<img height="1" width="1" style="display:none" src="https://www.facebook.com/tr?id=336576148106696&amp;ev=PageView&amp;noscript=1">
La testimonianza

Don Marco Pozza ai funerali di Giulia con un ex recluso: «In lui lo stesso dramma»

Il sacerdote, originario di Calvene, dal 2011 è cappellano del carcere di Padova. Ha accompagnato un ex detenuto (per lo stesso reato) alle esequie della studentessa uccisa dall'ex fidanzato

Don Marco Pozza, il sacerdote originario di Calvene e dal 2011 cappellano al carcere di massima sicurezza "Due Palazzi" di Padova, ha presenziato al funerali di Giulia Cecchettin.
Pochi giorni fa il sacerdote vicentino, in occasione della messa domenicale all’interno dell’istituto di pena, aveva scritto un lungo post sul proprio profilo social "Sulla Strada di Emmaus" commentando la morte di Giulia Cecchettin e l’epilogo della vicenda che aveva portato all’arresto, in Germania, dell’ex fidanzato Filippo Turetta.

Leggi anche
Giulia Cecchettin, in migliaia ai funerali. Il papà: «Che la sua morte ci spinga a cambiare». Il vescovo ai giovani: «Amate di più e meglio»

Nella piazza del duomo, a fianco di un ex carcerato

Ieri il sacerdote è tornato sul triste epilogo della vicenda, in occasione del funerale della giovane studentessa padovana. Al quale è stato chiamato a presenziare con un invito che ha voluto raccontare. Al suo fianco, infatti, un ex carcerato, che dopo aver scontato la pena per un atto di estrema violenza simile, se non uguale a quello di cui è accusato Filippo Turetta, ha voluto presenziare alle esequie.

Racconta don Marco

«La richiesta mi è arrivata con un sms: “Mi accompagneresti?” mi scrive l'altro giorno un signore che, nel tempo della galera, mi è diventato un po’ amico. “Dove devi andare?” gli rispondo sempre via sms. “Al funerale di Giulia. Ma da solo non ho il coraggio”. Lui è un signore ancora giovane che, anni fa, quand'era ragazzo, ha commesso la stessa mattanza che ha commesso Filippo. Oggi, dopo aver scontato tutta la pena che la giustizia gli ha inflitto, è un libero cittadino che si sta rimettendo faticosamente in piedi».

 

Il don ha accettato l’invito

«Non voglio entrare in chiesa, però - ha specificato l’uomo -: stiamo fuori in prato. Poi ti riconoscono e io non voglio le telecamere addosso. Mi bastano quelle di quella volta”. Colgo la più bella delle occasioni inaspettate: partecipare al funerale di Giulia con Alessio (nome di fantasia) che è come fosse Filippo. Una cerimonia da brividi: guardavo il volto di lui, di quelli vicini, respiravo il silenzio freddo delle esequie funebri. Il silenzio della piazza attonita».

Le parole del papà di Giulia

Ad un certo punto il silenzio della piazza di Padova è rotto dalle parole del papà di Giulia. «Lui mi stringe la mano e da come me la stringe sento che le parole di Gino stanno incidendo la sua memoria come fossero un punteruolo. Aspettando il tram, mi dice: “Oggi, per me, finisce la galera: dovevo vedere coi miei occhi le conseguenze di un gesto simile al mio, visto che quella volta il funerale di lei io non l'ho visto nemmeno per televisione. Mi sono sempre chiesto cosa si provasse”. Io: "Cosa si prova, Alessio?" Mi ha allontanato dolcemente con la mano».

Don Marco prosegue poi nel suo post toccando i temi della fede e del perdono. 

Il sacerdote, noto per la sua vicinanza a Papa Francesco, che lo ospitò in Vaticano con un gruppo di detenuti del Due Palazzi, è dunque tornato con accorate parole sulla morte di Giulia.

Leggi anche
Don Marco Pozza: la preghiera in carcere per Giulia e Filippo tra lacrime e dissenso

La preghiera per Giulia e Filippo

Lo aveva fatto, appunto, tra le mura del carcere nel giorno dell’arresto di Filippo. «Quando ho chiesto di pregare per Giulia e la sua famiglia - aveva spiegato don Marco - tutti hanno fatto “sì” con le lacrime. Quando ho chiesto di farlo anche per Filippo e la sua famiglia (almeno noi, qui!), qualcuno mi ha mandato a cagare con lo sguardo. Risultato: tutti abbiamo pregato per Giulia e la sua famiglia. Io e tanti altri (non tutti) anche per Filippo e la sua famiglia. Tra chi l’ha fatto, anche Giuseppe e Michele: loro, la strada di Filippo, l’hanno percorsa prima di lui. Purtroppo. Sul loro volto, oggi, è appesa una scritta: “Lavori in corso” #carcereduepalazzi», aveva don Marco scritto quel giorno

Suggerimenti