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Omicidio Giulia Cecchettin

I genitori di Filippo Turetta: «Non siamo una famiglia patriarcale. Forse voleva solo rapirla»

Nicola Turetta e la moglie Elisabetta, papà e mamma di Filippo, in carcere in Germania per l'omicidio di Giulia Cecchettin: «Proviamo un dolore immenso»
Fiori, palloncini e biglietti all'esterno dell'abitazione di Giulia Cecchettin, a Vigonovo (Venezia) (Foto ANSA/ MICHELE GALVAN)
Fiori, palloncini e biglietti all'esterno dell'abitazione di Giulia Cecchettin, a Vigonovo (Venezia) (Foto ANSA/ MICHELE GALVAN)
Fiori, palloncini e biglietti all'esterno dell'abitazione di Giulia Cecchettin, a Vigonovo (Venezia) (Foto ANSA/ MICHELE GALVAN)
Fiori, palloncini e biglietti all'esterno dell'abitazione di Giulia Cecchettin, a Vigonovo (Venezia) (Foto ANSA/ MICHELE GALVAN)

«Proviamo un immenso dolore per la povera Giulia. Siamo vicini alla sua famiglia, siamo devastati per quello che è accaduto. Ci fa male vederci additare come genitori inadeguati, come una famiglia simbolo del patriarcato. Non lo siamo mai stati, non è quello che abbiamo insegnato a nostro figlio». A dirlo, in un'intervista al Corriere della Sera, Nicola Turetta e la moglie Elisabetta, papà e mamma di Filippo, in carcere in Germania per l'omicidio di Giulia Cecchettin.

Nicola Turetta, padre di Filippo (ANSA)
Nicola Turetta, padre di Filippo (ANSA)

E in merito all'ipotesi di premeditazione del delitto, il papà di Filippo afferma: «Mi sembra impossibile. Ma poi dicono dello scotch, del coltello, non so cosa pensare... Forse voleva sequestrarla per non farle dare la tesi e poi la situazione è degenerata. Non so darmi una risposta».

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Alla domanda sul perché il figlio abbia ucciso la ragazza risponde: «Secondo noi, ripeto, gli è scoppiata qualche vena in testa. Non c'è davvero una spiegazione. Parlano di possesso, maschilismo, incapacità di accettare che lei fosse più brava di lui. Non è assolutamente niente di tutto questo. Io sono convinto che qualcosa nel suo cervello non abbia più funzionato».

 

 

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