Veneto

Iss, terapie intensive: il Veneto è il più a rischio. C'è la probabilità di salire a 400 ricoveri gravi

È un dato da ultra-zona rossa «ma le nuove misure potrebbero ridurlo»

È il dato che più può far male al Veneto: i casi gravi da Covid che devono essere curati nelle terapie intensive. Ed è purtroppo quello che da due settimane, quando sembrava si stesse riassestando, ha iniziato a crescere in maniera vertiginosa. Il bollettino quotidiano della Regione indica che ieri siamo saliti a 118 casi gravi "attualmente positivi" nelle rianimazioni del Veneto, e per capire che razza di ondata stiamo vivendo basta pensare che due settimane fa si era fermi alla metà: in 7 giorni i casi sono raddoppiati. Le proiezioni quotidiane che fa l'Università di Padova con l'agenzia nazionale Agenas, poi, indicano che nei prossimi sette giorni gli ingressi di malati gravi tenderanno purtroppo a salire ancora, fino a puntare verso l'11 dicembre a 150 casi "attualmente positivi" in rianimazione.

La previsione. Ma il dato che preoccupa di più è quello delle previsioni ufficializzate l'altro pomeriggio da Silvio Brusaferro, presidente dell'Iss Istituto superiore di sanità: ha indicato il Veneto (vedi grafico) come la Regione che più di tutte le altre rischia di vedere crescere la pressione dei malati gravi da SarsCov2. Secondo l'autorità nazionale c'è più del 50% di probabilità che a fine dicembre le nostre terapie intensive siano occupate addirittura al 40% da casi legati al Covid. Vale a dire che saremmo allo stesso livello pesantissimo di quei 400 ricoverati che il Veneto vide proprio a Capodanno, quando però si era in una "zona rossa" che riduceva ad esempio la probabilità di avere casi gravi anche da incidente stradale, cosa che accade oggi. E quel dato del 40% di terapie intensive occupate dal Covid in Veneto, va detto, è addirittura molto al di là del limite previsto dalle norme attuali (è stato fissato al 30%) per far scattare una nuova "zona rossa" con il blocco di moltissime attività pubbliche.

 

Fermare la crescita. Va anche detto però che per la "zona rossa" occorre che l'occupazione di posti letto per casi Covid nei reparti medici di area non intensiva sia al 40%: il Veneto è salito con ieri al 10% e le stesse previsioni dell'Iss e del Ministero indicano che a fine mese c'è un rischio molto alto di salire sì, ma "solo" fino al 30%, un livello quindi che ci eviterebbe per poco di far scattare davvero lo stop generale. Gli stessi ricoveri in area medica veneta però sono più che raddoppiati in una ventina di giorni, dato piuttosto preoccupante.

«Queste proiezioni - ha precisato lo stesso Brusaferro - si basano sul trend attuale dei casi: la stima dell'indice Rt di ospedalizzazione nazionale è 1,09, in leggera decrescita (era a 1,15 una settimana fa) ma va stabilizzato nel tempo, e soprattutto l'obiettivo è farlo decrescere. Alcune regioni hanno adottato misure più restrittive. E da lunedì (domani) entrano in vigore provvedimenti adottati dal Governo che mirano a rompere la probabilità di trasmissione del virus», che come noto riguarda soprattutto i non vaccinati (in Veneto a ieri ci sono 437 mila persone dai 20 ai 59 anni che non hanno mai neppure prenotato una dose di siero).

«Sono decisivi anche i comportamenti, come mascherine e distanziamenti, oltre ai vaccini. Speriamo aiutino a invertire il trend delle proiezioni attuali», anche perché - conclude Brusaferro - «le terapie intensive sono un bene prezioso per tutta la domanda urgente di salute da parte della popolazione: meno sono occupate, meglio è».

Piero Erle