L'emergenza in Veneto

Zaia: «Pronti al peggio, ma lavoriamo per evitarlo. Nessun lockdown per ora»

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Il governatore Luca Zaia
Il governatore Luca Zaia

Nessun coprifuoco Covid per ora in Veneto, anche se la nuova fiammata - 1.422 positivi in un giorno, seppur con un fuori busta di 500 casi "vecchi2 su Venezia - fa alzare il livello di allarme. Il target per la Regione resta il livello di occupazione delle terapie intensive, ancora basso (66 pazienti). Mentre in altre regioni scattano "zone rosse" e chiusure, Luca Zaia consiglia sangue freddo, e si affida ai "semafori" - i 5 livelli di allerta - del Piano di sanità pubblica nuovo di zecca. «Oggi, sottolineo oggi perché nessuno ha la sfera di cristallo per prevedere cosa ci sarà domani, la curva dei contagi è in salita, ma non esiste alcuna emergenza ospedaliera. Oggi non ci sono le condizioni per ipotizzare un lockdown in Veneto e continuiamo a lavorare perché non accada mai». Lo spiega davanti al Consiglio regionale, illustrando il programma della sua nuova maggioranza. «Oggi - aggiunge - abbiamo 66 pazienti in terapia intensiva. Guardiamo con attenzione questa evoluzione. I modelli matematici ci dicono che la curva è entrata in fase di crescita. Il nostro ruolo è fare in modo che si impenni con gradualità e che si alzi il meno possibile». 

 

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In Veneto, quindi, la riapertura degli ospedali Covid center potrà avvenire solo se le terapie intensive dovessero superare la soglia dei 150 posti occupati, ovvero il "livello 3" del nuovo Piano di sanità pubblica varato ieri. Attualmente - ha ricordato - ci sono 66 malati in intensiva, (il livello è quello della fase 2), su una dotazione di 464 posti. La terza fase prevede i limiti di soglia 150-250, la quarta da 250 a 400, la quinta da 400 in su. Con 150 malati - ha spiegato Zaia -.si passerebbe alla terza fase, «e da lì scatta la riapertura dei 10 ospedali Covid center, che immagino sarò graduale, non immediata. Forse si inizierà con qualche paziente e dopo si arriverà a regime».

 

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Zaia, come detto, ha parlato anche del bollettino odierno, che ha visto un boom di casi. «Abbiamo un bollettino con oltre mille positivi - ha spiegato - che invito a guardare con obiettività, perché c’è stato un cambio di sistema informatico, e dalla provincia di Venezia abbiamo avuto circa 500 casi dal 15 di ottobre ad oggi "scaraventati" nel sistema nella notte. Mediamente abbiamo 5-600 casi, forse oggi più di 700 persone positive». Il governatore ha ricordato che in Veneto vengono eseguiti mediamente ormai 25-30.000 tamponi al giorno per il contact tracing, in parte molecolari, in parte rapidi. Vista comunque la curva della crescita dei contagi da domani, ha annunciato Zaia, verrà riaperta in pianta stabile l’Unità di crisi nella sede della Protezione Civile di Marghera.

 

Il governatore ha poi concluso rivolgendo un nuovo appello a tutti i cittadini: «Come tutti i virus – ha detto – anche questo se ne andrà. Abbiamo le cure migliori e un’organizzazione forte, ma per uscirne serve che giochiamo come un’unica squadra e che ognuno dia il suo apporto, portando sempre la mascherina, rispettando le distanze di sicurezza e le regole di igienizzazione delle mani».