INTERVISTA PRESIDENTE DI SOCIÉTÉ GÉNÉRALE

Lorenzo Bini Smaghi. Una crescita duratura per assorbire il debito e "blindare" il Paese

Economista  Lorenzo Bini Smaghi, presidente di Société Générale
Economista Lorenzo Bini Smaghi, presidente di Société Générale
Economista  Lorenzo Bini Smaghi, presidente di Société Générale
Economista Lorenzo Bini Smaghi, presidente di Société Générale

L’economia è partita, o almeno così ci piace pensare. Lorenzo Bini Smaghi, presidente di Société Générale e già membro esecutivo della Bce, è molto più prudente.

Il titolo dell’incontro che la vedrà come relatore al Festival Città impresa a Vicenza è “Cosa può fermare la crescita”: secondo lei è vera crescita o è solo un rimbalzo inevitabile post Covid legato anche al Pnrr griffato Europa?

Per ora può essere solo un rimbalzo perché gli effetti del Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza) non si possono ancora vedere, non essendo le risorse sborsate e le riforme non varate definitivamente. Capisco l’entusiasmo per il recupero, ma rimaniamo ancora al di sotto del reddito del 2019. Visto l’aumento del debito accumulato in questi mesi, la crescita deve essere duratura per poter assorbire gradualmente emettere il paese in sicurezza.

Un’altra questione importante è legata al processo di tapering, cioè di progressiva diminuzione dell’acquisto di titoli di stato, già annunciato dalla Fed e atteso più avanti anche dalla Bce: riusciremo a centrare quel soft landing in grado di evitare cadute rovinose dell’economia?

L’esperienza dell’aggiustamento pre-pandemia mostra che le banche centrali hanno gli strumenti per garantire un atterraggio graduale. Vivremo ancora per un certo periodo in un contesto di eccesso di risparmio, e dunque con tassi d’interesse reali bassi se non addirittura negativi. D’altra parte, questo è anche un modo per riassorbire tutto il debito emesso di recente per far fronte alla crisi.

C’è poi il dilemma dell’inflazione: anni di quantitative easing e, adesso, di finanziamenti anti-Covid dell’Ue hanno gonfiato di liquidità il sistema con lo scopo di innescare la ripresa dell’economia: non teme che il recente risveglio dell’indice dei prezzi possa scatenare un incendio inflattivo? O pensa sia solo una fase temporanea?

L’inflazione riguarda per ora soprattutto le materie prime ed alcuni beni la cui produzione incontra colli di bottiglia. Non c’è ancora una crescita sostenuta della domanda interna e dei salari che possa far temere effetti di avvitamento dell’inflazione. Le aspettative inflazionistiche rimangono contenute. Si deve essere vigilanti, soprattutto per il rischio di bolle speculative su alcuni prodotti, ma nemmeno creare una reazione eccessiva che potrebbe mettere a repentaglio la ripresa.

Lo scontro in atto tra Stati Uniti e Cina, peraltro in un contesto geopolitico drammatico dopo il ritorno dei talebani a Kabul, è visto con preoccupazione dagli operatori: quali conseguenze dobbiamo attenderci per il quadro economico?

Per ora le azioni del governo cinese sono in larga parte rivolte all’interno, mirate a ridurre il potere di alcune aziende e a riprendere il controllo sul sistema economico. Non ci sono accenti di una nuova guerra commerciale, dopo quella avviata da Trump. Biden mi sembra pragmatico e vuole cercare terreni di intesa sulle questioni globali, come il clima. Non trarrei dall’esperienza afgana delle conclusioni affrettate sul sistema di cooperazione internazionale.

La situazione delle banche italiane ed europee sembra ora sotto controllo e in sicurezza. Il Veneto ha pagato dazio a suo tempo ma ora il quadro sembra molto più solido, nonostante l’impatto del Covid: crede che ci saranno altre aggregazioni? C’è bisogno di istituti di credito più grandi ancora?

L’esperienza della risoluzione delle banche venete dimostra che più che la cosiddetta “vicinanza” territoriale conta la solidità del sistema bancario, che è in grado di sostenere le aziende e le famiglie, anche in una congiuntura economica sfavorevole. La solidità dipende sia dalla patrimonializzazione sia dalla redditività. Una banca che non ha un modello di business redditizio si indebolisce nel tempo e non è più in grado di erogare credito all’economia reale. In questo caso si deve procedere rapidamente a ristrutturazioni o aggregazioni. Più si aspetta più alto è il costo in termini economici e sociali.

Mario Draghi alla presidenza del consiglio, a giudizio di gran parte degli imprenditori del Nord Est, ha riportato la competenza al primo posto dopo la deriva dei governi precedenti. La prospettiva politica incerta dell’Italia può pregiudicare i risultati ottenuti e la considerazione che Roma adesso ha nei tavoli internazionali? In una parola: conviene “inchiodare” Draghi dov’è?

In un sistema democratico stabile il governo deve essere espressione di una scelta popolare. Si possono adottare soluzioni tecniche in momenti eccezionali, ma non come soluzione permanente. Il problema in Italia è che questi periodi eccezionali sono un po’ troppo frequenti. Questo deriva dal fatto che troppo spesso la politica, quando torna al governo, tende a smontare quello che è stato fatto per rimettere il paese all’interno di un quadro di sostenibilità, perché ha una visione troppo di breve periodo.

Parliamo già come se fossimo usciti dal Covid, in realtà ci sono ancora molte incognite: crede che adesso il sistema industriale ed economico si sia attrezzato per affrontare una eventuale prossima fase, grazie tra l’altro alla campagna vaccinale?

La campagna vaccinale è fondamentale e va portata a termine, fino ad una copertura totale, e va ripetuta se necessario. Poi bisogna mantenere misure di prudenza e di controllo, che devono entrare a far parte dei nostri comportamenti. In questo modo possiamo sostenere un graduale ritorno alla normalità economica e a implementare le riforme che il paese aspetta da anni.

C’è un ultimo aspetto che anni di tassi d’interesse negativi hanno finito col rendere urgente, ed è la questione del risparmio finito accatastato nei conti correnti: dove bisogna impiegarlo?

Va di sicuro tolto dal conto e va investito in prodotti più remunerativi. Penso all’azionario, dove è vero che i rischi sono maggiori ma nell’ottica di medio lungo periodo è l’opzione migliore. Se si vuole creare valore.

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