La tragedia di San Pietro in Gu

Bimbo morì annegato in piscina: i genitori e tre vicentini verso il processo

Per il dramma del piccolo Christian, annegato in piscina a 6 anni, in 5 rischiano il processo. La magistratura padovana ha infatti chiuso le indagini sulla tragedia, avvenuta il 9 agosto scorso a San Pietro in Gu. Hanno ricevuto l’avviso del pubblico ministero D’Angelo, che ipotizza per tutti la cooperazione in omicidio colposo, i genitori del piccolo e tre vicentini. Si tratta di Michela Campana, 41 anni, di Bassano (è assistita dagli avv. Giuliano Tiribilli e Mirko Arena), amministratore unico e legale rappresentante di “Piscine Conca verde srl”, che gestiva l’impianto comunale; di Diego Poletto, 43 anni, di Bassano, direttore e coordinatore dei bagnini, nonché bagnino, e di Maya Serraglio, 22, di Bressanvido, bagnina addetta alla vasca in cui avvenne la tragedia (entrambi sono tutelati dall’avv. Leonardo Maran); e infine di mamma e papà della vittima, Emanuele Menin, 31, e Lisa Toniato, 26, di Limena (avv. Lorenza Denaro Lunardon); per loro, una tragedia nella tragedia. Avranno tutti la possibilità di essere interrogati e di chiarire la loro posizione.

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Quel giorno gli scivoli installati a bordo vasca erano stati chiusi per la pausa pranzo. E la piscina non era troppo affollata. La famiglia Menin era arrivata in mattinata e si era sistemata nell’area verde per trascorrere la giornata in relax. Christian era stato notato mentre giocava. Alle 12.45 un bagnante aveva notato il corpicino galleggiare a pancia in giù dando l’allarme. Il piccolo era stato subito recuperato mentre la Serraglio e un collega avevano iniziato le manovre rianimatorie utilizzando il defibrillatore. Nel frattempo Campana, subito avvertita, aveva chiamato il Suem (erano le 12.53) che forniva al telefono le istruzioni per rianimare il bimbo, in attesa di ambulanza ed elisoccorso. Una corsa purtroppo inutile. Alle 14.20 il cuoricino di Christian si era fermato al pronto soccorso dell’ospedale di Padova. Erano intervenuti i carabinieri ed erano scattati i sequestri; l’autopsia aveva indicato come causa della morte l’asfissia acuta da annegamento.

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In base alla ricostruzione del pm, i genitori, pur consapevoli che il piccolo non sapeva nuotare, lo avevano lasciato da solo, senza salvagente o bracciali, vicino alla vasca con l’acqua alta fino a un metro e 20, più della sua altezza. Serraglio non avrebbe prestato la dovuta attenzione, tanto da essere intervenuta per soccorrerlo qualche minuto dopo; Poletto non avrebbe predisposto un adeguato servizio di tutela e sorveglianza, e non sarebbe intervenuto con tempestività; Campana non avrebbe garantito idonei presidi di assistenza, non avrebbe organizzato l’attività in maniera tale da sorvegliare gli utenti, non avrebbe sistemato segnali di pericolo (la vasca aveva due diverse altezze). Tutti questi comportamenti negligenti, insieme, avrebbero provocato il terribile dramma, che aveva scosso diverse comunità.
Le difese si oppongono alla ricostruzione del magistrato, e sono pronte a far valere la tesi secondo la quale gli indagati non avrebbero avuto colpe nella tragedia. 

 

Diego Neri