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Mascherine, la protesta dei cinema: «Un accanimento incomprensibile»

Mascherine al chiuso, la protesta degli esercenti dei cinema
Mascherine al chiuso, la protesta degli esercenti dei cinema
Mascherine al chiuso, la protesta degli esercenti dei cinema
Mascherine al chiuso, la protesta degli esercenti dei cinema

«È inaccettabile che sia ancora lo spettacolo l’unico a pagare una pesante e ormai non più sostenibile né comprensibile penalizzazione in materia di protocollo Covid!». A sottolinearlo, in una nota, è l’Anec, l’associazione nazionale esercenti cinema. «Le anticipazioni sulle misure che saranno parte dell’ordinanza che farà da ponte al decreto, vedono una generica raccomandazione per tutte le attività, comprese realtà commerciali sicuramente molto affollate e con elevate possibilità di contatto fra le persone, mentre si obbligano i cinema a imporre la Ffp2, nemmeno le chirurgiche già concesse alle discoteche». «Si dichiari dunque pubblicamente che si intende condannare definitivamente e senza appello un comparto, lo spettacolo cinematografico in sala, intendendo favorire senza se e senza ma gli sfruttamenti in piattaforma dei film - continua l’associazione -. Sono due anni che con senso di responsabilità gli esercenti hanno preso atto delle stringenti misure, applicate ogni volta in prima istanza ai cinema, ma adesso l’accanimento non è più comprensibile. La filiera ha evidente la profonda crisi del cinema in sala che colpisce pesantemente e maggiormente le produzioni nazionali, e anziché procedere nell’indirizzo di sostegno, si operano soluzioni che affossano e basta».

Il 2020 - si ricorda - ha registrato perdite del 71% rispetto al 2019, il 2021, unico paese in Europa che ha registrato perdite, ha chiuso con una diminuzione sul 2020 del 12% e il 2022 dopo 4 mesi registra perdite del 60% sul 2019. «Nessun settore è in grado di resistere a numeri disastrosi di questo livello e, giunti a questo punto, è evidente che non si tratta più di un tema di salute ma di volontà politica incomprensibile e unicamente dannosa per il settore».

«Chiediamo assunzione di responsabilità al Consiglio dei ministri - conclude l’Anec - per evitare ulteriore danno all’esercizio cinematografico, in vista di due mesi che vedranno arrivare in sala alcuni blockbuster di forte appeal che potrebbero consentire un ritorno in sala di pubblico».

 

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