CNA.

Imprese in corsia di sorpasso con digitale e parità di genere

. Al lavoro con la nuova Ipa. Sul tavolo tante questioni ma il primo nodo è sempre la viabilità

 Digitalizzazione spinta, una maggiore occupazione declinata soprattutto al femminile e una viabilità realmente integrata alle nuove direttrici di collegamento che rivoluzioneranno l’area da qui ai prossimi anni. È su queste tre rotte che si gioca tutto il destino dell’Ovest Vicentino come “terra di mezzo” sull’asse produttivo che unisce Vicenza e Verona. E CNA Veneto Ovest, prima associazione a promuovere il modello di sviluppo orizzontale tra le due province, sa bene che chi sta in mezzo gioca per definizione un ruolo centrale nella corsa al futuro. «Proprio queste sono a nostro avviso le tre principali tematiche – spiega Veronica Cecconato, presidente dell’ASA Ovest Vicentino di CNA Veneto Ovest – su cui si dovrà concentrare il lavoro a forze congiunte della neonata Intesa Programmatica di Area, che vede proprio CNA tra i suoi attori con una personale ricetta per portare a casa risultati, oltre che buoni progetti». Da queste parti, tanto per cominciare, ci sono parecchie incognite che si fanno strada, anche in senso letterale. «Prima tra tutte la Pedemontana, la cui ultimazione è slittata ancora, che andrà a rivedere completamente la stessa viabilità interna dei nostri Comuni. E questo richiederà una grande pianificazione capace di tenere in considerazione le necessità di collegamento veloce delle nostre imprese. Da Montecchio poi Pedemontana significa anche spostamento del casello sull’A4 e intersezione con i futuri cantieri della Tav, cioè tutte operazioni che peseranno sicuramente nell’efficienza di sistemi di collegamento già oggi a rischio sovraccarico un po’ su tutti i territori circostanti». E non occorre guardare troppo in là per intuire che i disagi sono davvero dietro l’angolo. «In ordine di tempo – prosegue Cecconato – incombe la chiusura del cavalcavia di via Battaglia, che dal 26 aprile e fino al 2023 rischia di tagliare in due quest’area con ricadute pesantissime per le famiglie e le attività in transito lungo la fascia ovest di tutta la nostra provincia». Così, entra a tutti gli effetti in corsia di sorpasso la necessità di spingere forte sull’acceleratore digitale. «Se le imprese non potranno “correre” sull’asfalto, dovranno poterlo fare sulla rete. Sia nelle comunicazioni e nei collegamenti tra loro sia in quelli con le pubbliche amministrazioni. Ecco perché dobbiamo lavorare a un grande progetto per un 4.0 estensivo e pervasivo, che diventi la lingua d’uso comune con cui tutti impariamo a comunicare, dalle questioni quotidiane alle necessità di natura burocratica». Da parte loro, i Comuni hanno già iniziato a gettare le basi per una mobilità un po’ più sostenibile, sfruttando il giusto mix tra tecnologia e... fattore umano. «Come CNA–continua Cecconato–crediamo molto nelle potenzialità del progetto Bike To Work, nato con il nostro sostegno per incentivare tramite app gli spostamenti in bicicletta delle persone che si muovono da e per le imprese della Valle del Chiampo. Già oggi abbiamo raggiunto risultati importanti riducendo le auto in transito ogni giorno sulle nostre arterie urbane, e credo che un modello come questo abbia tutte le caratteristiche per essere replicato ed esteso grazie ai nuovi collegamenti sicuri addirittura fino a Vicenza». Infine un ultimo accenno alla sfida più delicata, quella per l’occupazione. «La mancanza di manodopera qualificata in moltissimi settori non è più soltanto un’emergenza, ma un vero e proprio problema strutturale. Lì i fronti sono tanti: combattere l’emigrazione dei nostri giovani rendendo quest’area più accogliente e attrattiva; invertire l’indice di vecchiaia, con politiche per le nascite e la tutela del rapporto lavoro - famiglia; rafforzare il dialogo tra mondo formativo e imprese. Ma da donna penso soprattutto che, con l’occupazione femminile al 49% e mai così bassa dal 2013, sia proprio da qui che si debba partire. Con efficaci politiche di inclusione e tutela di una parità reale nei luoghi di lavoro, e prima ancora con percorsi che possano eliminare il gender gap prima di tutto pregiudiziale anche in quei settori a torto considerati da sempre solo appannaggio dell’universo maschile».