«Una testa di donna tra sangue e rifiuti» È Sofiya, assassinata

Della scomparsa di Sofiya Melnyk, 43 anni, avvenuta il 15 novembre nel Trevigiano, a Cornuda, se n’è occupata anche “Chi l’ha visto?”
Della scomparsa di Sofiya Melnyk, 43 anni, avvenuta il 15 novembre nel Trevigiano, a Cornuda, se n’è occupata anche “Chi l’ha visto?”

Francesca Cavedagna «Ho visto la testa di un cadavere uscire da un groviglio di coperte. Si capiva che era una donna. È stata una scena agghiacciate. Ero terrorizzato, sono corso via subito e ho dato l’allarme». Devis Bontorin, cacciatore che abita a Romano d’Ezzelino dove lavora come magazziniere, ha ancora i brividi quando racconta di come, la viglia di Natale, ha ritrovato il corpo di Sofiya Melnyk, l’ucraina di 43 anni scomparsa il 15 novembre da Cornuda. È stata uccisa e poi gettata nel dirupo. Il sospettato principale è l’ex compagno che poi si è suicidato. «Il suo corpo era ricoperto da sacchi della spazzatura, avvolto di stracci sudici, imbrattati dal fango e dalle intemperie, fatti a brandelli dagli animali selvatici». Attorno solo foglie secche, rovi e arbusti fitti come i cipressi che costeggiano la strada che da Romano d’Ezzelino porta alla cima del Monte Grappa. Poco più in là, carcasse di animali da allevamento. RITROVAMENTO. Sono stati proprio i resti di una pecora, buttati giù dalla piazzola di sosta del terzo tornante della provinciale Cadorna ad allertare la muta di cani di Bontorin, che hanno puntato al corpo dell’ucraina ormai in avanzato stato di decomposizione. La sua scomparsa era avvolta nel mistero: anche il programma televisivo “Chi l’ha Visto” se ne era occupato nei giorni scorsi. Non solo. Per lei erano scattate le ricerche nei boschi trevigiani che hanno coinvolto centinaia di persone tra volontari e uomini del soccorso alpino. Ricerche che erano state vane e per questo sospese una settimana prima di Natale. Il sostituto procuratore trevigiano, Giulio Caprarola, ha aperto un fascicolo per “sequestro di persona e omicidio”. Il primo sospettato del delitto, anche se le indagini sono ancora aperte a tutte le possibilità, è Pascal Albanese, 50 anni, di Cornuda, uomo con il quale conviveva da 16 anni e che undici giorni dopo la sua scomparsa si è tolto la vita, impiccandosi nella sua abitazione. Ha lasciato solo un biglietto di parole disperate: «Ovunque tu sia, ti amerò sempre». Pareva che questo giallo dovesse risolversi dentro i confini trevigiani, invece nei giorni scorsi è arrivato il colpo di scena. PEDRO NASOFINO. Era la mattina della Vigilia quando Bontorin, insieme a un amico cacciatore, è passato lungo la mulattiera che costeggia il terzo tornante, zona del Massiccio un centinaio di metri sopra le ultime case del paese. «Il mio cane Pedro aveva puntato qualcosa in quella zona, eravamo a qualche centinaio di metri di distanza, ma lo potevo vedere con precisione grazie al collare Gps - racconta Bontorin -. L’ho richiamato e, insieme al mio compagno di caccia, abbiamo pensato che poi saremmo tornati a controllare: eravamo appena partiti per la battuta di caccia, volevamo fare prima tutto il giro, tanto sapevamo che saremmo ripassati su quel punto al ritorno». Così è stato. Erano circa le 13 quando i cacciatori sulla via del rientro hanno percorso la mulattiera che costeggia la scarpata adiacente al terzo tornante. «Pedro è partito di nuovo, come un fulmine, verso i rovi della scarpata - continua -, subito gli sono corsi dietro due cuccioli della muta del mio amico. Quei cani sono ancora in fase di addestramento, com’è logico non hanno ancora imparato a rispettare tutti i comandi, così quando abbiamo cercato di richiamarli non hanno risposto. Non c’era modo di riportarli sulla mulattiera, allora ci siamo infilati in mezzo alla boscaglia». Tra le sterpaglie della scarpata i cacciatori si sono imbattuti prima in una pecora, ma i cani puntavano ad un altro ammasso di rifiuti. «In mezzo a quella discarica di sacchi neri e resti di animali c’erano delle coperte che avvolgevano il cadavere decomposto di un essere umano - copnclude angosciato Bontorin -. Dagli stracci spuntava solo la testa, che in parte erea decomposta. Siamo corsi via e abbiamo dato l’allarme ai carabinieri. Non dimenticherò mai quello che ho visto». • © RIPRODUZIONE RISERVATA