Ministero e Iss a Venezia

«Pandemia da malattia X: arriverà. Stiamo pronti»

Al convegno nazionale sul Covid da sinistra Francesca Russo, Luca Zaia, Carmela Palumbo e Giampiero Beltotto
Al convegno nazionale sul Covid da sinistra Francesca Russo, Luca Zaia, Carmela Palumbo e Giampiero Beltotto
Al convegno nazionale sul Covid da sinistra Francesca Russo, Luca Zaia, Carmela Palumbo e Giampiero Beltotto
Al convegno nazionale sul Covid da sinistra Francesca Russo, Luca Zaia, Carmela Palumbo e Giampiero Beltotto

«Ho lavorato con loro per 20 mesi. Li incontro per la prima volta di persona solo ora». E così il presidente del Veneto, Luca Zaia, saluta (mantenendo le distanze) Giovanni Rezza, direttore della Prevenzione del Ministero della Salute, e Silvio Brusaferro, presidente dell’Iss, Istituto superiore di sanità. La maestosa sala Capitolare di Giorgio Massari, al piano nobile della Scuola grande San Giovanni Evangelista, nel cuore di Venezia, fa da cornice ad un convegno che è il segno dei tempi. Sì, perché dopo mesi di conferenze telefoniche e di formazione a distanza tramite pc o cellulari, potersi ritrovare è un evidente cambio di scenario. Soprattutto se a incontrarsi sono quei super esperti che abbiamo imparato a conoscere durante l’emergenza per il Covid-19. L’occasione è il convegno nazionale “La pandemia vista con gli occhi di...“, evento organizzato dalla Regione in collaborazione con la Fondazione Scuola di sanità pubblica, a cui ha partecipato Giorgio Palù, presidente di Aifa, Agenzia italiana del farmaco.

UN ALTRO INVERNO. Se anche gli esperti tornano a incontrarsi, vuol dire che ne siamo fuori? Che inverno ci aspetta? Zaia mette subito in chiaro: «Siamo ancora in emergenza e con questo convegno non stiamo celebrando la fine di niente. Ora la situazione è sotto controllo con la pressione ospedaliera che tende ad alleggerirsi». Brusaferro pesa le parole: «Sono segnali positivi il fatto che la copertura vaccinale stia aumentando e che il monitoraggio ci guidi nella comprensione di come evolve la pandemia. È fondamentale l’adesione della popolazione alle misure di sicurezza, in primis l’utilizzo delle mascherine al chiuso per evitare scenari peggiori. Ma serve ancora prudenza». Rezza la vede così: «La situazione è buona, ma non ottimale. L’incidenza in Italia è tra le più bassa in Europa perché indossiamo la mascherina al chiuso. Quando arriveremo all’immunità di gregge? Ci sono vari fattori che la influenzano. Per tenere sotto controllo il virus, con un R0 che si assesta tra 5-6, dobbiamo raggiungere probabilmente la soglia del 90%».

LA PROSPETTIVA. L’assessore regionale alla sanità, Manuela Lanzarin, e la direttrice della Prevenzione del Veneto, Francesca Russo, hanno fatto gli onori di casa aprendo il convegno insieme al direttore generale della sanità, Luciano Flor. «È arrivato il momento di analizzare quanto è stato realizzato in emergenza, ma anche di guardare al futuro», dice Lanzarin. Rezza nella lectio magistralis prima ricostruisce la storia delle pandemie - dal Vaiolo, passando per l’Ebola, l’Aviaria - fino al Sars-Cov2 definendolo «la tempesta perfetta». Poi profetizza: «Non sarà l’ultima pandemia. Chissà fra quanto tempo arriverà, ma dobbiamo essere preparati per una epidemia da malattia X. Partiamo da cosa ci ha insegnato il Covid-19: servono scorte di dispositivi, farmaci e vaccini. Bisogna pianificare e non farsi trovare impreparati».

IL MODELLO DA AMPLIARE. Brusaferro prosegue sulla stessa linea: «Per fronteggiare il Covid abbiamo creato un database che viene implementato quotidianamente dal lavoro di migliaia di colleghi. La collaborazione con le Regioni ci dà il quadro aggiornato, locale e nazionale, con dati epidemiologici, virologici, ambientali e clinici. Si tratta di un capitale da consolidare. La sfida è di mettere a sistema questo nuovo modello fatto da un database comune a livello internazionale, sistemi inter-operabili tra le Ulss, tra le Regioni e tra i Paesi. La sfida la stiamo vincendo con i sistemi di monitoraggio Covid. Dobbiamo farli diventare standard allargandoli ad altri temi, come per esempio quello già presente prima del Covid, della resistenza agli antibiotici».

IL PIANO DI PANDEMIA. Serve non farsi trovare impreparati, diceva Rezza. E infatti le Regioni dovranno consegnare entro fine mese il proprio Piano pandemico, secondo quanto stabilito dal piano nazionale di gennaio 2021. Spiega Russo: «Il documento programmatico di ogni Regione individua l’organizzazione generale che interessa tutta la sanità: dal territorio, all’ospedale, all’Università. Entro febbraio 2022, poi, bisognerà presentare i documenti attuativi, cioè le procedure per gestire le emergenze. E sempre dal 2022 partiranno, coordinate dal Ministero, anche le esercitazioni nazionali. Non sarà un piano statico, ma flessibile sulla base dell’esperienza acquisita. Chiederemo poi ad ogni Ulss di dotarsi di un proprio piano».

MONITORAGGIO. Tra i sistemi di sorveglianza avviati per il Covid-19 accennati da Brusaferro, c’è anche quello sul monitoraggio delle acque reflue su base nazionale. Anche il Veneto ha iniziato da poco con i prelievi a Vicenza, Verona e Padova, dopo aver fatto rete con i gestori. Le analisi sono in capo ad Arpav. Lo scopo? «Visto che il virus quando circola, lo fa anche nelle acque reflue - spiega Russo -, avviare questa sorveglianza potrebbe essere un elemento predittivo per capire l’andamento della pandemia. Siamo ancora nella fase in cui dobbiamo capire come interpretare i dati».•. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Cristina Giacomuzzo

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