Crisi di governo

Conte incassa la fiducia al Senato: 156 sì, 140 no, 16 gli astenuti. Salvini e Meloni: «Ci rivolgeremo al Colle»

Il video non può essere visualizzato in quanto non è stata accettata la cookie policy.
Senato, la diretta

AGGIORNAMENTO ORE 22.33 - IL SENATO VOTA LA FIDUCIA: 156 SÌ. Il premier Giuseppe Conte ottiene 156 sì alla fiducia sulle sue comunicazioni in Senato. I no sono stati 140, 16 gli astenuti. I senatori presenti erano 313, i votanti 312.

 

ORE 22.30 - DUE SENATORI RIAMMESSI AL VOTO. I senatori Lello Ciampolillo, ex parlamentare del M5s, e Riccardo Nencini di Italia viva sono stati riammessi al voto sulla fiducia al governo, nell’aula del Senato. L’ha annunciato la presidente Elisabetta Casellati dopo la verifica fatta dai senatori questori.

 

ORE 22.11 - SALVINI E MELONI: «CI RIVOLGEREMO AL COLLE». «Ci rivolgeremo a Mattarella: c’è un governo che non ha la maggioranza al Senato e sta in piedi con chi cambia casacca». Lo annuncia il leader della Lega, Matteo Salvini al Tg1. Parole ribadite poco dopo Giorgia Meloni, leader di FdI: «Ho sentito Salvini e sentirò Berlusconi. Insieme dobbiamo chiedere un colloquio al presidente della repubblica, andare a trovarlo per chiedere come intenda affrontare le prossime settimane. L’unica cosa che non si può fare è fingere che tutto vada bene»

 

ORE 22 - CAOS AL SENATO PER IL VOTO DELL'EX M5S CIAMPOLILLO. Anche la seconda chiama nell’Aula del Senato sulla fiducia al Governo Conte si è conclusa, ma ancora l’esito tarda ad arrivare. Il senatore del gruppo misto, ex M5S, Alfonso Ciampolillo ha chiesto di poter votare ma il presidente del Senato Elisabetta Casellati aveva già dichiarato chiusa la votazione. Al momento si stanno riunendo i senatori questori per decidere il da farsi. «È un voto importante, meglio chiarire ogni dubbio», ha detto Casellati. 

 

ORE 21.30 - VIA AL VOTO: DUE SÌ DA FI. In corso la conta al Senato. 

La senatrice di Forza Italia-Udc, Maria Rosaria Rossi ha votato la fiducia al governo; anche Andrea Causin, senatore di Forza Italia ha votato la fiducia al governo nell'aula del Senato. Drago, Martelli e Giarrusso (Misto) votano no. No anche di Paola Binetti, senatrice Udc, e di Minuto FI. I senatori di Italia Viva, con Matteo Renzi e l'ex ministra Teresa Bellanova in testa, come detto si sono astenuti. 

Intanto Antonio Tajani, vicepresidente di Forza Italia, ha detto che Causin e Rossi, i due senatori di Fi che hanno votato sì alla fiducia, «sono fuori dal partito: votare con il governo in questo caso non è una questione di coscienza».

 

ORE 19.30 - LA REPLICA DI CONTE.  «Il Covid sta mettendo in ginocchio Paesi anche più strutturati, che hanno investito più di noi nella sanità e dovevano risultare più resilienti. Ma la contabilità dei morti è questione molto delicata. Teniamola fuori dalla contesa politica, perché le polemiche rischiano di essere tristi», ha detto il premier Giuseppe Conte nella replica in Aula al Senato.

Conte ha poi puntato il dito contro Italia Viva. «Sul Recovery occorreva un confronto, un momento collegiale, perché restava il problema di scelte strategiche, tirare fuori la politica, dare una visione. Ma il confronto collegiale si può fare anche con toni tranquilli e leale collaborazione. L’effetto finale è stato bloccare per 40 giorni il Recovery: avremmo potuto incontrarci e in una ventina di giorni dare al Parlamento una versione aggiornata che è stata migliorata anche grazie al vostro contributo, ma grazie a tutte le forze di maggioranza e nessuno può avere la pretesa della verità nelle soluzioni più proficue per il Paese». «Avete ritenuto che la cabina di regia non era accettabile? Ma quando mai non è stata discussa? - ha aggiunto - Il risultato è che ora dobbiamo affrettarci e il lavoro è urgente, perché ce lo chiede anche l’Ue. Quando si sceglie la via del dialogo, e voi lo sapete, non avete mai trovato porte chiuse. A un certo punto avete scelto la strada dell’aggressione e degli attacchi mediatici, avete cominciato a parlare fuori e non dentro. La rispettiamo ma possiamo dire che forse non è la scelta migliore negli interessi del Paese?».

