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I rilievi dei Ris

Omicidio Giulia Cecchettin, le prime analisi sulla Punto di Filippo Turetta. «Sangue ovunque»

Analisi bloodstain pattern per capire se la giovane è stata uccisa in auto
La Fiat Punto di Filippo Turetta ripresa da una telecamera stradale
La Fiat Punto di Filippo Turetta ripresa da una telecamera stradale
La Fiat Punto di Filippo Turetta ripresa da una telecamera stradale
La Fiat Punto di Filippo Turetta ripresa da una telecamera stradale

Aggiornamento mercoledì 10 gennaio 2024

Le prime analisi dei Ris hanno trovato molto sangue sul sedile posteriore della Fiat Grande Punto di Filippo Turetta, sulla quale il 22enne ora in carcere ha trasportato il corpo di Giulia Cecchettin, dopo averla assalita.

Dall'auto sono stati estratti i primi campioni, ma per capire se la ragazza di Vigonovo sia stata uccisa con le ultime coltellate nell'auto, oppure fosse già morta quando l'ex fidanzata l'ha caricata sulla Punto, dopo l'agguato a Fossò, dovrà essere effettuata dai carabinieri la bloodstain pattern analysis, la tecnica che studia forma ed eventuale traiettoria seguita del sangue, per la cui effettuazione i Ris attendono l'incarico dal pm Paolo Petroni. È una tecnica che consente di ricavare l'origine e l'azione che ha provocato il sanguinamento.

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Intanto si avvicina (potrebbe essere la prossima settimana) - secondo la stampa locale - la data del conferimento da parte del pm dell'incarico ai consulenti per l'analisi delle tracce di sangue e degli altri oggetti - un coltello, i sacchi neri, ed un telefono - trovati nell'auto di Filippo. Accertamenti irripetibili ai quali parteciperanno anche i consulenti tecnici nominati dalle parti, i difensori di Turetta, e i legali della famiglia Cecchettin.

Nel carcere veronese di Montorio Filippo Turetta continua a trascorrere le sue giornate, senza grandi cambiamenti. Il giovane è tuttora rinchiuso nella sesta sezione, quella dell'infermeria, in cui stato collocato fin dal suo arrivo in Italia.

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Giovedì 14 dicembre

La Fiat Punto con cui Filippo Turetta è fuggito dopo aver ucciso Giulia Cecchettin arriverà domani sera, 15 dicembre, in Italia. L'auto, sequestrata sull'autostrada A9 in Germania nei pressi di Lipsia dove è stato arrestato l'ex fidanzato della studentessa, sarà portata dalla polizia di Halle direttamente nei laboratori del Ris dei Carabinieri di Parma, dove saranno effettuati gli accertamenti.

L’auto di Filippo Turetta da domani all’esame del Ris

Si tratterà di una fase particolarmente delicata e importante dell’indagine. Si prenderanno, tra l’altro, in esame le tracce di sangue presenti sull’auto che potrebbero rivelarsi utili per ricostruire con esattezza in termini forensi le modalità dell’aggressione omicida. Per valutare quando sono state sferrate le coltellate.

All'interno dell'auto sarebbero stati trovati il coltello, con una lama di 12 centimetri che si ritiene sia l'arma usata per l'omicidio, oltre ad altri elementi - i sacchetti di nylon neri, uguali a quelli trovati accanto al corpo della studentessa, e il nastro adesivo. Gli investigatori potranno inoltre analizzare il telefonino rinvenuto nel veicolo, che potrebbe essere quello di Giulia.

Il giorno in cui è previsto il rientro dell’auto di Turetta a Parma, si terrà anche un vertice tra polizia tedesca e austriaca.

Nuovi messaggi di Giulia confermano l’ossessione di controllo dell’ex fidanzato

«Ho avuto paura di Filippo». È la confidenza che Giulia Cecchettin aveva fatto alla sua amica più cara, Giulia Zecchin. Lo ha rivelato la stessa ragazza ieri sera, 13 dicembre, in una intervista rilasciata alla trasmissione Chi l'ha visto. «Lui le aveva riformulato la richiesta di tornare insieme - racconta Zecchin - e lei aveva rifiutato, al che Filippo aveva avuto una reazione spropositata: si era alzato e aveva ha sbattuto le mani sul tavolo. E Giulia mi aveva detto, "per fortuna eravamo in mezzo ad altre persone, perché ho avuto paura"».

Sempre alla trasmissione della Rai sono state mostrate altri messaggi della chat tra Filippo e Giulia.

 

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Mercoledì 13 dicembre

La laurea in memoria di Giulia sarà consegnata il 2 febbraio alla famiglia

Il Senato Accademico dell'Università di Padova ha approvato la delibera che conferisce il titolo in ingegneria biomedica alla 22enne, uccisa dall'ex fidanzato Filippo Turetta pochi giorni prima della discussione della tesi. La laurea in memoria di Giulia Cecchettin sarà consegnata alla famiglia durante una cerimonia che si terrà il 2 febbraio.

Bernini: «Siamo tutti coinvolti nel contrasto alla violenza contro le donne»

Questo il commento del ministro dell’Università Annamaria Bernini su X, che già subito dopo la notizia del delitto della giovane studentessa aveva dichiarato: «Giulia sarà dottore in ingegneria, lo merita». 

 

 

 

«Il Senato Accademico di Padova ha approvato la delibera che le conferisce il titolo alla memoria. Questo non riempie l’enorme vuoto che la sua tragedia ha lasciato nella famiglia, nella comunità e in tutti noi. La laurea sarà sua, l’ha guadagnata, le mancava solo la discussione e siamo profondamente onorati e grati alla famiglia per averci permesso di darle il riconoscimento che le spetta di diritto. Educhiamo i nostri ragazzi al rispetto. Educhiamoli ai sentimenti. Per il contrasto alla violenza contro le donne siamo tutti coinvolti. Non c’è altra strada. Grazie al papà, alla sorella e al fratello di Giulia per l'impegno e le parole che in queste settimane stanno spendendo per la comunità».

