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"Pirubi", 50 anni di storia «Anche Trento disse sì»


 L'avv. Lorenzo Pellizzari
L'avv. Lorenzo Pellizzari

 L'avv. Lorenzo Pellizzari
L'avv. Lorenzo Pellizzari

«Non fu un capriccio, ma un'infrastruttura pensata per dare risposte all'economia vicentina, progettata in base ad analisi precise. Siamo in ritardo di quarant'anni, ma ho la soddisfazione di veder ripartire l'idea finalmente con il consenso di tutto il Veneto». L'argomento è l'autostrada della Valdastico. Le parole sono di Lorenzo Pellizzari, a metà degli anni Sessanta - e poi fino al 1983 - presidente della Camera di commercio, oggi una vera e propria "fonte" per la storia amministrativa e politica del Vicentino.
Il consenso è stato ricucito, racconta, su uno sbrego lontano decenni, che fu decisivo all'epoca per rallentare le decisioni sull'A31 neonascente, poi finita stoppata verso nord al casello di Piovene: «Non la gradivano Padova e Venezia che, a quel tempo, puntavano sull'autostrada Alemagna». Quella che doveva portare il Veneto centrale in Austria e Germania, e che il Sudtirolo bolzanino ha sempre avversato, fermandola tra i monti bellunesi.
E non meno impattante fu, nella memoria di Pellizzari sugli esordi del progetto autostradale, lo scontro tra correnti democristiane in Trentino e nel Veneto: «Ci si combatteva tra provincia e provincia». Trento alla fine fu favorevole, in quello scorcio di anni ancora tutti democristiani e dentro una Democrazia cristiana tutta dorotea, come si chiamava la correntona vincente e dominante allora nel Partitone Bianco. Non erano ancora i tempi delle preoccupazioni ambientali, del timore per gli squarci di natura asfaltata, del "no" di Bolzano (...e dell'Austria e della Svizzera) ad altri carichi veicolari sull'AutoBrennero.
L'autostrada quasi mezzo secolo fa la voleva Vicenza e nella "targa" della futura A31 c'era un bel RU come Mariano Rumor, numero 1 della Dc di allora. I trentini vi premettevano la PI di Flaminio Piccoli, capo locale e nazionale, che voleva l'apertura della sua provincia verso il bacino economico vicentino. I rovigotti vi aggiungevano la BI di Antonio Bisaglia, leader emergente che in pochi anni avrebbe messo k.o. gli altri due nel partito.
«Non ricordo chi inventò la sigla PiRuBi, forse qualcuno a Padova». Qualcuno, democristiano, che non gradiva e ironizzava, intende Pellizzari che della SpA "Trento-Valdastico-Vicenza-Riviera Berica-Rovigo" fu fondatore da presidente camerale («in fretta e furia, nel 1969, con l'allora presidente della Provincia Romolo Todescato, perché era in vista il via libera da Roma») e primo presidente con accanto un "vice" trentino: «Sì, erano anche loro favorevoli, adesso forse se ne sono dimenticati...».
Nel suo archivio Pellizzari conserva il telegramma con cui Rumor da Roma comunicava che «consiglio amministrazione Anas habet approvato progetto di massima autostrada Vicenza Trento»: era l'8 novembre 1968, meno di un mese dopo l'invio ufficiale del piano redatto dalla società Technital specializzata in progettazioni autostradali. Altri tempi, altri consensi politici, altre autorevolezze, altri decisionismi. «La previsione era - prosegue il racconto di quel tempo che fu e che si fermò presto - che i soldi dell'Anas non servissero e fossero destinati invece al potenziamento della Valsugana, come chiedeva Bassano, e che la Valdastico fosse costruita con risorse locali poi finanziate dai pedaggi».
Partì nel Vicentino, il cantiere, perché l'anima della PiRuBi era qui. Nel 1972 iniziarono i lavori per il primo tronco che fu anche l'ultimo lavorato, fino al 2005 del riavvio da Vicenza verso sud, con l'A31 nel frattempo diventata una costola dell'A4 Brescia-Padova. «Nel 1976 fu inaugurato il percorso fino a Piovene - ricorda Pellizzari -. Erano già state ottenute le approvazioni dei progetti esecutivi per il traforo della galleria sotto Lavarone a nord e del punte sull'Adige a sud...».
Poi, quasi improvvisamente, si fermò tutto: colpa della politica, per l'allora presidente.
«Finivano gli anni del centrosinistra moderato, proprio gli anni di Rumor che la storia sta oggi rivalutando. Iniziavano quelli del centrosinistra condizionato da sinistra...» dice Pellizzari.
Ma c'è da considerare quanto potente fu, in quegli anni, lo choc per la crisi petrolifera del 1973 seguita a una guerra arabo-israeliana e quanto male stavano andando troppe altre gestioni autostradali che lo Stato e il Tesoro (malmesso di suo) dovevano ripianare.
«Furono bloccati tutti i nuovi tratti autostradali non appaltati, si fermò anche la Valdastico che come gestione era in attivo»: e solo adesso, conclude Pellizzari, torna a essere in vista - Trento permettendo - un futuro vero per «un'opera che dà risposta alla carenza di infrastrutture dell'economia vicentina».

Antonio Trentin

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