Il vademecum

Autonomia: dai costi ai criteri, le dieci domande sulla riforma

Cosa sono i livelli essenziali, quali le risorse e cosa prevede la Carta
La Conferenza delle Regioni riunita a Roma
La Conferenza delle Regioni riunita a Roma
La Conferenza delle Regioni riunita a Roma
La Conferenza delle Regioni riunita a Roma

1) Autonomia differenziata per le Regioni. A che punto siamo arrivati?

La bozza di riforma presentata in Conferenza Stato-Regioni dal ministro per le Riforme Roberto Calderoli insiste sul percorso di decentramento di diverse competenze, oggi attribuite alla potestà concorrente tra Stato e territorio. Tra queste: salute, lavoro, ambiente e istruzione. La proposta tuttavia non piace a tutti i governatori, soprattutto perché non fissa i Lep, i livelli essenziali di prestazioni che dovrebbero essere rispettati in tutto il Paese per ogni materia.

2) Che cosa dice la Costituzione?

Il terzo comma dell'articolo 116 della Costituzione, come modificato nel 2001, prevede essenzialmente che una serie di materie, non affidate in via esclusiva allo Stato centrale, possano essere demandate alla competenza di ogni singola Regione a statuto ordinario (tutte, tranne Val d'Aosta, Trentino-Alto Adige, il Friuli-Venezia Giulia, la Sardegna e la Sicilia). La legge che affida le competenze è «approvata dalle Camere a maggioranza assoluta dei componenti, sulla base di intesa fra lo Stato e la Regione interessata». In oltre venti anni il Parlamento non si è mai preoccupato di approvare una legge per l'attuazione dell'art. 116, comma terzo. Ora, l'attesa sembra essere terminata.

3) Quali sono le materie attribuibili?

Le materie attribuibili alle Regioni sono indicate ai commi 2 e 3 dell'articolo 117 di Costituzione. Si tratta di: organizzazione della giustizia di pace; norme generali sull'istruzione; tutela di ambiente, ecosistema e beni culturali; rapporti internazionali e con l'Ue; commercio estero; tutela e sicurezza del lavoro; professioni; ricerca scientifica e tecnologica e sostegno all'innovazione per i settori produttivi; salute; alimentazione; Protezione civile; governo del territorio; porti e aeroporti civili; reti di trasporto e di navigazione. E ancora: ordinamento della comunicazione; produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell'energia; previdenza complementare e integrativa; finanza pubblica e sistema tributario; promozione e organizzazione di attività culturali; casse di risparmio, casse rurali, aziende di credito; enti di credito fondiario e agrario.

4) Cosa prevede la bozza di riforma?

La bozza di riforma presentata in Conferenza Stato-Regioni da Calderoli prevede che le Regioni potranno a loro volta trasferire le funzioni agli enti amministrativi più vicini ai cittadini: Comuni, Città metropolitane e Province. Oltre all'elenco delle 23 materie che la riforma costituzionale del 2001 ha assegnato alla competenza concorrente fra Stato e Regioni si parla anche dei Lep, i Livelli essenziali delle prestazioni. È questo uno dei punti più controversi.

5) Cosa sono i Lep?

L'esecutivo avrà tempo 12 mesi per determinare i livelli minimi ed essenziali delle prestazioni che dovranno essere rispettati dalle Regioni nella gestione delle loro competenze, in modo da avere una certa uniformità nel Paese in temi cruciali come salute, scuola, ambiente e beni culturali. Tuttavia, il testo prevede anche che, trascorso un anno senza definizione dei Lep a livello governativo, le competenze passeranno direttamente ai governatori. In ogni caso, fino alla definizione dei Lep, l'accordo prevedrebbe un finanziamento basato sulla spesa storica per ogni competenza trasferita.

6) Quali finanziamenti sono previsti?

La bozza stabilisce che, inizialmente, le risorse necessarie alle Regioni per occuparsi delle materie vengano attribuite secondo il criterio della spesa storica: chi più ha speso negli anni per i servizi corrispondenti alle funzioni, più riceverà. Il valore preciso dei fondi verrà approvato da una Commissione paritetica Stato-Regione.

7) Quali sono i criteri considerati?

Il criterio della spesa storica dovrebbe essere superato, a regime, con la determinazione dei costi standard, dei fabbisogni standard e dei livelli di servizio cui devono tendere le amministrazioni regionali quali strumenti di valorizzazione e valutazione dell'efficacia e dell'efficienza della loro azione amministrativa e per il finanziamento delle funzioni riconducibili ai livelli di essenziali delle prestazioni.

8) I costi standard e i fabbisogni standard?

Saranno determinati entro 12 mesi dalla data di entrata in vigore della legge, dalla Commissione tecnica per i fabbisogni standard, avvalendosi della collaborazione della Società per gli studi di settore - Sose S.p.a., dell'Istat e della Struttura tecnica di supporto alla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome presso il Centro interregionale di Studi e Documentazione delle regioni.

9) Dal Veneto alla Toscana, chi è già partito?

In Veneto e Lombardia, dove si sono anche tenuti i referendum, i governatori leghisti Zaia e Fontana, hanno già avanzato la richiesta per tutte e 23 le materie. Il presidente della Liguria, Giovanni Toti, si è aggiunto subito dopo chiedendo le competenze sui porti. Quello della Toscana Eugenio Giani (Pd) rivendica i beni culturali e la geotermia. Il governatore dem dell'Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, ritiene però che servano condizioni precise: una legge quadro, che vengano definiti i livelli essenziali di prestazione, i fabbisogni standard e la spesa storica, e poi il coinvolgimento del Parlamento. Anche il forzista Roberto Occhiuto, governatore della Calabria, mette dei paletti: diritti uguali per tutti e che si archivi l'ingiusto criterio della spesa storica per finanziare questi diritti.

10) Quali le posizioni più divisive?

Sì, ed anche vibranti. Diversi infatti sono i passaggi controversi che hanno già sollevato prese di posizione contrarie da parte di molti presidenti di regione del Sud. Il presidente della Campania, Vincenzo De Luca, in particolare, lo ha definito «un provvedimento che genera il caos e spacca in due il Paese». Il presidente della Puglia Michele Emiliano parla del rischio «di una Babele» di regole. Viene poi contestato, dal Pd e anche dal M5s, che la bozza limita il ruolo del Parlamento, prevedendo un solo ruolo di ratifica.

Paolo Rodari