 

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Domenica 10 dicembre

Insulti e minacce web a Gino ed Elena Cecchettin, prime querele

Non solo un mare d'affetto e solidarietà: la famiglia di Giulia Cecchettin ha già presentato due denunce per gli insulti sul web e sui social nei confronti dei parenti della studentessa uccisa dall'ex fidanzato Filippo Turetta e per le minacce ricevute. Il legale di Gino Cecchettin (stasera, 10 dicembre, il padre di Giulia sarà da Fabio Fazio a "Che tempo che fa"), Stefano Tigani, ha confermato all'Ansa di aver presentato una querela per diffamazione alla Polizia postale a nome del padre della ragazza, per i messaggi diffamatori molto pesanti.

Una seconda querela per diffamazione, secondo quanto si apprende, è stata fatta invece da Elena, la sorella di Giulia, nei confronti del consigliere regionale del Veneto ed ex consigliere della lista Zaia, Stefano Valdegamberi.

 

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Venerdì 8 dicembre

Filippo Turetta aveva raccontato ad un terapeuta, da fine settembre, delle angosce che gli aveva procurato l'abbandono da parte di Giulia, e anche dei problemi nel suo percorso universitario.

Ma dopo questi incontri, 5 in tutto, il suo stato psicologico non era migliorato. E quando avrebbe dovuto presentarsi all'ultima visita, il 17 novembre, il 22enne era già latitante, dopo l'assassinio dell'ex fidanzata. Filippo, pare su sollecitazione della stessa Giulia, e dei familiari, aveva chiamato lui stesso il Cup dell'Usl 6 di Padova per prenotare i colloqui.

Tutto inutile, perché il 17 novembre, appunto, il giovane era già latitante da una settimana, con la polizia di mezza Europa alle calcagna.

La Punto torna in Italia

Una fuga di mille chilometri, da Fossò (Venezia) a Lipsia sulla Fiat Punto nera, ancora in custodia della polizia tedesca, che adesso, fonti italiane, dicono che andranno a prelevare per riportarla qui entro metà dicembre; forse quindi la prossima settimana. A quel punto le indagini potrebbero vedere un balzo in avanti. Perché sull'auto sono stati trovati il coltello, con una lama di 12 centimetri che si ritiene sia l'arma usata per l'omicidio, oltre ad altri elementi - i sacchetti di nylon neri, uguali a quelli trovati accanto al corpo della studentessa, e il nastro adesivo - che potrebbero aver peso se l'accusa deciderà di contestare la premeditazione.

Gli investigatori potranno inoltre analizzare il telefono rinvenuto nell'auto, che potrebbe essere quello di Giulia. Resta in calendario anche un incontro tra carabinieri e le forze dell'ordine tedesche e austriache, per una ricostruzione puntuale dell'itinerario seguito da Turetta nella fuga dall'Italia. Nel frattempo escono altre conferme sul pensiero 'tossico' che guidava Filippo nelle ultime fasi del rapporto con l'ex fidanzata.

I messaggi alla sorella

Nei messaggi che inviava prima della scomparsa di Giulia, Turetta faceva continua pressione sulla sorella di lei, Elena, perchè la convincesse a rispondergli. "Ciao scusa, puoi far accendere il telefono alla Giulia e farglielo lasciare acceso?", scriveva a Filippo. E quando poi Elena rispondeva con un secco "no", aggiungeva: "Perché?! Non è giusto, non può non cagarmi per tutte ste ore. Mi aveva promesso ieri che mi scriveva durante la giornata... Dille almeno che le ho scritto".

Filippo è rinchiuso nella sezione infermeria del carcere veronese di Montorio, controllato per prevenire il rischio di gesti autolesionistici. La Procura di Venezia non prevede per ora nuovi interrogatori. La perizia psichiatrica - se verrà chiesta al gup, o nel corso del dibattimento - è un'arma che la difesa valuterà più avanti. In ipotesi, la difesa potrebbe chiedere al giudice una perizia per stabilire lo stato mentale dell'imputato al momento della commissione del fatto.

Parziale incapacità di intendere

Questo per comprendere se l'attuazione del reato sia stata condizionata o meno da una condizione psicopatologica, o una seppur parziale incapacità di intendere e di volere nel momento del fatto. Cosa che potrebbe aprire la strada alle attenuanti, per evitare la pena massima dell'ergastolo. Delle parole sul "difficile perdono" dette dal papà di Giulia, Gino Cecchettin, parleranno forse i genitori di Filippo, Nicola ed Elisabetta, quando torneranno a incontrare il figlio in carcere.

Il parroco di Torreglia, don Franco Marin, uno delle poche persone in contatto con i Turetta, ha spiegato che i genitori hanno provato grande rammarico per non aver potuto partecipare, causa l'enorme pressione mediatica, ai funerali della ragazza. Quanto alla riflessione del papà di Giulia sul perdono e la citazione evangelica, il sacerdote ha detto: "Non farei l'esegesi delle parole di Gino Cecchettin sul perdono. Sul passo di Gesù e i suoi carnefici: io ho colto il 'cuore' di quel messaggio, la necessità della compassione, di patire con chi sta patendo".

 

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Mercoledì 6 dicembre

«Il perdono? È una cosa veramente difficile. Neanche Gesù ha perdonato i suoi carnefici, ha chiesto a Dio di farlo. Sarà difficile». Così Gino Cecchettin, il papà di Giulia, ha risposto sul tema del perdono a Filippo Turetta, parlando ai microfoni della trasmissione di Rai1 "Storie italiane". «Non lo so.... - ha proseguito nella riflessione - Un conto è non provare rabbia, un conto è non provare ira. Il perdono è un passo superiore. Sarà difficile».

