Guerra in Ucraina

Biden: «Stop a petrolio e gas russi». Zelensky: «La Nato non ha fatto quello che doveva». La Russia dichiara una nuova tregua

Foto ANSA/EPA
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Guerra in Ucraina

ORE 20.30 LA RUSSIA DICHIARA NUOVA TREGUA TEMPORANEA DA DOMATTINA La Russia dichiara una nuova tregua temporanea a partire dalle 10 ora locale per consentire corridoi umanitari. Lo riferisce il ministero russo della Difesa citato dalla Tass. Lo stesso ministero menziona corridoi umanitari da Kiev, Chernihiv, Sumy, Kharkiv e Mariupol.

ORE 19 BIDEN, STOP A PETROLIO E GAS RUSSI  GLi Usa vieteranno l’import di petrolio e gas russi: lo ha confermato Joe Biden parlando dalla Casa Bianca, dopo le indiscrezioni dei media. Biden ha vantato l’accordo bipartisan in Usa sull’embargo all’energia russa ma ha detto di capire che molti alleati non sono in grado di allinearsi su questa misura. Il bando sul petrolio russo è stato preso «in stretta consultazione» con gli alleati, ha assicurato Biden. Anche il Regno Unito si impegna a ridurre a zero le sue forniture energetiche di gas e petrolio dalla Russia già entro la fine del 2022. Lo ha annunciato sempre oggi il governo di Boris Johnson. L’isola, a differenza di diversi Paesi dell’Europa continentale, importa da Mosca un quantitativo residuale di queste materie prime rispetto al suo fabbisogno complessivo. Un blocco alle importazioni di petrolio russo non impatterebbe allo stesso modo Stati Uniti e Unione Europea. Lo rileva l’Istituto per gli studi di politica internazionale (Ispi) nell’analisi Speciale Russia-Ucrainà: blocco totale? Se infatti la quota rappresentata dalla Russia sul totale delle «importazioni di petrolio degli Usa è inferiore al 5%, questa stessa percentuale è pari al 27% per l’Ue. Trattandosi però di un mercato globale ed essendo la Russia il terzo produttore di greggio al mondo, anche i cittadini americani dovrebbero affrontare conseguenti costi maggiorati alla pompa di benzina esattamente come quelli europei». Diverso è il discorso per il gas dove l’Europa è sempre ben più «dipendente dalla Russia rispetto agli Usa, ma il mercato è regionale. E quindi anche l’incremento di prezzi in caso di blocco dell’import».  

«La Nato non si è comportata come doveva nella sua risposta dopo l’attacco russo alla centrale nucleare di Zaporizhzhia e nel non imporre una no-fly zone sui cieli dell’Ucraina». Lo ha detto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky in videocollegamento con la Camera dei Comuni britannica.

ORE 15 - MOSCA VIOLA CORRIDOI FUGA E MINACCIA STOP GAS. Mentre il presidente ucraino Volodymyr Zelensky - che ha sempre detto di non voler mettere in discussione l’integrità territoriale del Paese - per la prima volta apre a compromessi sul futuro status di territori come Crimea e Donbass, pur rifiutando ultimatum da Vladimir Putin, Mosca viola ancora i corridoi umanitari e minaccia lo stop di gas all’Europa all’ipotesi di un embargo al petrolio russo.

A Sumy l’evacuazione dei civili attraverso il cosiddetto "corridoio verde" è stata interrotta «a causa dei bombardamenti dei carri armati nemici». Lo riporta l’agenzia ucraina Unian, citando un suo corrispondente nella zona. Tutte le auto in uscita vengono rimandate indietro così come le persone che tentavano di lasciare la città a piedi.

 

ORE 12.05 - ZELENSKY, PRONTI AL DIALOGO MA NON ALLA RESA. Dialogo sì, capitolazione no. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky apre alla possibilità di trovare un compromesso sui territori del Donbass e della Crimea, ma tiene il punto. L’Ucraina non si arrenderà a Mosca. Nel Paese, dove le armi non tacciono mai, sono in corso operazioni di evacuazione - donne, anziani, bambini - da diverse città, dove la popolazione sotto assedio è ormai allo stremo e dove si continua a morire. Come a Sumy, a Est, dopo un attacco all’alba. Si aggrava la situazione umanitaria, con due milioni di profughi, mentre sul fronte dei negoziati e delle pressioni su Putin, l’Europa cerca di coinvolgere la Cina.

