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Ambiente

Gli effetti del clima impazzito. In Veneto paesaggi mai visti

di Cristina Giacomuzzo
A Venezia i canali sono a secco, al lago di Garda si raggiunge a piedi l’Isola di San Biagio. Le piante già in fiore. Gli agricoltori cambiano semine in vista di un’altra estate siccitosa

Non piove da metà gennaio. Oggi, 23 febbraio, finalmente, sono previste deboli precipitazioni. Ma non abbastanza per tornare alla normalità e far cessare l’allerta siccità. L’ordine dei geologi del Veneto, tramite il presidente Giorgio Giacchetti, lancia l’allarme: «Serve un nuovo modello di gestione delle acque». Ma intanto questo anomalo febbraio entrerà negli annali per i fenomeni che ci sta mostrando.

A Venezia i canali sono a secco

In questi ultimi giorni di Carnevale i turisti a Venezia non hanno scattato foto solo alle maschere, ma anche ai canali perché a secco. Come spiegato nei giorni scorsi, non si tratta di una fenomeno legato direttamente alla scarsità di pioggia, ma alla bassa marea che è da record: meno 70 centimetri sullo zero mareografico contro la media di 30. Risultato? L’acqua nei canali si ritira lasciando visibili le fondamenta di case e palazzi tra fango e odori. Le basse maree non sono una novità, ogni anno si evidenziano tra gennaio e febbraio. Ma sicuramente quella di questi giorni è stata di portata eccezionale.

Sul lago di Garda si raggiunge a piedi l'isola di S. Biagio

E sempre per la siccità, altri turisti ammirati, stavolta al Lago di Garda, sponda bresciana di Manerba, hanno immortalato quel lembo di terra, solitamente sotto acqua, che unisce la riva all’isola di San Biagio. Questo fenomeno accade generalmente nelle estati più aride. Stavolta, in pieno Carnevale, è stato possibile raggiungere a piedi l’isoletta: e nell’ultimo fine settimana è stato boom di visitatori.

Campagna e campi,  si cambia tipo di coltura in vista dell'estate arida

E intanto la primavera avanza veloce, troppo: le piante stanno già germogliando. E gli agricoltori veneti hanno cambiato strategia, come conferma Confagricoltura: «La siccità sta portando a scegliere di seminare meno mais e più frumento e soia per affrontare l’estate che già si preannuncia fortemente arida». Di più. Le superfici coltivate a riso nel corso del 2022 in provincia di Rovigo sono diminuite dell’11%. «Stavolta la situazione sarà ancora peggiore. Prevediamo anche per il 2023 un ennesimo calo», conferma Antonio Bezzi, presidente del Consorzio risicoltori polesani.

Geologi al fronte: «È alle porte un altro periodo siccitoso»

E allora che fare? Giacchetti, presidente dell’Ordine dei geologi, parla di una «situazione di siccità anomala». E spiega: «Stiamo assistendo al calo dei livelli dei fiumi: zone normalmente sommerse ora sono a secco. Il manto nevoso, riserva idrica naturale, è diminuito nello spessore e si è spostato a quote sempre più alte. Tutto ci fa capire che dovremo fronteggiare un altro periodo siccitoso dovuto al calo delle piogge. O meglio: le precipitazioni medie annue non sono diminuite, ma sono variate di intensità e distribuzione. Cioè, di fronte a piogge intense e brevi, l’acqua non riesce a infiltrarsi. La situazione è complessa e richiede un nuovo modo di gestire le acque. In più il quadro normativo è confuso. Gli uffici del Genio civile, poi, non hanno in organico geologi che possano controllare cosa avviene sul territorio o valutare i progetti che vengono presentati. Serve una reazione immediata».

I rischi climatici: inondazioni seguite da siccità

E se non si farà qualcosa subito, saranno guai. Lo conferma anche uno studio di Xdi, società che analizza il rischio climatico al 2050. Il Veneto spicca a livello mondiale ed è la quarta regione in Europa. Si prevedono inondazioni intervallate a periodi di forte siccità

Il senatore Udc, Antonio De Poli, al question time di oggi, presenterà al Governo un’interrogazione al ministro dell’Ambiente, Gilberto Picchetto Fratin: «La crisi idrica in Veneto è grave - denuncia il senatore -. È il momento di intervenire. Secondo dati ufficiali, la falda del fiume Brenta ha subito una decrescita di 10 metri in un anno. Serve un Piano strategico nazionale con interventi per realizzare invasi e non sprecare acqua. E controlli nella rete di acquedotti per contrastare perdite. Servono interventi strutturali urgenti».

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