«Spero che Filippo si renda conto di quello che ha fatto», ha detto ancora Gino Cecchettin. Parlando del ragazzo accusato della morte di Giulia, Cecchettin si è augurato che un domani possa dare agli altri che sono in difficoltà un messaggio per evitare si ripetano fatti del genere. «Ai genitori di Flippo do un grande abbraccio, perché come dicevo ieri, forse io tornerò a danzare sotto la pioggia, quindi, farò un sorriso, per loro sarà molto più difficile. Quindi hanno tutta la mia comprensione, il mio sostegno», ha concluso. 

Tv spenta nella cella di Filippo durante i funerali

Padova (e non solo) si è fermata per l'addio a Giulia Cecchettin ma negli uffici dei pm di Venezia e degli investigatori si è continuato a lavorare: sui prossimi step che aiuteranno a scrivere la verità sul femminicidio della ragazza di Vigonovo e sulla figura di Filippo Turetta, l'ex fidanzato reo confesso dell'omicidio, in carcere dal 25 novembre a Verona dopo essere stato estradato dalla Germania.

Nessuno della sua famiglia ha partecipato ai funerali e neanche il 22enne, secondo quanto si apprende, ha seguito le esequie: in carcere avrebbe potuto farlo grazie alle dirette tv se l'avesse voluto, ma la televisione in cella sarebbe rimasta spenta, come quelle degli altri detenuti della sezione.

Già svolto l'interrogatorio di garanzia da parte della gip Benedetta Vetuli e quello investigativo del pm Andrea Petroni, titolare del fascicolo per omicidio volontario e sequestro di persona, per aggiungere nuove tessere alle indagini si attende soprattutto l'arrivo in Italia della Fiat Punto nera di Filippo, sotto custodia della polizia tedesca da sabato 18 novembre, quando la fuga si è conclusa su una autostrada vicino a Lipsia.

L'auto sarà riportata in Italia solo dopo il 10 dicembre ma prima di quella data dovrebbe tenersi un summit tra investigatori italiani, tedeschi e austriaci - in quest'ultimo paese sono infatti state segnalate le ultime tracce di Turetta prima dell'arresto - per fare il punto sulle indagini.

La Punto nera di Turetta

La vettura è un elemento centrale per la ricostruzione del delitto: è su quella macchina che si è consumata la parte finale dell'aggressione a Giulia, nella zona industriale di Fossò, sabato 11 novembre, verso le 23.30; ed è lì che probabilmente la giovane ha subito la coltellata mortale alla base del collo, che ne ha causato in pochi minuti la morte per dissanguamento.

L'interno dell'auto non è ancora stato analizzato nel dettaglio. Si sa che è stato rinvenuto nell'abitacolo dello scotch del tutto simile a quello del quale era stata repertata una traccia, assieme ad una ciocca di capelli, a Fossò. E nell'auto c'è anche un cellulare, non è ancora chiaro se sia quello di Filippo o di Giulia.

Le tracce biologiche e il cellulare

E poi ci sono da effettuare le comparazioni, i raffronti tecnici tra le macchie ematiche e le tracce biologiche rimaste sull'auto, e l'esito dell'esame autoptico sul corpo di Giulia eseguito giovedì scorso all'istituto di medicina legale di Padova. Per questo le analisi del Ris di Parma sull'auto e sugli oggetti trovati all'potrebbero far luce sui punti ancora oscuri dell'indagine, consentendo all'accusa di avvalorare o meno l'aggravante della premeditazione.

Intanto Filippo, nella sua cella di Montorio, sta facendo i conti con la difficile realtà del carcere. Aspetta. Non avrà a breve altri colloqui con i genitori, che l'hanno incontrato per la prima volta domenica scorsa, per un'ora. E non sa neppure se ci sarà una nuova visita del pm di Venezia: gli inquirenti hanno detto di ritenere esaustivo l'interrogatorio di nove ore reso da Turetta quattro giorni fa e per ora non ne sono stati programmati altri.

 

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Martedì 5 dicembre

In migliaia a Padova per i funerali di Giulia Cecchettin

In migliaia hanno preso parte, a Padova, ai funerali di Giulia Cecchettin, la 22enne di Vigonovo (Venezia) uccisa dall'ex fidanzato Filippo Turetta. «Che la memoria di Giulia ci ispiri a lavorare insieme contro la violenza, che la sua morte sia la spinta per cambiare», il messaggio letto da papà Gino in chiesa. Un forte applauso, grida, campanelli e chiavi scosse verso il cielo hanno salutato la bara bianca al termine del rito funebre.

 

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Lunedì 4 dicembre

I funerali di Giulia Cecchettin si svolgeranno domani, martedì 5 dicembre, alle 11 a Padova, nella basilica di Santa Giustina. Le esequie, fa sapere la Diocesi, saranno presiedute dal vescovo di Padova, Claudio Cipolla. La celebrazione sarà trasmessa in diretta televisiva dal Tg1 a partire dalle ore 10.50

I funerali di Giulia Cecchettin si svolgeranno nella Basilica di Santa Giustina a Padova (Foto ANSA)
I funerali di Giulia Cecchettin si svolgeranno nella Basilica di Santa Giustina a Padova (Foto ANSA)

Turetta può guardare tv in carcere e seguire la diretta

Nel carcere di Verona Filippo Turetta gode dei diritti riconosciuti a tutti i reclusi, e può quindi guardare anche la tv. Se domani lo vorrà, spiegano fonti qualificate all'Ansa, nulla vieta che possa assistere alle dirette televisive che trasmetteranno i funerali di Giulia, a Padova. «È un detenuto come gli altri, e si rende conto di quello che ha fatto» spiegano le stesse fonti. «Sta prendendo le misure con la realtà del carcere, che la prima volta è uno shock». Il 22enne è in cella con un detenuto di 50-60 anni, un "angelo custode", che in accordo con la direzione ha accettato di "seguirlo". 