Intervistato dall’emittente americana Abc, Zelensky afferma che si può discutere e trovare «un compromesso su come questi territori continueranno a vivere», riferendosi alla Crimea e alle «pseudo Repubbliche» separatiste del Donbass. Dialogo ma niente resa, e lancia un ’j’accusè all’Occidente, reo di «promesse non mantenute». A Zelensky si è rivolto l’ex presidente filorusso dell’Ucraina, Viktor Yanukovich: in una lettera pubblicata dai media russi, rilanciata dal Kyiv Independent, gli chiede di «fermare lo spargimento di sangue» e di «mettere da parte l’orgoglio».

 

ORE 12 - OLTRE 2 MILIONI DI PROFUGHI. Ha superato la soglia di 2 milioni il numero di persone fuggite dall’ Ucraina dall’inizio dell’invasione russa. Lo ha reso noto l’agenzia Onu per i rifugiati.

 

ORE 10.10 - INIZIATA L’EVACUAZIONE DEI CIVILI DA SUMY. Sono scattate le prime operazioni dell’evacuazione dalla città  ucraina di Sumy. Lo riportano i media internazionali che citano il governo ucraino e mostrano un video postato sui social in cui si vedono le immagini dal corridoio umanitario di Sumy con gli autobus con la croce rossa pronti a partire e delle persone già a bordo. Le forze armate russe hanno confermato di aver dichiarato un cessate il fuoco e aver aperto i corridoi umanitari da Kiev, Chernihiv, Sumy, Kharkiv e Mariupol a partire dalle 10, ora di Mosca (le 8 italiane). «Per una evacuazione sicura dei civili da aeree popolate, viene dichiarato un cessate il fuoco e sono aperti corridoi umanitari da Kiev, Chernihiv, Sumy, Kharkiv, e Mariupol dalle 10 di oggi», ha detto il portavoce del ministero della Difesa russo, Igor Konashenkov.

 

ORE 9 - SCATTA IL CESSATE IL FUOCO PER L'EVACUAZIONE. È scattato alle 9, ora locale (le 8 italiane), il cessate il fuoco in Ucraina per permettere l'evacuazione di civili da Kiev, Kharkiv, Mariupol, Chernihiv e Sumy secondo l'accordo siglato ieri a conclusione del terzo incontro negoziale tra la delegazione ucraina e quella Russa dopo il flop dei corridoi umanitari che ieri non hanno avuto alcun esito.

In attesa del quarto round di incontri gli attacchi russi non si sono fermati, sono continuati nella notte.

E un corridoio umanitario verrà aperto in mattinata nella città di Sumy, ha annunciato il vice primo ministro ucraino, Iryna Vereshchuk, secondo quanto riporta il sito del Guardian.

 

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ORE 8.30 - ALLARME DI ZELENSKY: «PUTIN SCATENERÀ LA GUERRA MONDIALE». Nuovo allarme del presidente ucraino Zelensky. «Questa guerra non finirà così. Scatenerà la guerra mondiale». Nel corso di un’intervista al programma World News Tonight della ABC il numero uno di Kiev afferma che Putin è un criminale di guerra: «Tutti coloro che sono venuti sulla nostra terra, tutti coloro che hanno dato gli ordini... sono tutti criminali di guerra». 

 

ORE 8 - ATTACCO AEREO A SUMY NELLA NOTTE, 9 VITTIME TRA CUI DUE BIMBI. Le forze russe hanno lanciato ieri notte un attacco aereo contro la città ucraina di Sumy, a circa 350 chilometri ad est di Kiev nel nordest del Paese, provocando almeno 9 vittime, tra cui due bambini. Lo hanno spiegato su Telegram i servizi di soccorso, arrivati sul posto verso le 23 locali. «Degli aerei nemici hanno attaccato fortemente edifici residenziali», hanno spiegato su Telegram i servizi di soccorso, arrivati sul luogo verso le 23 locali. Sumy è teatro di violenti combattimenti da giorni.

