Triveneto: «La via per la Macroregione c’è»

Bernardi, Bresolin, Cacciavillani e Chasen lanciano l’iniziativa
Bernardi, Bresolin, Cacciavillani e Chasen lanciano l’iniziativa
Bernardi, Bresolin, Cacciavillani e Chasen lanciano l’iniziativa
Bernardi, Bresolin, Cacciavillani e Chasen lanciano l’iniziativa

Piero Erle

PADOVA

Una strada per unire il Veneto al Friuli Venezia Giulia e al Trentino Alto Adige in una nuova Macroregione del Triveneto c’è, ed è scritta niente meno che nella Costituzione e in una legge del 1970 che la applica. Non solo, è una strada che all’inizio non passa neanche per Roma, ma per quell’istituzione politica che storicamente è sempre stata la più forte per la gente: i Comuni e i sindaci. A indicare la via alle nuove generazioni venete sono tre “numi tutelari” della cultura triveneta: il costituzionalista Ivone Cacciavillani, l’economista Ferruccio Bresolin, il sociologo Ulderico Bernardi, affiancati ieri da Ermanno Chasen e per l’organizzazione dall’avv. Domenico Menorello, curatore con altri del sito www.macroregionetriveneta.org.

COSTITUZIONE. Come indicato da Cacciavillani, la Costituzione prevede all’art. 132 che «si può disporre la fusione di Regioni esistenti o la creazione di nuove Regioni con un minimo di un milione d’abitanti»: devono chiederlo, con delibera, tanti consigli comunali quanti ne occorrono per rappresentare almeno un terzo della popolazione interessata. Per il Triveneto si tratta di 2,4 milioni di abitanti, cioè meno della metà degli abitanti del solo Veneto. Non sfugge a chi ha seguito le vicende politiche che questa proposta era stata lanciata in campagna elettorale per la Regione dal sindaco veronese Flavio Tosi, ma il comitato promotore che ieri ha ufficializzato la sua proposta rimarca che «non ha colore politico e non ha connotazione partitica. Viene da cittadini illustri che lo intendono concreto e realizzabile, nell’interesse della collettività tutta».

LA LEGGE APPLICATIVA. C’è un secondo punto favorevole: esiste una legge del 1970 che applica la norma costituzionale in tema di referendum, come sottolinea Cacciavillani. Stabilisce che i quesiti da sottoporre a referendum recitino - applicata a questo caso - così: «Volete che la Regione Veneto sia fusa con la Regione Friuli Venezia Giulia e la Regione Trentino Aldo Adige per costituire insieme un'unica Regione?». Si può depositare il quesito alla Cassazione, e da quel momento scatteranno tre mesi di tempo per raccogliere il numero necessario di «deliberazioni, identiche per l'oggetto, di tanti consigli comunali che rappresentino almeno un terzo della popolazione complessiva delle regioni della cui fusione si tratta». Se ammesso dalla Cassazione, il referendum è indetto dal Capo dello Stato su deliberazione del Governo. La coincidenza felice di questo 2016 è che la legge prevede possa essere svolto in concomitanza con un referendum costituzionale come quello che si svolgerà appunto in autunno con la riforma voluta da Renzi.

IL PESO DI TRENTINI E FRIULANI. Insomma, se un numero di Comuni votasse a favore in primavera, c’è la possibilità che i veneti in autunno si trovino a votare anche per creare la Macroregione del Nordest o delle Tre Venezie, e serve il sì del 50% più uno di tutti gli elettori iscritti nelle liste delle tre regioni. A questo punto però ci sarebbe l’ostacolo più difficile: il referendum va applicato con una legge costituzionale votata dalle due Camere, ma «sentiti i Consigli regionali». Significa che ci vuole l’accordo di Trento e Trieste, chiaro, perché se no si finisce tutti ancora una volta a uno scontro davanti alla Corte costituzionale.

OPERAZIONE CULTURALE. Ed è qui che i padri fondatori del comitato si spendono: «Quello che conta - spiegano Cacciavillani, Bresolin, Bernardi, Chasen - è che anche trentini e giuliani colgano il momento storico per unirsi, senza predomini di nessuno. L’Unesco stesso ha riconosciuto nelle Dolomiti un sito unico al mondo da governare tutti assieme. Gli studiosi e il Governo parlano di una fine dell’attuale “piccolo” regionalismo. Abbiamo una storia e una cultura che ci uniscono, e c’è un mercato globale che si basa sulla competizione tra territori in grado di dotarsi di modelli economici di sostenibilità: la Macroregione varrebbe il 12% della popolazione italiana e il 13% del Pil».

TRA UN MESE IL LANCIO. Come detto, il primo interlocutore del comitato sono i Comuni e la società veneta, friulana e trentina. Tra un mese, a villa Pisani di Stra, è in programma un maxi-convegno in cui, evidentemente, dovranno entrare in scena anche i sindaci del Nordest.