L'appello di Zaia: «Facciamo rumore per Giulia»

«Faccio un appello ai veneti: diamo un segnale durante le esequie di Giulia. Chi può abbassi la serranda, chi può spenga le luci alle 11, per 5, 10 minuti o anche per un'ora». Lo ha detto stamani a Venezia il presidente del Veneto, Luca Zaia, in merito ai funerali di Giulia Cecchettin, che saranno celebrati domani a Padova. Il governatore chiede che i veneti facciano qualcosa: «Suoniamo i clacson - ha aggiunto -, ognuno nel suo piccolo dia un segnale. Questo dev'essere lo spartiacque, che è culturale nell'approccio, altrimenti andrà a finire che Giulia sarà dimenticata», ha concluso.

«Il caso di Giulia ci aiuti a scovare i trogloditi che credono le donne inferiori»

«Penso che questa vicenda rappresenti un grande spartiacque, fino in fondo, perché è l'acquisizione di una nuova coscienza rispetto a questo tema, e perché non vogliamo che Giulia sia solo derubricata come la vittima di femminicidio numero 105», ha detto ancora Zaia. Con questa triste vicenda, ha aggiunto il governatore, «potremmo raggiungere due obiettivi: scovare i trogloditi che pensano che la donna sia un essere inferiore, perché non credo che in Italia ci sia una società patriarcale, e identificare come comunità le menti malate, perché i segnali sono sempre quelli: stalking, molestie digitali, violenze sessuali. Questi temi devono far partire campanelli d'allarme», ha concluso Zaia.

 

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Domenica 3 dicembre

Filippo Turetta ha incontrato i genitori in carcere

I genitori di Filippo Turetta sono usciti dal carcere di Montorio alle 13.20, dopo un’ora di colloquio con il figlio. Era la prima volta che si incontravano dopo quel tragico 11 novembre. Sono arrivati a Verona a bordo di una Polo bianca e hanno parcheggiato all’interno del carcere. All’uscita sono sfilati senza rilasciare dichiarazioni.

Più volte il ventunenne in carcere aveva chiesto di poter incontrare i suoi genitori. L'incontro era già stato autorizzato per mercoledì scorso dal gip ma era saltato per la necessità di un supporto psicologico per Filippo Turetta e i suoi genitori in vista del faccia a faccia.

Le parole del padre di Giulia Cecchettin

Intanto, con poche parole, dal tono dolce, Gino Cecchettin ha parlato così, davanti a casa a Vigonovo, del funerale della figlia Giulia, uccisa da Filippo: «Il funerale sia messaggio di partecipazione». «Abbiamo scelto una chiesa grande affinché arrivi un messaggio di grande partecipazione, lo abbiamo voluto così perché arrivi questo monito». 

Esequie che si terranno martedì, 5 dicembre, nella basilica di Santa Giustina a Padova. «Sto preparando un messaggio scritto che leggerò quel giorno - ha aggiunto -. Non sono bravo con le parole, chiedetemi semmai di elettronica ... ma sto cercando di dire le cose al meglio».

 

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Sabato 2 dicembre

I funerali di Giulia Cecchettin il 5 dicembre a Padova

Nel frattempo è stata fissata la data dell'ultimo saluto a Giulia Cecchettin: i funerali della ragazza saranno celebrati martedì 5 dicembre, alle ore 11 nella Basilica di Santa Giustina a Padova. Lo si legge nelle epigrafi già affisse stamane a Vigonovo, il paese di Giulia.

Il nulla osta della Procura al rilascio della sala alla famiglia, dopo l'autopsia di ieri, è atteso in queste ore. «Il tuo sorriso il regalo più bello, il tuo amore un messaggio per il mondo», si legge nell'epigrafe.

Santa Giustina è una chiesa capace di ospitare migliaia di persone, affacciata su Prato della Valle, una piazza vastissima che permettere a molti di seguire la cerimonia, su maxi schermi, anche all'esterno della basilica.

Al termine del rito funebre a Padova, è previsto alle ore 14 un momento di preghiera nella chiesa parrocchiale di Saonara (Padova), paese di origine della famiglia di Giulia. Domani sera, domenica, sempre a Saonara, si terrà una veglia di preghiera in suffragio.

Zaia: «Tutto il Veneto sarà in lutto»

«Per l’intera giornata, in tutto il Veneto sarà lutto regionale: un impegno da me assunto all’indomani del ritrovamento del corpo di Giulia, a Barcis, per onorare la memoria di questa giovane vittima di una violenza inaudita», l'annuncio del governatore del Veneto Luca Zaia. «Chiedo a tutte le istituzioni di esporre la bandiera a mezz’asta, e ai negozianti di osservare un momento di chiusura durante le esequie».

L'autopsia: uccisa con 20 coltellate. Giulia è morta dissanguata

L'esame, iniziato venerdì alle 9.30, è terminato alle 23.40. Lo si apprende da fonti qualificate. Una durata, si spiega, dovuta alla complessità e al gran numero di accertamenti tramite i quali i periti hanno risposto ai quesiti della Procura. Le cause della morte di Giulia - viene sottolineato dalle fonti - vanno riferite in ogni caso alla lesività delle coltellate ricevute dalla giovane, non tanto al numero dei fendenti o ai traumi, come quello cranico, riportato da Giulia cadendo a terra nella zona industriale di Fossò, nella parte finale dell'aggressione da parte di Turetta.

 

Turetta confessa: "la volevo per me, omicidio terribile"

 

Sul corpo di Giulia l'esame non avrebbe rivelato tracce evidenti, né sulla bocca né sulle mani, di legature con lo scotch. Un pezzo di nastro adesivo - che Filippo aveva acquistato on line prima dell'omicidio - era stato rinvenuto, con tracce di capelli, nella zona della seconda aggressione compiuta da Turetta.

