Al Festival del Futuro focus su rischi e opportunità

Giacobazzi: «Educare al digitale». E arriva la fabbrica con solo robot

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Roberto Giacobazzi
Roberto Giacobazzi
Roberto Giacobazzi
Roberto Giacobazzi

«Nei secoli abbiamo imparato come vivere nell’ambiente biologico: sappiamo come si trasmettono le malattie, conosciamo la differenza tra virus e batteri e abbiamo imparato a non farci infettare. La digitalizzazione è un ambiente completamente nuovo che la popolazione conosce poco: per questo è maggiore il rischio di farsi influenzare negativamente. C’è ancora scarsa igiene digitale». Roberto Giacobazzi, docente di Informatica all’Università di Verona, spiega con questo parallelismo il lato oscuro del digitale. Di quell’universo fatto di Internet, social media, tecnologie e dispositivi che porta con sé rischi e pericoli: dall’uso spregiudicato di dati personali al loro furto, dal cybercrime agli algoritmi che decidono per noi, ai malintenzionati che si nascondono nei social.

 

«Eppure», conferma Giacobazzi, «la digitalizzazione è un’opportunità, la più grande per l’uomo nell’ultimo secolo, in grado di modificare l’assetto sociale e culturale. Tuttavia c’è un grave ritardo nella conoscenza di questo nuovo ambiente». E muoversi in spazi ignoti espone al rischio di «ammalarsi».

 

La lentezza con cui si muove l’Italia rispetto a questi temi, che avanzano e si diffondono a grande velocità, è rappresentata da un dato, indicativo anche della mancata consapevolezza di quanto il digitale stravolgerà il tessuto economico e sociale, nei prossimi anni. Solo un giovane ogni cento affronta corsi di laurea in materie scientifiche (Stem). In Cina, sono più del 40%. È tempo di parlarne, di creare cultura su questo tema, che sarà uno degli argomenti del Festival del Futuro, la due giorni a Veronafiere il 16 e 17 novembre organizzata da Harvard Business Review, Athesis ed Eccellenze d’impresa con l’obiettivo di approfondire i principali macrotrend destinati ad influenzare il nostro futuro.

 

«L’educazione al digitale», prosegue Giacobazzi, «dovrebbe iniziare a scuola e in famiglia: già in questo ambiente andrebbero imparate le regole per tutelarsi dagli aspetti negativi del web, conoscendone le grandi potenzialità ma anche i rischi». Vanno quindi formati i formatori, i docenti e i genitori, «quella fascia di cinquantenni e oltre, sulla quale bisognerebbe insistere per formare una cultura del digitale». Queste dinamiche sono oggetto di studi e ricerche in più dipartimenti dell’ateneo scaligero, per le ricadute in ambito sociologico, giuridico e chiaramente informatico. «Noi», spiega Giacobazzi, «stiamo seguendo in particolare due progetti. Il primo, in collaborazione con Fondazione Cariverona, il governo italiano e la Commissione Europea, tocca i temi della security e della privacy dell’informazione, e di come possano avvenire gli attacchi ai sistemi da parte di malware. Un secondo progetto riguarda l’industria 4.0: stiamo costruendo un prototipo di piccola fabbrica senza operai, completamente automatizzata con informatici che coordinano tutto il processo, dal magazzino al packaging». Un’occasione per conoscere le opportunità dell’automazione e per riflettere anche sull’impatto che il digitale, e in particolare l’intelligenza artificiale, potrà avere sul mondo del lavoro.

Francesca Lorandi