere i confini geografici, raggiungere e coinvolgere un numero maggiore di persone, soprattutto i giovani.

Il Festival piattaforma per far incontrare domanda e offerta di innovazione?

Sì, io credo nella società veronese e nel’Italia, abbiamo una ricchezza che gli altri all’estero ci invidiano, ecco allora la scelta di promuovere questo Festival nata proprio dal desiderio e dalla convinzione che possiamo fare molto e di più, che qui le ricchezze e i talenti ci sono, e quindi dobbiamo creare le condizioni per metterli a frutto.

E quest’anno ancora di più allora?

Sì, questa seconda edizione lo sarà ancora di più, non solo per gli argomenti, il numero e la qualità dei relatori ma anche per la formula stessa sempre più partecipativa. Stiamo diventando un movimento che alimenta i talenti presenti sul territorio ma anche a livello nazionale e oltre grazie proprio alle nuove tecnologie digitali.

Questo il ruolo anche di un gruppo editoriale come Athesis?

Certamente, il nostro gruppo - che dal 1866 racconta cosa succede nelle comunità locali e che, in questi mesi di emergenza sanitaria, ha rafforzato proprio questo ruolo di punto di riferimento informativo - può e penso debba anche stimolare il processo di evoluzione della società in cui è inserito e di cui è espressione. Sono orgoglioso come le testate del nostro Gruppo abbiano la capacità, e in un certo senso una loro unicità, nel raccontare i fatti e le notizie della comunità ma penso anche abbia grande possibilità e il compito di produrre indirizzi, stimoli alla crescita della comunità con eventi come questo, in cui ci siano aggregazione e confronto utili a mettere in moto processi di sviluppo del territorio. E di questo ho avuto conferma dalle adesioni e dal supporto che abbiamo raccolto anche quest’anno nell’organizzare il Festival.

Che Festival sarà questo?

Sono certo che sarà un’edizione che offrirà molti spunti a tutti, e ai giovani in particolare, per guardare oltre la realtà che stiamo vivendo e fare scelte importanti sul nostro futuro: dai lavori del Festival emergerà che in questa situazione scompariranno molti lavori esistenti ma ci verrà detto che ne sorgeranno di nuovi, addirittura più del doppio di quelli sorpassati. Ecco il messaggio di speranza e di futuro. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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Paolo Dal Ben