Quanto agli altri traumi vi sarebbe conferma di una frattura cranica sulla vittima, dovuta alla caduta a terra di Giulia, sempre a Fossò, causata dalla furia dell'indagato. Questa ferita però non sarebbe stata da sola determinante nel decesso, avvenuto per dissanguamento.

Turetta al pm: «La volevo per me, omicidio terribile»

"L'amavo, la volevo per me, non accettavo che fosse finita». E' questo il senso delle parole che avrebbe detto al pm Filippo Turetta nel corso dell'interrogatorio di ieri durato nove ore. Il 21enne, come già fatto nelle dichiarazioni al gip, avrebbe affermato di voler «pagare e scontare la pena per le mie responsabilità di un omicidio terribile».

Silenzi, lunghe pause ma anche, soprattutto, risposte. Un interrogatorio fiume. Filippo Turetta, ieri nel carcere di Montorio, è rimasto per circa nove ore davanti al pm Andrea Petroni dando una propria versione dei fatti. A differenza di martedì scorso, infatti, il ventunenne accusato dell’omicidio dell’ex fidanzata Giulia Cecchettin, ha scelto di parlare.

Nel racconto fornito ieri da Turetta ci sono pure alcune incongruenze verificate con domande precise, a fronte di parecchi «non ricordo». E quel «mi è scattato qualcosa in testa» per spiegare l'orrore dello scorso 11 novembre.

 

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Giovedì 30 novembre

«Devi stare con me, non con le tue amiche». Così, anche dopo la fine della loro relazione quando lei aveva deciso di lasciarlo, Filippo Turetta avrebbe manifestato, con sempre «più insistenza» nell'ultimo periodo, la sua ossessiva volontà di «possesso» nei confronti di Giulia Cecchettin. Lei che era ad un passo dal laurearsi, che aveva il desiderio di diventare illustratrice di libri per bambini e che provava a stargli vicino perché lui le diceva che pensava «solo ad ammazzarsi», con una sorta di ricatto psicologico.

Nelle ultime settimane, prima che lei l'11 novembre venisse uccisa da Turetta, tra l'altro, alcuni atteggiamenti e comportamenti dell'ex fidanzato ed episodi specifici avevano portato la 22enne ad avere sempre più «ansia e paura» che le potesse accadere qualcosa. Un quadro inquietante, se rianalizzato adesso, e che anche il padre Gino aveva tracciato nella denuncia di scomparsa, rubricata come allontanamento volontario, quella domenica mattina, basandosi sui racconti della sorella Elena e spiegando che quel ragazzo da «tranquillo ma un po' introverso» era diventato «insistente e possessivo».

Dai messaggi e audio risulta che Giulia era sempre più spaventata 

Ora dai messaggi e dagli audio che i legali della famiglia della studentessa, gli avvocati Stefano Tigani e Nicodemo Gentile, stanno raccogliendo - nell'ambito di autonomi accertamenti per aiutare le indagini della Procura di Venezia - risulta che Giulia era sempre più spaventata e che Turetta le avrebbe rinfacciato di passare troppo tempo con la famiglia invece che con lui e di trascurarlo a favore delle amiche, di cui era «geloso».

Le analisi sui telefonini ritrovati di Giulia e Filippo

Risposte su questi aspetti potrebbero arrivare anche dalle analisi sui due telefoni che sarebbero stati trovati nell'auto: quello di Filippo ma anche quello di Giulia. Intanto, in ambienti giudiziari viene chiarito che sarà difficile per il 21enne, almeno in questa fase del procedimento, ottenere che venga disposta una perizia psichiatrica per accertare un'eventuale incapacità, anche parziale, di intendere e volere al momento dei fatti. Al momento, la difesa non ha presentato istanza, anche perché è improbabile che sia accolta.

Per Filippo diventato «insistente e possessivo» nessuna diagnosi pregressa

Sul suo caso agli atti non ci sono diagnosi pregresse di problemi mentali, né evidenze specifiche nelle prime valutazioni psicologiche e psichiatriche dell'equipe del carcere di Verona. La difesa semmai dovrà concentrarsi su una propria consulenza, affidata ad esperti, per raccogliere materiale utile per arrivare ad una richiesta e ad un ipotetico via libera alla perizia più avanti nell'inchiesta, se non direttamente nel processo. La carta difensiva del vizio di mente, comunque, resta un tema del procedimento.

I funerali di Giulia nella basilica di Santa Giustina a Padova

A quasi venti giorni dal delitto - mancano soltanto gli accertamenti tecnici per precisare il quadro indiziario - resta il dolore di due famiglie, chiamate a fare i conti con quel che resta di questa tragedia. Per i funerali di Giulia toccherà al padre, Gino, decidere la data, quasi sicuramente in un giorno della prossima settimana. Non sarà certo sabato prossimo, perché si tratta di una data troppo a ridosso dello svolgimento dell'autopsia sul corpo della 22enne vittima, già programmato per venerdì primo dicembre all'Istituto di medicina legale di Padova.

Dopo il nulla osta della magistratura per la tumulazione, è certo soltanto che le esequie verranno celebrate nella basilica di Santa Giustina, in Prato della Valle a Padova.

 

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Mercoledì 29 novembre

Hanno rinunciato ad incontrare il figlio in carcere i genitori di Filippo Turetta, attesi alla casa circondariale di Montorio a Verona.

Secondo quanto si è appreso i due, Nicola Turetta ed Elisabetta Martini dopo aver ottenuto il permesso dal pm non hanno infatti seguito l'avvocato Giovanni Caruso per il colloquio. Il legale potrebbe comunque andare in giornata a Verona per un nuovo incontro con Turetta. 

Da quanto si è appreso, la rinuncia è stata motivata con la necessità di ricorrere a un aiuto psicologico, sia per il giovane che per i due genitori. All'avvocato Caruso non è rimasto altro che comunicare stamani questa decisione alla direzione del carcere di Montorio.

