Blitz in Veneto

'Ndrangheta, raffica di arresti
Due nel Vicentino. Tosi indagato

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Flavio Tosi con Andrea Miglioranzi
Flavio Tosi con Andrea Miglioranzi
'Ndrangheta, operazione Isola Scaligera

AGGIORNAMENTO ORE 13.30

 

Le 26 persone arrestate sono ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione mafiosa, traffico di sostanze stupefacenti, riciclaggio, estorsione, trasferimento fraudolento di beni, emissione di false fatturazioni per operazioni inesistenti, truffa, corruzione e turbata libertà degli incanti, talora aggravati da modalità mafiose. Tra gli arrestati ci sono anche un ex presidente e l’attuale direttore dell’Amia, la municipalizzata che si occupa della raccolta di rifiuti a Verona. Secondo l’accusa sono stati corrotti dai malavitosi per poter entrare nel settore dei corsi di formazione per la sicurezza nel posto di lavoro. Due le persone arrestate e ora ai domiciliari nel Vicentino. 

 

Coinvolto nell'indagine anche l'ex sindaco di Verona Flavio Tosi: è indagato con l'accusa di peculatoAccusa di peculato per Tosi che è in relazione alla presunta distrazione da parte dell’ex presidente della municipalizzata dei rifiuti Amia, Andrea Miglioranzi (ai domiciliari) di una somma «non inferiore a 5.000 euro» per pagare la fattura di un’agenzia di investigazioni privata, su prestazioni in realtà mai eseguite in favore di Amia, ma nell’interesse di Tosi.

 

Il boss della ’Ndrangheta che gestiva l’organizzazione nel veronese è Antonio Gardino detto "Totareddu", uomo vicino alla cosca Arena-Nicoscia. L’attività del gruppo mafioso ha portato al sequestro di 15 milioni di euro frutto di un’attività volta al riciclaggio ed allo spaccio di stupefacenti, con società fittizie che evadevano il fisco e creavano provviste di denaro. Non un fenomeno mafioso tradizionale ma organizzato con una rete di contatti nel territori - come hanno sottolineato il Procuratore di Venezia Bruno Cherchi e Francesco Messina, dell’anticrimine - che ha coinvolto la municipalizzata veronese Amia per lo smaltimento dei rifiuti, che faceva circolare denaro, corsi di formazione. Il denaro gestito nel veronese giungeva dalla Calabria, veniva riciclato per lo più attraverso imprese edili portando ai reati di riciclaggio, estorsione ed evasione fiscale.

 

La ’Ndrangheta si era progressivamente insediata nel veronese fin dagli anni ’90. Nel corso dell’indagine, durata quasi tre anni, è emerso che la ’Ndrangheta veronese, guidata dal boss Antonio "Totareddu" Giardino, con il suo clan a Sona (Verona), pur mantenendo i contatti con la casa madre agiva sì come tramite per riciclare il denaro che giungeva dalla Calabria - con partecipazioni, riciclaggio, l’usura anche in modo violento - ma era autonoma. Oltre alla classica attività di indagine, la polizia è entrata nelle maglie dell’organizzazione, fatta a rete, che si allargava su più attività del settore pubblico e privato o legate tra loro, come la gestione dei rifiuti attraverso il controllo del territorio, e le dichiarazioni di collaboratori di giustizia.
Come detto da Francesco Messina, dell’anticrimine, «la ’Ndrina veronese aveva costruito una serie di rapporti stretti in un gioco "do ut des" tale da controllare le più svariate attività del territorio, forte di licenze e permessi contrattati anche con pubblici funzionari». Il modo classico era quello di dare denaro chiedendone la restituzione maggiorata, con l’impresa che riciclava soldi illeciti, e scaricare la fattura eludendo il fisco mentre l’azienda erogatrice, nel frattempo,
spariva.

 

A "Totareddu" l’ordinanza restrittiva è stata notificata in carcere, da dove gestiva l’attività. L’inchiesta è sbarcata a Verona dopo analoghe operazioni in Lombardia ed Emilia.

 

ORE 8.30 Arresti sono in corso in Veneto al termine di un’indagine della polizia che ha sgominato la "locale" di ’Ndrangheta di Verona, una struttura autonoma ma riconducibile alla cosca degli Arena-Nicoscia di Isola Capo Rizzuto, in provincia di Crotone. L’inchiesta coordinata dalla Dda di Venezia, ha portato all’emissione da parte del Gip di 26 misure cautelari nei confronti di altrettanti soggetti accusati, a vario titolo, di associazione mafiosa, truffa, riciclaggio, estorsione, traffico di droga, corruzione, turbata libertà degli incanti, trasferimento fraudolento di beni e fatture false.

In carcere sono finite 17 persone mentre nei confronti di altre 6 sono stati disposti gli arresti domiciliari e per 3 è stato disposto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Le indagini sono state condotte tra il 2017 ed il 2018 da un gruppo di lavoro composto dagli investigatori della prima divisione del Servizio centrale operativo (Sco) della polizia e dai poliziotti delle squadre mobili di Verona e Venezia, e hanno portato alla luce quelli che vengono ritenuti «gravi indizi» relativi alla presenza della locale di Ndrangheta a Verona.

 

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