L'intervista

Zaia: «I nostri valori restano. Ma ora basta ideologie, serve una svolta moderna»

Autonomia, famiglie, giovani. Immigrazione e sanità. I temi di sempre ma con una veste nuova. Un pensiero senza colore che abbraccia il futuro e lascia da parte le ideologie. Da De Gasperi fino a Napolitano, dallo spauracchio dei comunisti fino all’ipotesi di un governo a guida Giorgia Meloni. 
Partendo dal Veneto ma allargando lo sguardo all’Italia intera in un momento storico che per forza di cose dovrà essere uno spartiacque rispetto al passato.

A dirlo con forza è il presidente regionale Luca Zaia in vista delle prossime elezioni politiche, in cui la Lega e tutto il centrodestra sembrano avere la strada spianata. In Veneto e in tutto il Paese con molte possibilità di andare al governo assieme agli alleati nella coalizione del centrodestra Fratelli d’Italia e Forza Italia. 

«Penso che siamo davanti ad un vero nuovo Big Bang che per forza di cose deve dar vita ad una nuova epoca», l’esordio del governatore veneto, «abbiamo i numeri per vincere ma non basta. Ora serve una visione moderna per difendere i valori irrinunciabili del nostro movimento e di tutto il centrodestra, ma senza un pensiero mummificato e che si perde nel passato».
 

Di quale valori parla?
Intanto il centrodestra di oggi non è quello di 30 anni fa e non è quello che avremo fra 30 anni. Siamo stati paladini di temi come il libero mercato, dei valori democratici e della legalità anche oltre le norme attuali, di una visione liberale e del sostegno all’iniziativa privata. Per quanto riguarda la legalità per cui abbiamo grande attenzione, per noi non esiste che si possa liquidare tutto con frasi come “ha avuto un’infanzia difficile”, penso che dovremmo essere ancora più rigorosi per garantire ai cittadini un atteggiamento non repressivo ma di tutela. Ma ci sono anche temi su cui non può e non deve passare il messaggio per cui noi siamo quelli con l’anello al naso.
 

A cosa si riferisce?
Non può passare l’idea che in un libro se sei di sinistra l’hai scritto tu e se sei di destra te l’ha scritto qualcun altro. E che quindi la cultura sia appannaggio di sinistra, o peggio ancora che temi come quelli del sociale e dell’immigrazione, e ancora del disagio o delle famiglie siano solo argomenti della sinistra. Ma non possiamo neanche vivere con un complesso di inferiorità questi temi: nell’ambito culturale perchè noi non possiamo dire la nostra e deve passare l’idea che è roba di altri? Sull’immigrazione, che è un nostro cavallo di battaglia da sempre, il tema è dare risposte non di maniera. 
 

Però sui temi della famiglia, del sociale, sulla sessualità, ci sono opinioni discordanti non solo nel centrodestra e anche all’interno della Lega stessa...
Un discorso è il riflesso condizionato, altra roba è il ragionamento di buonsenso che ti porta a calarti nella realtà e ti fa capire che le posizioni non devono essere estreme. Ma sono percorsi che sono già maturati, di modernità e di rispetto. Chi siamo noi per giudicare? Noi non siamo chiamati a farlo ma solo a dare ai cittadini uguali dignità e opportunità, non possiamo giudicare nessuno, ci mancherebbe ad esempio se possiamo farlo sui gusti sessuali di qualcuno. E sono convinto che oggi il centrodestra sia comunque maturo per questi ragionamenti, anche perchè abbiamo titolo come tutti gli altri per parlare di questi temi. 
 

Secondo lei c’è una narrazione sbagliata su Lega e alleati?
Penso che ci siano dei retaggi culturali e delle leggende metropolitane, è come dire che a sinistra sono tutti comunisti, vuol dire non aver capito nulla. I cittadini hanno dimostrato di essere molto più elastici nei ragionamenti rispetto alla politica: io ne sono un esempio, ho preso quasi il 78 per cento alle ultime elezioni, è un campo molto più largo degli elettori del centrodestra a livello regionale.
 

Un po’ come è accaduto a Verona con Tommasi? Una città storicamente di destra che però vota un sindaco sostenuto dal centrosinistra?
Direi si sì, come anche i temi del fascismo o del comunismo, sono fuori dal tempo. Non dobbiamo pensare di avere un peccato originale, pensando magari di non poter parlare di cultura. Come Lega storicamente parliamo dei problemi della gente, siamo più popolari e magari siamo visti come quelli che si sono occupati più della vita delle persone che dell’anima, ma io conosco montagne di persone di centrodestra che possono assolutamente dire la loro in tema di cultura, eccome. E l’ambiente o il sociale? Chi ha detto che il centrodestra non si occupa di sociale? Il modello di integrazione del Veneto è il miglior modello nazionale, non mi risulta che sia una Regione con poco centrodestra, io sono stato il primo presidente di provincia ad aprire uno sportello con la Caritas per fare le pratiche, 25 anni fa a Treviso. 
 