Improbabile perizia psichiatrica in questa fase

Per Filippo Turetta, in carcere per l'omicidio di Giulia Cecchettin, sarà difficile in questa fase del procedimento, ancora in indagini, ottenere che venga disposta una perizia psichiatrica per accertare l'eventuale incapacità, anche parziale, di intendere e volere al momento dei fatti. Allo stato nessuna istanza sul punto è stata depositata dalla difesa al gip. Da quanto si è saputo, nel caso di Turetta, nel quale agli atti non ci sono diagnosi pregresse di problemi mentali e anche sulla base delle prime valutazioni psicologiche e psichiatriche in carcere, è improbabile che un'istanza di perizia possa essere accolta in questa fase.

Servirà semmai un lavoro difensivo con una consulenza di parte, affidata ad esperti, per raccogliere materiale utile, anche attraverso incontri col detenuto, per arrivare ad una richiesta e ad un possibile accoglimento della perizia psichiatrica. Un'istanza che nel caso potrebbe essere depositata dalla difesa più avanti, se non direttamente nel corso del processo.

Le dichiarazioni al giudice

Nelle sue dichiarazioni spontanee di ieri, davanti alla giudice Benedetta Vitolo, con cui ha ammesso l'omicidio dicendosi «affranto» e pronto a «pagare» per le sue responsabilità, Turetta ha messo anche nero su bianco altri elementi che potrebbero far ritenere che la linea difensiva punterà, da un lato, ad escludere la premeditazione, su cui la Procura di Venezia ha diversi indizi, e dall'altro a verificare eventuali vizi di mente del giovane.

Se nel processo fosse riconosciuta un'incapacità totale verrebbe assolto per la non imputabilità, mentre un vizio parziale porterebbe ha uno sconto di pena. «Sto cercando di ricostruire nella mia memoria - ha detto il 21enne - le emozioni e quello che è scattato in me quella sera». Bisognerà capire, poi, se nei prossimi giorni la difesa di Turetta si renderà disponibile per un interrogatorio del giovane davanti ai pm. Anche perché gli inquirenti, nell'inchiesta condotta dai carabinieri, devono approfondire molti punti, come le modalità dell'aggressione e della lunga fuga del giovane. Da quanto si è appreso in ambienti giudiziari, non è ancora chiaro se il giovane sceglierà o meno di rispondere alla domande del pm Andrea Petroni nei prossimi giorni.  

La data del funerale di Giulia sarà decisa dal papà

I funerali di Giulia Cecchettin non si svolgeranno sicuramente sabato nella Basilica di Santa Giustina a Padova e la data delle esequie, la prossima settimana, sarà decisa dallo stesso papà della 22enne, Gino. È quanto stabilito dal Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza che si è appena concluso nel capoluogo euganeo.

 

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Martedì 28 novembre

Alle 10 è iniziato  l'interrogatorio di garanzia di Filippo Turetta, accusato dell'omicidio di Giulia Cecchettin, avvenuto lo scorso 11 novembre a Vigonovo (Venezia). Il 21enne si è presentato davanti al gip Benedetta Vitolo, alla presenza anche del pm di Venezia Andrea Petroni e del suo legale, l'avvocato Giovanni Caruso per rispondere, stando all'ordinanza cautelare, di omicidio volontario aggravato dalla relazione affettiva terminata e di sequestro di persona. L'interrogatorio si è concluso intorno alle 10.30. Poco dopo quell'ora le auto con a bordo la gip e il pm hanno lasciato il carcere.

Filippo Turetta, lacrime davanti al gip:  «Ho ucciso Giulia»

Da quanto si è saputo, nei pochi minuti in cui è rimasto davanti al gip Turetta era in lacrime e in particolare ha pianto prima di essere portato via quando l'interrogatorio si è concluso. All'uscita dal carcere l'avvocato Caruso ha spiegato che Filippo Turetta «ha confermato le ammissioni rese alla polizia tedesca» sull'omicidio di Giulia Cecchettin con dichiarazioni spontanee al gip, precisando che il 21enne si è avvalso della facoltà di non rispondere, ma ha «ritenuto doveroso rendere dichiarazioni spontanee».

Le dichiarazioni dell'avvocato dopo l'interrogatorio (Vincenzi)

Nelle dichiarazioni rilasciate alla polizia in Germania (non valide nel procedimento italiano) il 21enne aveva detto, in sostanza, di aver ammazzato Giulia e di non avere poi avuto il coraggio di uccidersi. Ora con queste dichiarazioni di conferma, come le ha chiamate l'avvocato, Turetta ha ammesso l'omicidio della 22enne davanti al gip di Venezia Benedetta Vitolo.

 

Le dichiarazioni dell'avvocato di Turett

 

L'avvocato Giovanni Caruso, legale di Filippo Turetta, era arrivato intorno alle 9.30 nel carcere di Verona per l'interrogatorio del 21enne davanti al gip. Il difensore ieri ha chiarito che non presenterà istanza di domiciliari. Dopo di lui sono entrati nell'istituto penitenziario anche la giudice e il pm Andrea Petroni, titolare del fascicolo.


Interrogatorio Turetta, l'arrivo di avvocato, pm e gip (Vincenzi)

 

L'incontro di Filippo con il suo avvocato nel carcere di Montorio 

Filippo Turetta, oggi, 28 novembre, l’interrogatorio davanti al gip. L'avvocato,  il professor Giovanni Caruso, ha parlato ieri con i cronisti: «Come sta Filippo? Bene» Ha aggiunro: «Non anticipo se parlerà o meno. Non ho alcuna intenzione, per rispetto dell’autorità giudiziaria», ha dichiarato ieri sera all’uscita dal carcere. Ha aggiunto: «Voglio rettificare alcune notizie e chiarire: non sarà presentata istanza al Riesame per chiedere la scarcerazione o una misura meno afflittiva per il mio assistito». Più semplice ancora: «Non ci sarà alcuna richiesta al Tribunale della libertà verso l'ordinanza di custodia in carcere, né verranno chiesti affievolimenti della misura cautelare in corso di esecuzione».

