Il monitoraggio

Rt nazionale sale a 0,95. Il Veneto resta "giallo", ecco chi cambia colore

Il centro di Roma in una foto del 6 febbraio scorso (foto Ansa)
Il centro di Roma in una foto del 6 febbraio scorso (foto Ansa)

L’indice Rt in Italia sale a 0.95. Il dato emerge dal monitoraggio Iss-Ministero Salute. La scorsa settimana l’indice Rt era a 0.84. Secondo la bozza del report Iss-ministero l'indice Rt è superiore a 1 in 7 regioni. Per la seconda settimana, si evidenziano segnali in controtendenza: rallenta il calo dei nuovi casi e si rischia un nuovo rapido aumento diffuso.

Una Regione (Umbria) e una Provincia autonoma (Bolzano) hanno un livello di rischio alto; sono dieci (contro 11 la settimana precedente) le Regioni/PPAA con una classificazione di rischio moderato (di cui cinque ad alto rischio di progressione a rischio alto nelle prossime settimane) e nove con rischio basso

 

I COLORI DELLE REGIONI

Alla luce dei dati del monitoraggio il Veneto rimane in zona giallaTre regioni - Abruzzo, Liguria, Toscana - e la provincia di Trento, passano in zona arancione. Il ministro della Salute Roberto Speranza firmerà nelle prossime ore le ordinanze, valide a partire da domenica. In arancione restano anche l'Umbria e la provincia di Bolzano anche se per entrambe i governatori hanno disposto misure ancora più restrittive. La Sicilia torna in giallo allo scadere dell'ordinanza. 

Con la classificazione arancione del Trentino non ci sarà l'apertura degli impianti di risalita, che era stata prevista il 17 febbraio, non il 15 come altrove, con un'ordinanza già approvata dal presidente Fugatti. Lui stesso però aveva spiegato che il mantenimento della zona gialla sarebbe stato una condizione necessaria per l'apertura.

 

RT

Di seguito il valore dell'Rt nelle varie Regioni (iI valore preso in considerazione per verificare il superamento della soglie di sicurezza dell'1, oltre la quale si va in arancione, e dell'1,25, non si osserva il dato medio ma quello dell'intervallo più basso utilizzato per calcolarlo): Abruzzo 1,22 (1,16-1,28); Basilicata 1,2 (0,98-1,44); Calabria 0,81 (0,73-0,93); Campania 0,8 (0,73-0,91); Emilia-Romagna 0,94 (0,91-0,96); Friuli 0,98 (0,94-1.03); Lazio 0,96 (0,93-0,99); Liguria 1,08 (1,02-1.13); Lombardia 0,97 (0,94-1.01); Marche 0,94 (0,86-1,04); Molise 1,09 (0,79-1,41); Piemonte 0,93 (0,9-0,97); Provincia Bolzano 1,25 (1,2-1,3); Provincia Trento 1,2 (1,12-1,28); Puglia 1,05 (1,01-1,09); Sardegna 0,87 (0,82-0,93); Sicilia 0,66 (0,63-0,69); Toscana 1,1 (1,06-1,16); Umbria 1,2 (1,13-1,26); Val d'Aosta 0,77 (0,58-0,97); Veneto 0,71 (0,68-0,74).

 

INCIDENZA

Nella settimana di monitoraggio Covid in Italia, solo Sardegna e Valle d'Aosta hanno un'incidenza settimanale sotto i 50 casi per 100.000 abitanti (soglia oltre la quale il servizio sanitario ha mostrato i primi segni di criticità); l'incidenza supera invece la soglia di 250 casi per 100.000 abitanti in tre casi: PA Bolzano (770,12 per 100.000 abitanti) PA Trento (254,85 per 100.000 abitanti) e Umbria (283,28 per 100.000 abitanti). L'incidenza a livello nazionale negli ultimi 14 giorni rimane sostanzialmente stazionaria: 269,79 per 100.000 abitanti (25/1-07/2) contro 273,01 precedente.

 

OSPEDALI

Diminuisce da 7 a 5, il numero di Regioni e province autonome che hanno un tasso di occupazione delle terapie intensive e dei reparti sopra la soglia critica.  Nelle terapie intensive il valore nazionale è sotto la soglia critica del 30%, a quota 24%.

«Complessivamente - si legge - il numero di persone ricoverate in terapia intensiva è in diminuzione da 2.214 (2 febbraio 2021) a 2.143 (9 febbraio 2021); il numero di persone ricoverate in aree mediche è anche in diminuzione, passando da 20.317 a 19.512», sempre dal 2 al 9 febbraio.

Tuttavia, «tale tendenza a livello nazionale sottende forti variazioni inter-regionali - rilevano gli esperti - con alcune regioni dove il numero assoluto dei ricoverati in area critica ed il relativo impatto, uniti all'incidenza, impongono comunque misure restrittive». Proprio in virtù di tali variazioni fra aree del Paese, «in alcuni contesti - avvertono Iss e ministro - un nuovo rapido aumento nel numero di casi potrebbe rapidamente portare ad un sovraccarico dei servizi sanitari, in quanto si inserirebbe in un contesto in cui l'incidenza è ancora molto elevata e sono ancora numerose le persone ricoverate per Covid-19 in area critica».