 

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ORE 7.30 - NUOVO TENTATIVO DI TREGUA, CIVILI ALLO STREMO. L'Ucraina entra nel 13/esimo giorno di guerra e le città stremate e sotto assedio sperano nella tregua annunciata per stamani dai russi, la quarta dopo tre consecutive cadute nel vuoto. Dopo una notte di apparente diminuzione della violenza sul terreno - ma in cui è stato colpito un centro medico radiologico, senza conseguenze -, dalle 9 locali (le 8 italiane) il ministero della Difesa di Mosca ha annunciato corridoi umanitari per evacuare i civili da Kiev, Chernihiv, Sumy, Kharkiv e Mariupol, suscitando qualche speranza dopo il nulla di fatto degli ultimi tentativi per i quali Mosca e Kiev si sono scambiati accuse di sabotaggio.

Il Pentagono ieri ha dichiarato di aver notato pochissimo movimento nelle truppe russe sul terreno. Ma la notte si era aperta con la notizia di esplosioni a Odessa, che da giorni aspetta l’attacco russo. Come lo aspetta anche Kiev, dove i russi stanno raccogliendo le forze, in attende che scatti l’offensiva finale sulla capitale. A Mariupol l’assedio dura ormai da una settimana e le 200.000 anime che la abitano - nelle parole di Human Rights Watch - sono «intrappolati in un incubo gelato e senz’acqua né luce e vivono sotto la costante minaccia
dei bombardamenti russi». Nella snervante attesa, il presidente ucraino, con l’ennesimo messaggio video, ha voluto ribadire di essere a Kiev: «Rimango qui, rimango a Kiev, a Bankova (gli uffici presidenziali), senza nascondermi e senza paura di nessuno. Questo serve per vincere questa guerra», ha tuonato, accusando il nemico di usare «tattiche medievali» per punire gli ucraini.

Nel frattempo l’Aiea ha comunicato che è stato colpito un altro sito pericoloso, dopo la notte di terrore mondiale per l’incendio alla centrale nucleare di Zaporizhzhya: un impianto di ricerca che produce radioisotopi per la medicina nucleare è stato danneggiato dai bombardamenti russi vicino a Kharkiv, ha fatto sapere il segretario generale dell’agenzia, Rafael Grossi, che ha però precisato che non ci sono fughe di materiali radioattivi.

Nella notte la direzione dei servizi segreti militari ucraini ha fatto sapere è stato ucciso in combattimento a Kharkiv un alto comandante militare russo: il generale Vitaly Gerasimov, 45 anni, vicecomandante della 41/a Armata russa, decorato per le operazioni nella seconda guerra cecena, in Siria e in Crimea nel 2014. Se la notizia verrà confermata - intanto l’ha confermata l’agenzia investigativa Bellingcat e l’ha rilanciata il Guardian - , si tratta del secondo generale russo ucciso dagli ucraini in una settimana. Alcuni giorni fa, infatti, gli stessi media russi hanno confermato l’uccisione in Ucraina del vicecomandante delle operazioni, il generale Andrei Sukhovetsky, anche lui vicecomandante della 41/ma Armata.

In attesa del quarto round di colloqui fra i delegati russi e ucraini, si attende per giovedì l’incontro ad Antalya, il primo dall’inizio della guerra, fra i due ministri degli esteri nemici, il russo Serghei Lavrov e l’ucraino Dmytro Kuleba. A provare la mediazione, stavolta, dopo il silenzio caduto sul tentativo del premier israeliano Naftali Bennett, è il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan. E mentre si stringe sempre più la morsa delle sanzioni sulla Russia e negli Stati Uniti potrebbe vedere la luce un accordo bipartisan in Congresso per boicottare il petrolio russo, oggi il presidente Emmanuel Macro e il cancelliere tedesco, Olaf Scholz - ha annunciato l’Eliseo - incontreranno in un vertice in videoconferenza il leader cinese Xi Jinping. La speranza è che Pechino, alleato strategico di Mosca, possa tentare qualcosa. Se non un’iniziativa di mediazione, che la Cina eserciti almeno la sua influenza sull’alleato russo.

 

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