«Certo c’è un problema di numeri: se non ci sono il governo va a casa, non va avanti», ha detto il premier. Che poi ha rispedito al mittente le accuse arrivate da Renzi (e non solo) circa un «mercato indecoroso di poltrone». «Rimpasto? In un’intervista, con un’iperbole avevo detto che i ministri che avevo sono i migliori del mondo, ma io sono il capitano, e il capitano ha sempre il dovere di difendere la sua squadra - ha detto Conte - Voi parlate sempre di poltrone, ma io non mi vergogno di dire che sono seduto su queste poltrone, non ci si deve vergognare se ci si siede con disciplina e onore».

 

ORE 18 - RENZI, SERVE GOVERNO PIU' FORTE. Attesa al Senato per l'intervento del leader di Italia Viva, Matteo Renzi. «Signor presidente, se lei parla di crisi incomprensibile, le spiego le ragioni che hanno portato la nostra esperienza al termine. Non è il governo più bello del mondo: pensiamo ci sia bisogno di un governo più forte, non pensiamo possa bastare la narrazione del 'gli altri paesi ci copiano'. Non è stata aperta ancora una crisi istituzionale perché lei non si è dimesso».

«Lei ha avuto paura di salire al Colle perché ha scelto un arrocco che spero sia utile per lei ma credo sia dannoso per le istituzioni», ha aggiunto Renzi. «La crisi istituzionale non è aperta ma l'Italia vive una crisi sanitaria ed economica» spiega, sottolineando come l'Italia sia il Paese con il «più alto numero di morti di Covid in rapporto alla popolazione». «Sono mesi che chiediamo una svolta, non è vero che siamo stati irresponsabili, siamo stati fin troppo pazienti. Questo è un "kairos", un momento opportuna, ora o mai più si può fare una discussione». «Ha cambiato la terza maggioranza in tre anni, ha governato con Matteo Salvini. Oggi so che è il punto di riferimento del progressismo e ne sono contento, ma ha firmato i decreti Salvini e quota 100. Ora si accinge alla terza maggioranza diversa ma ci risparmi di dire che l'agenda Biden è la sua agenda dopo aver detto che l'agenda di Trump era la sua sua agenda. Se va all'assemblea generale dell'Onu e rivendica il sovranismo, non può dirsi antisovranista, se va alla scuola di Siri e si dice populista, ora non può dirsi antipopulista. Non può cambiare le idee per mantenere la poltrona».

 

ORE 16.45 - VOTO FIDUCIA SLITTA. L'aula del Senato ha sospeso di nuovo la discussione sulla fiducia al governo, per consentire nuovamente le operazioni di sanificazione anzi Covid. A causa di alcuni interventi di senatori che si sono aggiunti in tarda mattinata anticipando altri iscritti, a questo punto potrebbe slittare di almeno mezzora il voto finale, previsto inizialmente verso le 20.30. Approfittando della pausa-sanificazione si è riunita la conferenza dei capigruppo. Il dibattito in Aula riprenderà alle 17.30 con l’intervento del senatore di Italia viva, Matteo Renzi, rinviato rispetto al previsto anche per l’aggiunta di interventi.

 

ORE 11 - AL VIA LA DISCUSSIONE. Concluse le comunicazioni del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, sulla situazione politica, è iniziata nell'Aula del Senato la discussione generale. La replica di Conte è attesa intorno alle 17.30. Poi le dichiarazioni di voto sulla fiducia che sarà chiesta sulle comunicazioni. Intorno alle 19.30 l'avvio del voto il cui esito è atteso intorno alle 20.30.

