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Stefania Portinari

Oppi, un viaggio sorprendente

di Nicoletta Martelletto
Stefania Portinari
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Apre il 6 dicembre la mostra “Ritratto di donna. Il sogno degli anni Venti e lo sguardo di Ubaldo Oppi”, che in Basilica palladiana porterà fino al 13 aprile 2020 un centinaio di opere tra pittura, scultura, fotografia, abiti e gioielli. Sarà il racconto di un’epoca, prima di tre grandi mostre che il Comune di Vicenza ha voluto nel programma culturale dei prossimi anni. 

A curare questa esposizione è Stefania Portinari, storica dell’arte, docente di Storia dell’arte contemporanea all’università Ca’ Foscari di Venezia. Avrà modo di raccontare la mostra durante la “Diretta del cuore” di domenica 8 dicembre su Tva, trasmissione di cui sarà ospite.

Responsabile di collane editoriali di carattere scientifico e referee di progetti di ricerca nazionali ed internazionali, Portinari si occupa inoltre di curatela di mostre e di critica d’arte: ha organizzato oltre trenta esposizioni e scritto per cataloghi e riviste. Collabora con musei e istituzioni, gallerie private e enti pubblici per mostre, convegni, conferenze. 

La sua attività scientifica riguarda in particolare la storia dell’arte del Novecento, la storia della Biennale di Venezia, la storia dell’arte veneziana dell’Ottocento e del Novecento, la storia delle esposizioni e i cultural studies, la storia dell’architettura contemporanea, la storia delle arti decorative e del design, la poesia visiva, la storia del collezionismo contemporaneo, la storia della videoarte e delle arti performative. 

 

Cosa ha realizzato la prof. Portinari in questo percorso alla ricerca dell’arte e della creatività sviluppatesi dopo la fine della Prima guerra mondiale? «Sarà un viaggio - anticipa - accompagnato e che riserverà molte sorprese, tra donne fatate, come apparizioni in prati di fiori o fluttuanti in mari argentati, perdute nell’abbraccio del proprio amato, si mutano in presenze magnetiche e diventano idoli di bellezza. Dagli influssi simbolisti e dagli echi della Secessione viennese giungono in Italia ispirazioni ardite e inebrianti follie, un’idea di libertà spregiudicata innerva la Belle Époque e scorre, rinnovata e intensa, nel primo dopoguerra».

Gli anni Venti, osserva la curatrice, sono una nuova frontiera, in cui le donne vogliono conquistare un proprio ruolo: «Sono sempre più autonome, seduttive e moderne, reclamano “una stanza tutta per sé”, come scrive Virginia Woolf. Amelia Earhart attraversa l’Atlantico in volo, Josephine Baker si lancia in sfrenati balli parigini, Coco Chanel crea nuove mode con gonne e capelli più corti.  È un mondo elettrizzante e pieno di passioni. I dipinti di Ubaldo Oppi (Bologna 1889 - Vicenza 1942) ci rivelano lo sguardo attraverso cui scorre una costellazione di ritratti dei maggiori artisti internazionali del Novecento italiano, che gli sono stati suoi amici e avversari in esposizioni strabilianti, dal Salon d’Automne di Parigi al Premio Carnegie di Pittsburgh, dalla Biennale di Venezia alla mostra di Modern Italian Art di New York».

La mostra racconta queste storie perché, come affermava Margherita Sarfatti, la prima critica d’arte donna italiana, leader di un gruppo di grandi pittori e curatore di mostre portentose - la pittura “è la più magica tra le arti”. Oppi fu protagonista assoluto di quegli anni, uno degli artisti più famosi tra l'Europa e gli Stati Uniti.

La curatrice ha effettuato un lavoro certosino per ottenere i prestiti, molti da collezionisti privati, altri da fondazioni, e poi dal Mart di Rovereto, dalla Galleria d’arte moderna di Roma. Alcuni sono prestigiosi: come la Giuditta II di Klimt dai Musei civici di Venezia e i disegni di Picasso dal Museo Picasso di Parigi.