Veneto

Coronavirus, allarme a Jesolo: positivi 42 migranti e un operatore

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Maxi focolaio alla Croce rossa di Jesolo (foto la Nuova Venezia)
Maxi focolaio alla Croce rossa di Jesolo (foto la Nuova Venezia)
Maxi focolaio alla Croce rossa di Jesolo (foto la Nuova Venezia)
Maxi focolaio alla Croce rossa di Jesolo (foto la Nuova Venezia)

Quarantadue migranti di origine africana ospiti della sede della Croce Rossa in via Levantina, a Lido di Jesolo, sono risultati positivi al Coronavirus. Oltre a loro anche un operatore della struttura, per un totale di 43 contagiati. È quanto è stato reso noto in una conferenza stampa dal Comune di Jesolo e dai vertici dell’Usl 4. La Croce Rossa si occuperà della vigilanza degli ospiti nel centro, e con propri mezzi trasferirà i positivi in altre strutture protette. Il sindaco, Valerio Zoggia, ha chiesto e ottenuto dalla Questura un presidio stabile di forze dell’ordine all’esterno della sede.

 

Secondo quanto riporta la Nuova Venezia, il primo caso è stato un nigeriano di 30 anni sottoposto a tampone prima di un'operazione alla gamba e risultato positivo il 9 luglio. Ottantacinque sono in isolamento, sorvegliati dalle forze di polizia perché non si allontanino. Ora si cerca di prevenire l'esplosione del virus al lido, anche perché molti dei migranti avevano un contratto di lavoro per lo più nel settore agricolo.

 

Il coordinatore regionale veneto della Croce Rossa, Francesco Bosa, ha garantito il massimo
controllo, grazie anche a un incremento di 11 operatori inviati dalla sede nazionale, oltre alla disponibilità di mezzi per trasferire i casi positivi in altre strutture: «Nei prossimi 14 giorni - ha detto Bosa - il nostro compito sarà quello di garantire la loro permanenza in struttura». La sede della Cri di Jesolo ospita attualmente oltre un centinaio di richiedenti asilo, di origine africana. «La situazione è sotto controllo e va costantemente monitorata - ha spiegato il sindaco Zoggia - non tanto per i contagiati che lasceranno questa città in giornata, bensì per chi resta in struttura, affinché non possa liberamente circolare durante il periodo di isolamento. A tal proposito ho firmato un’ordinanza che impone alla Croce Rossa l’obbligo di vigilare su questo».

 

 

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