 

ORE 10.55  Un lungo applauso durato più di un minuto ha segnato la fine dell’intervento di premier Giuseppe Conte nell’aula del Senato. I senatori del Pd e dei 5 Stelle si sono alzati in piedi, brusio dall’opposizione tanto che la presidente Elisabetta Casellati ha richiamato all’ordine e al silenzio, per far cominciare la discussione.

 

ORE 10 - L'INTERVENTO DEL PREMIER CONTE IN SENATO. Di fronte alla pandemia il governo ha dovuto «operare delicatissimi, faticosissimi, bilanciamenti dei princìpi e dei diritti costituzionali. In questi mesi così drammatici, pur a fronte di una complessità senza precedenti, questa maggioranza ha dimostrato grande responsabilità, raggiungendo - certamente anche con fatica - convergenza di vedute e risolutezza di azione, anche nei passaggi più critici». È uno dei passaggi delle comunicazioni del premier Giuseppe Conte nell’Aula del Senato, un discorso che ricalca quello già pronunciato ieri in Aula alla Camera. «Abbiamo coltivato - sottolinea - un costante e serrato dialogo con tutti i livelli istituzionali, a partire dalle Autorità regionali sino a quelle comunali, nella consapevolezza che solo praticando indefessamente il principio di «leale collaborazione» sarebbe stato possibile perseguire strategie di intervento efficaci, considerato - a tacer d’altro - che le competenze in materia di gestione sanitaria sono rimesse primariamente alle Regioni».

«Si è detto che le opere» del decreto semplificazioni «sarebbero ancora bloccate per la designazione dei commissari: innanzitutto la lista c’è ma poi non è così, le opere non sono mai state bloccate, perché i poteri dei commissari sono stati attribuiti dal decreto semplificazioni ai responsabili unici di progetto. Gli appalti di Anas e Fsi sono cresciuti 43,3 mld rispetto ai 39,4 del 2019. È un florilegio ma lo dico: questo è stato possibile grazie alla condivisione, collaborazione, responsabilità in ciascuna forza politica».

In questi giorni ci sono state «continue pretese, continui rilanci concentrati peraltro non casualmente sui temi palesemente divisivi rispetto alle varie sensibilità delle forze di maggioranza. Di qui le accuse, a un tempo di immobilismo e di correre troppo, di accentrare i poteri e di non aver la capacità di decidere. Vi assicuro che è complicato governare con chi mina continuamente un equilibrio politico pazientemente raggiunto dalle forze di maggioranza». «Chiediamo un appoggio limpido, un appoggio trasparente, che si fondi sulla convinta adesione a un progetto politico. Certo i numeri sono importanti, oggi lo sono ancor di più. Questo è un passaggio fondamentale nella vita istituzionale del nostro Paese ed è ancora più importante la qualità del progetto politico». 

«Servono un Governo e forze parlamentari volenterose, consapevoli delle difficoltà che stiamo attraversando e della delicatezza dei compiti - ha rinnovato il proprio appello - servono donne e uomini capaci di rifuggire gli egoismi e di scacciare via la tentazione di guardare all'utile persona. Servono persone disponibili a riconoscere l'importanza della politica. La politica è la più nobile tra le arti e tra i saperi, se indirizzata al benessere dei cittadini. Quando la politica si eclissa questa istanze rischiano di essere ai margini o, peggio di sfociare in rabbia o nello scontro violento».

 

ORE 8 - DOPO IL VOTO DELLA CAMERA TOCCA AL SENATO Forte del risultato ottenuto alla Camera, 321 sì alla fiducia, oltre la maggioranza assoluta, Giuseppe Conte sarà oggi al Senato, dove il passaggio sarà più delicato. Alla prima prova dell’Aula Iv si è astenuta, 259 i contrari. Hanno votato sì cinque deputati ex M5s, il dissidente Andrea Colletti e l’azzurra Renata Polverini, che dice addio a Fi. Conte ha chiesto di voltare pagina, appellandosi ai «volenterosi» di area europeista, impegnandosi per una nuova legge elettorale in senso proporzionale. Per il Pd «la maggioranza assoluta è un fatto politico importante», ma Zingaretti avverte: «La strada è più stretta di quanto si immagini perché non possiamo accettare di tutto». Per Renzi la maggioranza «è risicata».