Veneto

Covid, Zaia: «Nuove restrizioni? Decideranno i parametri. Riaperta l'unità di crisi»

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Luca Zaia
Luca Zaia

Non parla di lockdown, ma non esclude affatto di metter mano a nuove restrizioni: «Sono decisioni dettate da scelte sanitarie e non politiche», su cui decideranno «i parametri». Ad affermarlo è il presidente della Regione Veneto Luca Zaia, intervistato da Il Corriere della Sera.
«L’unica cosa che possiamo fare - aggiunge - è condividere buone pratiche e cercare di attutire il colpo. Perché il colpo ci sarà». «Già in maggio - dice ancora il governatore - avevo annunciato che con la seconda ondata avrei usato l’artiglieria pesante». Al momento «abbiamo 65 pazienti in terapia intensiva, il semaforo è arancione. Il nostro picco lo abbiamo registrato il 29 marzo con 356 pazienti. A 150 sono pronto ad aprire 10 ospedali Covid in Veneto».

Zaia se la prende con i negazionisti: «Abbiamo assistito a discussioni lunari sui tassi di mortalità del Covid e quelli delle strisce pedonali. Il virus sottopone il sistema sanitario a uno stress terribile. Il Covid si cura, il vaccino arriverà. Ma quando il virus entra in maniera importante negli ospedali toglie la possibilità di curare gli altri pazienti». Zaia dichiara di eseguire «quasi 30 mila tamponi al giorno». Ma i numeri preoccupano il governatore: «Se hai 2 o 3 mila positivi al giorno e calcoli una ventina di persone da contattare per ciascuno, devi fare 60 mila test. Ci vuole un migliaio di persone dedicate solo a questo». Il Veneto resta aperto? «Se ci sono restrizioni da decidere, lo faremo - risponde - ma i veneti devono essere sicuri che faremo il necessario e sapere che devono ossessivamente portare la mascherina ed evitare assembramenti».

 

«Faremo quello che serve - spiega - Quanto all’insonnia, è feconda: mi spremo le meningi e cerco di farmi venire idee. Ho persino un block notes sul comodino. La verità è che i miei orari sono già tornati in modalità lockdown. Riprenderò le riunioni quotidiane all’Unità di crisi. Praticamente, abiterò là».