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La polemica

Il Gambero Rosso stronca Romito e gli chef vicentini lo difendono: «Così non si fa»

Durissima critica del mensile, che dedica la copertina alla nuova apertura dello chef tristellato a Roma sotto il marchio Bulgari
La copertina del Gambero Rosso con la stroncatura a Niko Romito
La copertina del Gambero Rosso con la stroncatura a Niko Romito
La copertina del Gambero Rosso con la stroncatura a Niko Romito
La copertina del Gambero Rosso con la stroncatura a Niko Romito

"Provaci ancora, Gambero Rosso". Di citazione in citazione il tormentone di fine luglio potrebbe arricchirsi di questo sequel, che trae spunto dal film di Woody Allen, per passare al titolo di copertina della rivista di agosto del Gambero Rosso, che ha scatenato un sacco di polemiche: "Provaci ancora, Niko", a corredo di un articolo impietoso, canzonatorio persino, che sancisce una stroncatura senza eguali dello chef tristellato, Niko Romito, e del suo nuovo locale a Roma, a marchio Bulgari.

Che succede nel paludato mondo della critica gastronomica italiana, da tempo più incline alla beatificazione che alla bocciatura? Il Gambero Rosso ha deciso di cambiare rotta e di scrivere pane al pane e vino al vino? Questo lo scopriremo da oggi in avanti se è iniziato un nuovo corso, meno indulgente. Quello che lascia perplessi però è l'enfasi data alla stroncatura (legittima), la copertina forse poteva essere evitata, qualche passaggio dell'articolo in cui si irride lo chef, palesa una caduta di stile e ha scatenato centinaia di commenti negativi sui social.

Tra i più autorevoli e duri nel criticare l'articolo c'è un collega illustre. Raffaele Alajmo, fratello di Massimiliano, chef tristellato de Le Calandre e Ceo e maître des lieux del Gruppo Alajmo: «Siamo arrivati a fare una copertina negativa ad uno chef che sta portando la cucina italiana nel mondo per una cena andata male, forse perché non vi hanno riconosciuto e vi hanno fatto pagare il conto?», è la mazzata senza appello.

Ma cosa ne pensano i colleghi chef vicentini? «C'è modo e modo di fare critica - commenta Nicola Portinari de La Peca di Lonigo - forse si poteva scrivere un articolo più soft, costruttivo». «Io sto con Niko, non con il Gambero - gli fa eco Alessandro Dal Degan de La Tana di Asiago - un articolo del genere è fatto per vendere, ma sulla pelle dello chef». «Non so nulla, sto creando il nuovo menu, sono segregato - sorride Giuliano Baldessari dell'Aqua Crua - posso dire che stimo Romito e quando ho un giovane da far crescere lo mando sempre da lui, anche ora». «La critica si accetta sempre anche quella che fa male, ma aiuta a crescere - riflette Matteo Grandi dell'omonimo ristorante stellato - io sono stato abituato così, forse gli potevano risparmiare la copertina». «Le critiche si possono fare l'importante è che siano costruttive - riflette Gian Pietro Damini, titolare e responsabile di sala di Damini Macelleria & Affini - quello che sta facendo Romito per la cucina italiana non si discute ed è importante, è un professionista di primo livello e un signore non si meritava una cosa del genere».

La riflessione finale è che se anche un big come Bulgari, con la garanzia di Romito, fatica a selezionare una brigata di livello, significa che il problema del personale nella ristorazione è grave.

Alberto Tonello