Miteni, scoppia un altro caso Fuga di gas: subito bloccata

Gli impianti della ditta Miteni raggiunta dall’ennesima diffida
Gli impianti della ditta Miteni raggiunta dall’ennesima diffida

La Provincia di Vicenza, a distanza di cinque giorni, ieri ha emanato un’altra diffida nei confronti di Miteni spa di Trissino, al centro del caso di inquinamento da Pfas e considerata la colpevole della contaminazione del sangue di tantissimi veneti. Salgono così a quota quattro i provvedimenti emessi dallo scorso luglio. Quest’ultimo, in particolare, denuncia un episodio che inquieta. Una fuga di un gas tossico che è stato rilevato e subito, fortunatamente, reso inoffensivo. A darne notizia alla Provincia sono stati i Carabinieri del Noe, Nucleo per la tutela dell’Ambiente. L’INCIDENTE. Nella notte tra venerdì e sabato, verso le 4 di mattina, l’impianto di sicurezza della Miteni di Trissino è entrato in azione. È stata registrata una perdita. Stavolta non è stato per uno sversamento di un inquinante liquido che può riversarsi sulla falda, come i Pfas e i suoi derivati, bensì di un gas. Si chiama acido fluoridrico anidro. È una sostanza fortemente tossica che rientra nell’elenco della direttiva Seveso, quindi sottoposta a rigidissimi controlli e procedure per utilizzarla. È pericolosa perché può provocare ustioni e lesioni gravi. Il rilevatore del sistema di sicurezza dell’azienda si è attivato e la perdita è stata neutralizzata. Tutto questo è stato segnalato dal Comando Carabinieri Noe di Treviso alla Provincia di Vicenza. Poche ore prima dell’incidente, alle 14 di quel venerdì, la Provincia aveva inviato la diffida alla Miteni che riguardava lo stesso punto dove poi è avvenuto l’incidente con il gas: il serbatoio V406. CONSEGUENZE. Ora la Provincia, con un provvedimento firmato dal dirigente del settore Ambiente, Angelo Macchia, ne chiede conto all’azienda. Le cose non quadrano sotto più punti di vista, spiegano da palazzo Nievo. Primo. Quel tratto di impianto doveva essere messo in sicurezza e quindi la produzione relativa doveva essere sospesa, così come da diffida. Come mai è fuoriuscito il gas? Secondo. L’azienda avrebbe dovuto comunicare l’incidente alle autorità. Cosa che non è avvenuta. Perché? Di qui l’intimazione della Provincia a Miteni a fornire «entro 24 ore una relazione sulla dinamica, sulle azioni intraprese e gli effetti sanitari ed ambientali dell’incidente». Non solo. La Provincia chiede ad Arpav e al Comitato tecnico regionale di raccogliere informazioni necessarie per «effettuare un’analisi completa degli aspetti tecnici, organizzativi e gestionali dell’incidente nonché comunicare, se è configurabile, una mancata ottemperanza alla diffida del 21 settembre». LA RELAZIONE ARPAV. Nello stesso provvedimento c’è poi un’altra parte che riguarda le perdite di inquinanti liquidi. La Provincia con questo atto amplia la sospensione dell’attività e obbliga alla messa in sicurezza di più elementi dell’impianto fognario. Nel provvedimento di venerdì scorso ne venivano indicati otto tra pozzetti, bacini di contenimento e canalette. Da ieri se ne aggiungono altri undici per un totale di 19 su ben 160 verificati che compongono il sistema. Questo ampliamento è motivato, spiegano dalla Provincia, dall’ultima relazione che Arpav ha mandato agli uffici vicentini. Questa sarebbe il contraddittorio di quella di Miteni che ha fatto scattare lo stop ai primi otto elementi perché venivano considerati non efficienti alla prova di tenuta. Ora Arpav conferma che altri undici non hanno perdite, ma non ne può garantire la tenuta perché deteriorati. In via precauzionale, la Provincia ordina a Miteni di bloccare la produzione a monte che fa riferimento a quella parte di sistema di sicurezza e di metterlo in sicurezza. Potrà essere riaperto solo a seguito di collaudo. MITENI. Questa nuova diffida ha sorpreso l’azienda. L’amministratore delegato, Antonio Nardone, era stato svegliato nella notte tra venerdì e sabato perché era scattato il sistema di sicurezza e quindi la produzione era stata bloccata. Ma Miteni precisa che si è trattato di una «micro perdita da un serbatoio che si trova in un ambiente chiuso dai sistemi di sicurezza». La cisterna ora è stata svuotata e sono in corso le ispezioni per verificare le cause dell’incidente. Incidente che viene considerato «quasi normale» nel bilancio dell’attività di un’azienda chimica. Precisano inoltre che nessuna comunicazione è dovuta in casi simili. Quanto alla diffida sulla fognatura «i legali stanno esaminando il provvedimento della Provincia che risulta essere poco chiaro», spiegano dall’azienda. Chiederanno a palazzo Trissino precisazioni sul perimetro della zona da sottoporre a messa in sicurezza. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Cristina Giacomuzzo