Il ministro allo sviluppo economico Giancarlo Giorgetti

«Rincaro delle bollette? Un futuro più ecologico non può arrivare gratis»

Nel vecchio mondo c’era l’Italia considerata l’ultima ruota del carro in Europa, nel nuovo mondo c’è l’Italia che grazie alla credibilità della leadership di Mario Draghi può giocarsela più o meno alla pari con Francia e Germania.

«Il solo fatto che siamo qui a immaginare questo scenario sembra un sogno», dice il giornalista del Corriere della Sera Dario Di Vico che dà il la al ministro allo sviluppo economico Giancarlo Giorgetti. «L’Italia in questo nuovo mondo può giocarsi le sue carte», dice in collegamento video il ministro, a cui per una volta non tocca dribblare le domande sul dualismo vero o presunto con Matteo Salvini. Qui l’argomento di cui si parla, durante il dibattito domenicale al teatro comunale che segna la chiusura del Festival città impresa, è tutto economico, e così non c’è bisogno di ripetere il mantra che lui e Salvini vanno d’amore e d’accordo, come fatto poco prima a Milano. Ciò che è sicuro come l’alternanza delle stagioni è che Giorgetti va d’amore e d’accordo con Mario Draghi.

«Adesso in Europa ci ascoltano». Perché l’Italia gode «della luce riflessa del premier». Poi, certo, qualche grana da risolvere c’è. Ad esempio il super rincaro delle bollette: «Il governo tamponerà la situazione, interverrà per ridurre l’impatto sui consumatori e sulle imprese». Dopodiché, siccome bisogna essere realisti, il problema dipende da fattori sopranazionali complessi ma «paradossalmente questa disgrazia apre gli occhi su un fatto: la transizione ecologica ha un costo». 

E una riflessione su questo, in Europa, andrà fatta per forza. Già, l’Europa. Quella dipinta dalla Lega per anni come brutta e cattiva e che adesso invece non lo è più, nemmeno nell’immaginario collettivo. E d’altronde con il pacco di miliardi per il Pnrr che arrivano da lì sarebbe curioso il contrario. «In Europa – dice Giorgetti – si sono resi conto di aver fatto degli errori in passato, adesso il nuovo approccio di solidarietà è stato percepito anche in Italia e oggi c’è maggiore affinità».

Sperando che non si torni «agli egoismi del passato». Ma per ora il saldo di questa svolta che è nei fatti è positivo. Poi, certo, non si può pensare che bastino i soldi del Pnrr per risolvere i problemi di un Paese che in questi anni è cresciuto meno di tutti e che si porta appresso da decenni lentezze, inefficienze, riforme non fatte, infrastrutture carenti. Quei soldi, dunque, andranno spesi bene. Anche cambiando la prospettiva: «La mia impressione – spiega Giorgetti – è che il Nord abbia avuto lo sviluppo nonostante lo Stato e nonostante le Regioni. Io credo che adesso il pubblico debba fare davvero sistema con le imprese per giocarsi la partita».

Una partita che però stavolta, e forse per la prima volta, è giocabile. Con l’Italia che ha le carte in regola per essere uno dei lati di un triangolo con la Germania e anche con la Francia che, diciamolo pure, è abituata a giurarci dall’alto in basso. Adesso la congiuntura astrale è favorevole. C’è il fattore Draghi, c’è l’economia che, seppur di rimbalzo, va spedita e ci sono nuovi scenari dietro l’angolo: «La fine dell’era Merkel in Germania, la situazione incerta in Francia, cambiano gli equilibri geopolitici. E l’Italia gioca le sue carte. Questo è il momento».

È il momento per diventare centrali, per mettere in campo forza lavoro qualificata, per costruire l’offerta, per fare dell’Italia non solo un fruitore di servizi ma un valore aggiunto. «Anche solo immaginarlo è un sogno», diceva all’inizio Di Vico. Chissà che il sogno diventi realtà.

Roberta Labruna