Lei parla spesso di autonomia, se vincerete le elezioni chiederà di metterla tra i primi punti del nuovo corso? 
L’autonomia non è più un regalo per il Nord ma è una scelta di modernità per il Paese, lo dico alle imprese di tutta Italia: se vi dà fastidio chiamarla autonomia chiamatela federalismo, ma dire che il federalismo rompe un Paese e ne crea di altri non è fare il suo bene. Quanto vogliamo portare avanti questa ossatura centralista medievale? Finchè il Paese non porterà i libri in tribunale? È comportarsi da irresponsabili. Einaudi nel presentare la Costituzione nel 1948 disse “a ognuno dovremo dare l’autonomia che gli spetta“, avere un Paese centralista è un incidente di percorso della storia. Se si legge la Costituzione è autenticamente federalista, nasce in contemporanea di fatto con quella tedesca, ma si sono viste le due pieghe prese: finiamola con questa storia di dire che il Nord se ne va, le Regioni che hanno difficoltà in qualche settore lo devono alla mala gestione e non certo all’autonomia. Se nel 2022 siamo arrivati in un contesto in cui manca l’acqua potabile o ci sono i rifiuti per strada, dove la sicurezza è un’utopia e i servizi altrettanto, non è certo colpa dell’autonomia ma la colpa è che quella cattiva gestione ha distrutto quella comunità. 
 

Ma i vostri alleati come la pensando su questo punto?
Penso che non ci siano più alibi per nessuno, sia Fratelli d’Italia che Forza Italia hanno sostenuto l’autonomia, tema che forse nasceva un po’ in sordina con il referendum ma che oggi è diventato centrale nella discussione nazionale, il capo dello Stato parla della nostra autonomia senza tabù.
 

È una condizione essenziale per restare nella coalizione?
Il senso nostro di stare al governo passa dall’approvazione di questo progetto, non è certo un ricatto ma è semplicemente un fatto di rispetto e di coerenza verso i cittadini. Per la Lega ma anche per Fratelli d’Italia e Forza Italia, e pure la parte di Pd e Cinque Stelle che hanno sostenuto questa scelta, i cittadini ne hanno le tasche piene di quelli che cambiano versione. Penso che questo governo dovrebbe esordire con il tema dell’autonomia, dimostrando che vuole buttare il cuore oltre l’ostacolo, e che questo Paese cambia pelle e diventa come la Germania piuttosto che come la Svizzera, gli Stati Uniti, la Gran Bretagna o l’Australia. Napolitano, tanto per citare la sinistra, diceva che l’autonomia è una vera assunzione di responsabilità. Sull’autonomia abbiamo un esempio forte come quello della sanità che gestiamo completamente noi, non mi sembra di portare via qualcosa a qualcuno, se ci sono della disparità nella gestione è perchè dipendono dalle scelte fatte nei territori e non certo per una diversa elargizione, ognuno ha il suo budget e lo gestisce, non è che a noi hanno dato più soldi. 
 

A livello regionale magari è più semplice unire le pratiche quotidiane e un modo diverso di leggere la realtà. Ma livello nazionale come ci si può riuscire?
Non avendo paura di cambiare, lasciando il porto sicuro per affrontare non l’ignoto ma il nuovo, non è un problema di destra o sinistra e sono finiti quei tempi in cui si è formato il bipolarismo, oggi c’è tutta una fascia di popolazione che non più alimentata dal fermiamo la sinistra o fermiamo la destra ma che è attenta alla progettualità. Serve un colpo di reni, non basta vincere, bisogna gettare il cuore oltre l’ostacolo per andare a fare scelte anche non facili, molto spesso il bene del popolo non coincide con le volontà che si esprimono al momento, la storia è piena di questi esempi.
 

Ma è sicuro che anche la base tradizionale degli elettori leghisti sia d’accordo su certi temi?
Noi come centrodestra e come Lega abbiamo sicuramente i numeri per vincere queste elezioni, ma dobbiamo guardare con una visione di modernità quello che sta accadendo, in Italia e nel mondo, non possiamo fossilizzarci e pensare che sia solo una questione di colore politico, di casacca o di bandiera. De Gasperi diceva che bisogna governare pensando alle prossime generazioni e non alle prossime elezioni: il corpo elettorale è formato quasi esclusivamente da adulti e anziani, se fai politiche per i giovani spesso vai a cozzare con gli interessi del tuo corpo elettorale ma penso che dovremo avere un’attenzione particolare ai giovani.
 

L’Italia non è certo un Paese per giovani...
Deve diventarlo. Non è solo un problema di anagrafe di chi governa ma di problema di visione, ad esempio con i Cinque Stelle abbiamo portato i giovani al governo e abbiamo visto cos’hanno fatto. 
 

In cosa migliorare?
Penso al tema della precarietà, tanti giovani riescono a comprare una casa e pagano l’affitto, perchè non fare in modo che lo Stato possa fare da garante per un mutuo? Un’altra partita importante è quella della fuga dei cervelli, noi dobbiamo sostenere chi vuole andare all’estero per un progetto di formazione personale garantendo un’immigrazione di ritorno, ma solo chi ci va per scelta e non per necessità, non è pensabile che dall’Italia escano giovani per necessità.
 

Prima ha parlato del sindaco Tommasi, l’ha già sentito?
L’ho incontrato, abbiamo fatto una lunga chiacchierata, a dimostrazione che in Veneto finchè ci sono io non esistono le amministrazioni nemiche o amiche, i cittadini hanno il diritto di risposte. 
 

Sembrano le parole di Tommasi in consiglio comunale quando ha detto di voler essere il sindaco di tutti e di cercare collaborazione e soluzioni condivise anche con le opposizioni... 
Non lo sapevo, mi fa piacere, il mio stile è questo. Ripeto, ogni cittadino ha gli stessi diritti senza amministrazioni di serie A o di serie B, tanto per restare in tema calcistico. 
 

Lei è appassionato di pallone, ci sarà una sfida sul campo con Tommasi?
Chissà, diciamo che me la cavo meglio sicuramente meglio a cavallo... 

 

Luca Mazzara