Se Filippo decidesse infatti di rispondere al giudice, anche il pubblico ministero potrebbe fargli domande per chiarire gli elementi d’accusa fin qui raccolti dalla Procura: non tutti, perché mancano ancora quelli che aggraverebbero le accuse a suo carico di sequestro di persona e omicidio volontario, alias la premeditazione e la crudeltà, e che in parte dipendono dall’analisi dei Ris sulla Fiat Punto (ancora in Germania) e soprattutto dall’autopsia sul corpo di Giulia (sarà venerdì 1 dicembre).

La strategia della difesa

C’è la possibilità che il ventiduenne rimanga zitto. O che scelga di fare solo dichiarazioni spontanee, se non volesse confessare e collaborare. È questo che hanno fatto ieri pomeriggio, per tre ore, Turetta e il suo legale di fiducia tornato apposta a Montorio dopo l’incontro conoscitivo di sabato: hanno preparato la strategia difensiva per l’appuntamento col giudice.

Dubbi che fanno la differenza

Tra i punti da chiarire nell’interrogatorio di Turetta ci sono quelli che porterebbero ad una contestazione della premeditazione e della crudeltà, oltre che del reato di occultamento di cadavere: il nastro adesivo comprato on line qualche giorno prima dell’omicidio e i sacchi neri dell’immondizia, il fatto che il giovane avrebbe portato con sé due coltelli e il sopralluogo eseguito a Fossò proprio dove avrebbe avuto luogo la seconda aggressione, quella mortale, ripresa dalle telecamere. È fondamentale inoltre capire se Giulia sia stata accoltellata oltre che in strada anche dentro l'abitacolo dell’auto e se Turetta abbia messo poi il corpo nel bagagliaio, prima di disfarsene lasciandolo in fondo ad una scarpata in un canalone tra il lago di Barcis e Piancavallo.

Passaggi dirimenti per la Procura che sostiene «l’inaudita ferocia» con cui è stata uccisa la giovane laureanda in ingegneria biomedica che aveva lasciato Turetta proprio perché troppo geloso e ossessivo. «Vorrei solo che sparisse dalla mia vita, non lo sopporto più», la confidenza fatta ad un’amica in una telefonata che oggi suona come un drammatico allarme rimasto inascoltato.

Oggi, 28 novembre, le prime verità

Se vorrà oggi Filippo potrà aiutare le indagini. Potrebbe affrontare il merito di quanto accaduto dall'11 novembre fino all’arresto, una settimana dopo, in Germania. Ma l’impressione, anche per le dichiarazioni dell’avvocato di ieri, è che non risponderà. La difesa potrebbe valutare di puntare tutto su un'istanza di perizia psichiatrica, «mossa» preparata appunto dal possibile silenzio di oggi davanti al giudice.

Ad ogni modo il pm che coordina l'inchiesta, entro la fine di questa settimana, dovrebbe fissare un nuovo interrogatorio. Ed entro al massimo i prossimi 10 giorni, la Fiat nera con gli oggetti sequestrati (il coltello, il nastro adesivo con cui potrebbe aver chiuso la bocca e legato le mani a Giulia, il cellulare, un guanto e 300 euro in contanti) sarà riportata in Italia, a Parma, a disposizione del Reparto Investigazioni Scientifiche.

Non è stato ancora ritrovato, invece, il telefono di Giulia. Troppi e ancora tanti i dubbi che solo Filippo può chiarire. 

 

Arrivo dell'avvocato di Turetta a Montorio (video Ferro)

 

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Lunedì 27 novembre

Per Filippo Turetta il nuovo incontro in carcere col suo legale, che dovrebbe avvenire oggi (27 novembre), sarà un momento importante per delineare la strategia difensiva in vista dell'interrogatorio di martedì davanti al gip di Venezia, Benedetta Vitolo.

Il libro ritrovato accanto a Giulia

Nel frattempo, mano a mano vengano a galla dettagli nell'inchiesta sull'atroce omicidio di Giulia Cecchettin, come il ritrovamento vicino al corpo di un libro per l'infanzia. Tra le cose lasciate, una ventina di reperti in tutto sequestrati dai carabinieri, non lontano dal cadavere, abbandonato in una zona boschiva vicino al lago di Barcis, in provincia di Pordenone, è stato trovato anche quel testo per bambini, intitolato "Anche i mostri si lavano i denti". Probabilmente la ragazza, che sognava, dopo la laurea in ingegneria biomedica, proprio di diventare un'illustratrice di libri per bimbi, lo aveva con sé quella sera. Sul punto, comunque, sono in corso accertamenti, anche sul perché Turetta avrebbe deciso di lasciarlo proprio là.

Il giovane aspetta di vedere i suoi genitori

Il giovane, accusato dell'omicidio dell'ex fidanzata che l'aveva lasciato, rinchiuso dietro le sbarre a Verona dice che vuole vedere, appena sarà possibile, i suoi genitori: ma non potrà farlo prima del faccia a faccia col giudice. La sua scelta di stare zitto o di confessare, anche aiutando le indagini, potrebbe influire sulla sua posizione nel processo che verrà, per la concessione o meno di attenuanti.

Intanto ha trascorso una prima notte e un'intera prima giornata nel carcere Montorio, sempre sorvegliato a vista dagli agenti della polizia penitenziaria essendo un detenuto a rischio suicidio. A chi si è occupato di lui, così come ieri quando è arrivato dopo l'estradizione dalla Germania, è apparso sempre dimesso, di poche parole. Ha chiesto di avere libri da leggere, come previsto per i detenuti anche del reparto infermeria, dove è stato collocato per proseguire con le visite psicologiche e psichiatriche dell'equipe medica, dopo il primo colloquio di sostegno di ieri.

