Pfas, fanghi veneti sono finiti in aree del Mantovano

Fanghi ricavati da un impianto  di depurazione
Fanghi ricavati da un impianto di depurazione
Fanghi ricavati da un impianto  di depurazione
Fanghi ricavati da un impianto di depurazione

Luca Fiorin VERONA Il Veneto sta esportando l’inquinamento da Pfas in altre Regioni. Lo ha fatto in Lombardia ed adesso forse lo sta facendo anche in Emilia-Romagna. Ad esprimere questa inquietante tesi è stato, in un incontro pubblico tenutosi a Legnago, il deputato mantovano Alberto Zolezzi. Membro della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle Ecomafie, come relatore di minoranza in rappresentanza del Movimento 5Stelle, Zolezzi spiega che su questa vicenda sta preparando un esposto che presenterà lunedì mattina in Procura a Mantova. Il racconto del trasferimento della contaminazione in Lombardia, il parlamentare lo ha esposto alla platea legnaghese, incontro che era stato organizzato da un comitato ambientalista, condendolo con documenti ed analisi per buona parte riconducibili all’Agenzia per i controlli ambientali lombarda. FANGHI DAL VENETO. «Lo scorso anno nel Mantovano arrivavano scarti contenenti alti quantitativi di Pfas», ha spiegato Zolezzi. Spiegando, in maniera ancora più chiara, che tali sostanze venivano portate a un’azienda che si occupa della raccolta e del riciclaggio di rifiuti, la Indecast di Castiglione delle Stiviere, ed in una discarica presente nel Comune di Mariana Mantovana, che è gestita da un’azienda riconducibile alla municipalizzata di Mantova Tea. «In particolare - spiega Zolezzi - si trattava, per quanto riguarda Indecast, del percolato presente nelle discarica veronese di San Martino Buon Albergo, oltre che da una struttura analoga presente a Zevio, e, per quanto concerne Mariana Mantovana, dei fanghi provenienti dall’impianto di depurazione vicentino di Trissino». Come noto, è il Comune in cui è presente anche l’azienda chimica Miteni Spa, che, secondo Arpav e Regione Veneto, è responsabile per oltre il 97 per cento della contaminazione da Pfas con la quale si trova a fare i conti una vasta area posta a cavallo fra le province di Verona, Vicenza e Padova. LO STOP. Dopo che il deputato aveva denunciato questa situazione, Indecast ed il comune di Mariana, hanno deciso di cambiare strada. La prima si è imposta limiti restrittivi proprio per quanto riguarda le sostanze perfluoro-alchiliche e non ha più ricevuto i percolati delle discariche veronesi dal gennaio scorso. La discarica di Mariana, invece, ha sospeso gli arrivi dei fanghi dal depuratore di Trissino, a settembre. Intanto però, da mesi qualcuno avrebbe potuto sapere che i Pfas avevano finito per contaminare le falde. «Già nel novembre del 2016, infatti, Arpa Lombardia aveva verificato una forte presenza di perfluorati nelle acque sotterranee», racconta Zolezzi. Spiegando che le analisi parlavano di decine di migliaia di nanogrammi per litro di Pfas a catena corta. Quelli che in Veneto sono di più recente produzione. «Di questi dati sono entrato in possesso solo due settimane fa, dopo varie richieste di accesso agli atti, ed essi costituiscono la dimostrazione del fatto che la contaminazione è stata esportata dal Veneto e che fanghi e percolati inquinano ambiente», continua il parlamentare. Spiegando che ha già chiesto, con un’interrogazione, un intervento del Ministero dell’Ambiente, «che però ha risposto in maniera poco concreta», e che, secondo sue informazioni, è possibile che ora gli scarti inquinanti vengano portati in Emilia Romagna. •

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