Stop ai certificati medici per ritornare a scuola

I banchi di giunta e presidenza in Consiglio regionale veneto
I banchi di giunta e presidenza in Consiglio regionale veneto
I banchi di giunta e presidenza in Consiglio regionale veneto
I banchi di giunta e presidenza in Consiglio regionale veneto

Cristina Giacomuzzo INVIATA A VENEZIA Addio certificati medici di riammissione a scuola dopo cinque giorni di assenza per malattia. Lo ha deciso ieri il Consiglio regionale. Via libera, poi, ai criteri per l’assunzione di medici nei pronto soccorso anche senza specializzazione. Sono queste alcune delle novità approvate ieri (voto contrario di Pd e M5s) a palazzo Ferro Fini e contenute in una sola legge: “Disposizioni di adeguamento ordinamentale in materia di politiche sanitarie e sociali”. CERTIFICATI. Il provvedimento è formato da 28 articoli che toccano diversi aspetti della sanità, ma con un obiettivo: rimettere ordine e semplificare. Va in questa direzione la decisione dell’assessore alla sanità, Manuela Lanzarin, di abrogare l’obbligatorietà della presentazione del certificato medico a scuola dettato da una legge nazionale del 1967. Funziona così. Basta la firma del genitore per riammettere l’alunno in classe fino a cinque giorni, poi serve anche un certificato del medico di base o del pediatra che ne deve attestare lo stato di salute. «Altre Regioni prima del Veneto hanno fatto lo stesso - precisa Lanzarin -: così si riducono gli obblighi di adempimenti a carico di medici consentendo di concentrare l’attività dove serve. Problemi di contagio? No. È dimostrato che il pericolo è massimo durante la fase di incubazione, prima della comparsa dei sintomi». Il provvedimento, che cambierà le abitudini a scuola, dei medici e tra i genitori, entrerà ufficialmente in vigore appena sarà pubblicato sul Bollettino ufficiale Bur, al massimo entro febbraio. MEDICI. C’è poi un altro articolo importante che fa diventare strutturale, cioè legge regionale, quanto annunciato dal governatore Zaia contro la carenza di medici in corsia. E cioè la possibilità di far accedere ai concorsi per assumere medici in pronto soccorso anche chi è senza specializzazione ma è stato impiegato e ha fatto esperienza negli ospedali. Ci sono infatti dei requisiti che vengono definiti: questi medici devono avere maturato «negli ultimi dieci anni, almeno 4 anni di servizio, anche non continuativo, nelle strutture di emergenza e urgenza ospedaliere». Coloro che saranno assunti con questi bandi, poi, «potranno accedere in soprannumero alla scuola di specializzazione in medicina di emergenza sulla base di specifici protocolli tra Regione e Università». Il Pd ha chiesto la soppressione di questo articolo per i problemi organizzativi della gestione di questi specializzandi in soprannumero. Proposta bocciata. SPISAL. Altra novità. Le multe che vengono elevate alle società private dallo Spisal possono essere utilizzate dalle Aziende sanitarie per lo Spisal stesso «in investimenti, acquisizione di personale e attività di promozione e formazione». Claudio Sinigaglia del Pd attacca: «Le promesse della Giunta di assumere personale non sono state mantenute ed è grave che ora si usino le multe per farlo. Non a caso l’unico Spisal in Italia entrato in sciopero è quello Veneto». L’assessore Lanzarin smonta: « Sono stati assunti 30 medici ed è in corso la procedura per altri 50 candidati grazie ad Azienda Zero. Per quanto riguarda le multe, oltre 12 milioni di euro in due anni, sono gli Spisal a decidere dove investirli: per esempio, qualche giorno fa nel Vicentino sono stati comprati dei defibrillatori e dati alle aziende». ORARI PIÙ FLESSIBILI NEGLI AMBULATORI DELLE ULSS. Spiega il presidente della commissione “Sanità”, Fabrizio Boron: «L’obiettivo è ridurre le liste di attesa. Alla Giunta è data la facoltà, sentita la Commissione, di proporre, in base alle esigenze, l’ulteriore mirato ampliamento delle aperture già fissate nel 2016 (notturni fino alle 23 e fino alle 13 nei festivi) per dare risposte più efficaci». ERP E VENDITE CASE. In apertura di seduta è stato votato l’ok alla modifica del “Piano strategico delle politiche della casa in Veneto”: i soldi che verranno incassati dalle vendite dagli alloggi di pregio in vendita, oltre che alle finalità di “social housing” già previste, possono essere destinati anche per la manutenzione del patrimonio pubblico Erp. Il Pd attacca: «Il piano vendite dell’Erp è stato un fallimento». Lanzarin: «Vero - ammette - ma è perché quel piano, datato 2013, ha dovuto subire la crisi edilizia e immobiliare. I dati sono migliori dal 2017». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Cristina Giacomuzzo