L'incontro con il cappellano del carcere

Ha incontrato un frate cappellano del carcere, che uscendo dall'istituto penitenziario in tarda mattinata ha spiegato di non poter parlare, come regola impartita dalla direzione della casa circondariale, limitandosi a dire che ora bisogna rispettare "il dramma di due famiglie".

Nei prossimi giorni Turetta sarà trasferito nella sezione "protetti", quella per i detenuti per reati a "forte riprovazione sociale" che, a loro tutela, non devono avere contatti con persone in carcere per altre tipologie di reati. Per oggi è in programma il nuovo confronto con l'avvocato Giovanni Caruso, con cui non ha ancora affrontato il merito delle accuse, anche perché era "disorientato". Se decidesse di rispondere al giudice e fornire elementi utili per ricostruire, tra l'altro, il modo in cui si sarebbe scagliato contro Giulia, colpita almeno con una ventina di coltellate, la sera dell'11 novembre a Vigonovo, tra il parcheggio a meno di 200 metri da casa di lei e la zona industriale di Fossò, la mossa difensiva potrebbe alleggerire la sua posizione processuale.

Tenendo conto anche del fatto che la difesa potrebbe puntare su una perizia psichiatrica per arrivare ad accertare eventuali vizi di mente. Più indizi, dai due coltelli portati con sé fino ai sacchi di plastica neri trovati sopra il corpo e in una busta là vicino, potrebbero portare, invece, il procuratore di Venezia Bruno Cherchi e il pm Andrea Petroni a contestare nelle indagini l'aggravante della premeditazione.

L'autopsia sarà effettuata l'1 dicembre

E l'autopsia, che sarà effettuata il primo dicembre, sarà importante anche per l'eventuale aggravante della crudeltà, se emergesse che l'ex fidanzato avrebbe infierito su Giulia nell'ucciderla. Bisognerà capire, poi, se fu fatale quella spinta, mentre lei cercava di scappare a Fossò, che verso le 23.40 le fece sbattere la testa, come risulta dalle immagini, su un marciapiede. Non è stato ancora rintracciato, invece, il telefono di Giulia. Cellulare che agganciò, si legge negli atti, come "ultimo dato disponibile", verso le 22.45 dell'11 novembre, una cella di Marghera, vicino al centro commerciale dove i due avevano cenato. Da quel momento sarebbe risultato spento, anche quando la studentessa venne aggredita la prima volta nel parcheggio di via Aldo Moro

 

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Ha trascorso la prima notte nel carcere di Verona Filippo Turetta, il 22enne accusato dell'omicidio di Giulia Cecchettin, avvenuto l'11 novembre, ed estradato ieri in Italia dalla Germania dove era terminata la sua fuga una settimana fa.

Turetta e il colloquio con lo psichiatra

Dopo il colloquio di sostegno con uno psichiatra di ieri pomeriggio e dopo il primo incontro col suo legale, Giovanni Caruso, Turetta è stato collocato nel reparto infermeria dove dovrà rimanere per qualche giorno, sottoposto alle valutazioni psicologiche e psichiatriche prima di essere trasferito nella sezione "protetti", quella per i detenuti per reati a "forte riprovazione sociale" che, a loro tutela, non devono avere contatti con persone in carcere per altre tipologie di reati.

In cella con Filippo c'è un altro detenuto

Turetta si trova in una cella assieme ad un altro detenuto, anche lui in carcere per reati molto gravi e dello stesso genere. È sorvegliato a vista dagli agenti di polizia penitenziaria, anche di notte, per evitare gesti autolesionistici. È stato descritto, da chi ha avuto modo di vederlo in carcere, tra cui pure il suo difensore, come «provato, disorientato», ma anche assente, rassegnato alla sua condizione, silenzioso.

Non potrà vedere i suoi genitori fino a dopo l'interrogatorio davanti al gip, fissato per martedì.

 

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Sabato 25 novembre

Filippo Turetta, il 22enne accusato dell'omicidio di Giulia Cecchettin, è rinchiusi da oggi (sabato 25 novembre) nel carcere Montorio di Verona. L'arrivo, scortato dai carabinieri, attorno alle 14.30. Il motivo del trasferimento a Verona, in particolare nella casa circondariale di Montorio, è che la stessa a un reparto «per protetti»: si teme infatti che il giovane possa compiere atti autolesionistici. 

Arrivo di Filippo Turetta in carcere a Verona (video Tajetti)

 

L'arrivo all'aeroporto di Venezia

Il volo dalla Germania è atterrato poco dopo le 11.30 all'aeroporto di Venezia. Turetta, trasportato a bordo di una Lancia Delta con i vetri oscurati, preceduta e seguita da automobili di scorta, è entrato nel carcere Montorio di Verona dopo quasi una settimana dal suo arresto in Germania, in autostrada vicino a Lipsia, dove è finita la sua fuga dopo l'omicidio dell'11 novembre. Prima dell'arrivo di Turetta a Montorio, atteso da cameraman e giornalisti della stampa nazionale, si è presentato ai cancelli della casa circondariale il suo avvocato, il professor Giovanni Caruso del foro di Padova.

«Per lui le stesse modalità di accoglienza rivolte a tutti i nuovi arrivati», il commento della direttrice della casa circondariale di Verona, Francesca Gioieni, assediata da telecamere e taccuini.

Turetta, intervista alla direttrice del carcere di Verona Francesca Gioieni (video Ferro)

 

La prossima settimana l'interrogatorio davanti al gip

Al giovane è già stata notificata l'ordinanza di custodia cautelare (che ha portato al mandato d'arresto europeo), emessa dal gip di Venezia Benedetta Vitolo su richiesta del procuratore Bruno Cherchi e del pm Andrea Petroni, per omicidio volontario aggravato e sequestro di persona: il 22enne dovrà essere interrogato dal gip all'inizio della prossima settimana. 

Gli inquirenti sono al lavoro per valutare di contestare a Turetta l'aggravante della premeditazione e anche il reato di occultamento del cadavere

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