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La sperimentazione

Predazioni, arriva la nuova tecnologia che fa "travestire" la pecora da lupo

Erbivori muniti di congegni tecnologici che sprigionano ferormoni facendo credere ai carnivori di essere loro simili
Ovini al «profumo» di lupo. Una pecora con il collare tecnologico in fase di sperimentazione
Ovini al «profumo» di lupo. Una pecora con il collare tecnologico in fase di sperimentazione
Ovini al «profumo» di lupo. Una pecora con il collare tecnologico in fase di sperimentazione
Ovini al «profumo» di lupo. Una pecora con il collare tecnologico in fase di sperimentazione

Pecore e vitelli «travestiti» da lupi con speciali collari ultra tecnologici per allontanare i predatori e scongiurare gli attacchi al bestiame.

L'ingegnoso e innovativo sistema anti-lupo è stato ideato e progettato in Svizzera dai biologi di due aziende locali dei cantoni di Vaud e Ticino. Gli studiosi hanno mescolato i feromoni dei lupi con cera vegetale. La miscela, una volta indurita, è stata inserita in una scatola appesa al collare degli animali al pascolo: diffonde un particolare odore, avvertito dai carnivori presenti nelle vicinanze che dovrebbero allontanarsi.

L’inganno

«Sentendo il feromone il lupo viene ingannato: crederà di trovarsi nel territorio di un suo simile, un luogo in cui non può entrare», ha spiegato alla radiotelevisione di lingua francese RTS il ricercatore Davide Staedler, direttore dell'azienda TIBIO. Pertanto gli esemplari, quasi disorientati dalla sostanza chimica naturale sprigionata dai collari, sono convinti di doversi allontanare per non scontrarsi con un loro simile. 

I collari al feromone sono efficaci per tre mesi. La sperimentazione è stata avviata come test coinvolgendo 26 aziende agricole svizzere. Ben 1.532 gli animali testati, tra i quali 702 provvisti di collari, tra pecore, vitelli e altri tipi di bestiame. Le predazioni non sono comunque mancate: 58 i capi uccisi, 14 quelli con collarino. La maggior parte degli attacchi, però, è avvenuto in greggi protetti con il collare solo per il trenta per cento. C'è stato anche un caso di predazione su un gruppo di 11 vitelli, ma dove il lupo aveva attaccato pochi giorni prima dell'avvio della sperimentazione. Gli inventori del sistema sono comunque fiduciosi che l'idea possa essere migliorata e perfezionata.

La sperimentazione

«Abbiamo ricevuto dei fondi per fare test in laboratorio, per allungare la durata del collare e capire fino a quale distanza i lupi siano in grado di sentire queste molecole», ha spiegato Federico Tettamanti, titolare di Studio Alpino. L'obiettivo è allargare la platea di aziende disposte a partecipare al progetto sperimentale. Un piano che, è stato comunque sottolineato, non può risolvere da solo e in fretta il problema: secondo gli esperti bisogna continuare ad affiancare gli altri strumenti di difesa in atto da tempo, a partire dall'uso dei cani da guardiania e delle recinzioni elettriche. 

Queste soluzioni sperimentali, almeno sulla carta per ora, potrebbero essere adottate anche sul Baldo e in Lessinia, dove, come risaputo, i lupi stanno aumentando, facendo continui attacchi ai capi di bestiame. Con il risultato che gli allevatori non sanno più come proteggersi dai predatori che, sempre più numerosi, girano su colline e montagne, ma anche in pianura. 

Gli esperti

«Non conosco a fondo la sperimentazione, quindi non posso dare giudizi definitivi», premette Luigi Molinari, uno dei maggiori esperti del lupo in Italia, zoologo del Parco nazionale dell'Appennino tosco-emiliano, all'interno del quale lavora anche come consulente del Wolf Apennine Center, «tuttavia con questo metodo credo che potrebbe nascere un effetto “assuefazione”. I lupi, animali estremamente intelligenti e in grado di testare tutte le soluzioni possibili alle nostre invenzioni per prevenire danni, potrebbero abituarsi a quell'espediente e capire che non comporta nulla di particolarmente negativo», osserva Molinari. «Tuttavia può essere un modo per ridurre un po’ i danni, ma difficilmente si rivelerà un sistema di prevenzione sicuro al cento per cento, come invece lo potrebbero esserlo i recinti realizzati in maniera efficace». 

«In questi casi sperimentare per cercare soluzioni è una via da intraprendere», aggiunge Giovanni Maria Pisani, medico veterinario specializzato in fauna selvatica. «C'è chi sta testando pure la riproduzione dell'ululato del lupo per confondere i predatori e avvisarli che quel determinato territorio è occupato. Bisognerà vedere se questi metodi funzioneranno davvero e si potranno adottare su larga scala. Ora è troppo presto per saperlo».

Emanuele Zanini

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