La lotta

Lamorgese denuncia: «La mafia aumenta i contatti con il Nord»

La ministra Luciana Lamorgese si è collegata con il Festival città impresa  (Foto Ilaria Toniolo/Colorfoto)
La ministra Luciana Lamorgese si è collegata con il Festival città impresa (Foto Ilaria Toniolo/Colorfoto)
La ministra Luciana Lamorgese si è collegata con il Festival città impresa  (Foto Ilaria Toniolo/Colorfoto)
La ministra Luciana Lamorgese si è collegata con il Festival città impresa (Foto Ilaria Toniolo/Colorfoto)

Scordatevi il mafioso con la coppola e la lupara. La mafia ha cambiato pelle. Adesso il mafioso si presenta in giacca e cravatta, non tira fuori la pistola, sceglie il basso profilo, punta, per dirla con Luciana Lamorgese, «a penetrare i sistemi produttivi». «Nessun territorio è immune», scandisce ad un certo punto la ministra dell’interno, quasi a voler dare un colpo di spugna definitivo al vecchio adagio che «la mafia sta solo al Sud». Ecco, niente di più sbagliato. Fare finta di non vedere la realtà non serve. Gli occhi vanno tenuti ben aperti sempre e adesso in particolare che sta arrivando il boccone ghiotto del Pnrr: «Non possiamo certo sprecare questa opportunità facendo confluire i soldi in mano alla criminalità organizzata». 
Che, si diceva, non è più appannaggio di un’area specifica del Paese, quella del Sud Italia. «Anche nel Nord, in Veneto, Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Piemonte, le mafie tendono sempre più ad un radicamento nel tessuto economico e politico, con una strategia di aggressione verso le aziende». 
E qui, in Veneto, di aziende ce ne sono tante. Morale della favola: le organizzazioni criminali non sono arrivate or ora, sono già qui. Lo sanno bene anche gli ospiti che condividono il palco, che è quello del teatro comunale, con Lamorgese. Anzi, lo condividono virtualmente perché la ministra è in video collegamento dal suo ufficio romano. In carne e ossa ci sono invece il presidente del consiglio regionale Roberto Ciambetti e quello di Confidustria Veneto Enrico Carraro, che sono gli altri due protagonisti dell’incontro ben moderato da Cesare Giuzzi del Corriere della Sera sulle mafie al Nord. Il sindaco Francesco Rucco porta un saluto e chiede che gli amministratori non vengano lasciati da soli ad affrontare il problema e in platea c’è anche chi di Lamorgese è stato il sottosegretario, cioè Achille Variati. Ecco, nessuno di loro nasconde la testa sotto la sabbia. Men che meno ora che stanno per arrivare una vagonata di soldi dall’Europa. E anche su questo, dice la ministra, c’è massima attenzione. Perché «dove ci sono grandi somme, dove ci sono investimenti, e in questo caso ingenti, il rischio c’è. È una grande occasione non possiamo sprecarla facendo confluire i fondi nelle mani della criminalità», dice la ministra, che sta anche lavorando al rinnovo di un protocollo per la legalità con Confindustria. Perché per sconfiggere le mafie ci vuole l’attività repressiva e investigativa, ma ci vuole anche l’informazione e la prevenzione e così ci vuole un patto tra istituzioni, politica, società, imprenditori. Ciambetti porta come buon esempio la Pedemontana e assicura occhi vigili sui fondi che arriveranno: «Metteremo in campo, come già abbiamo fatto fino ad ora, controlli puntuali e precisi».
A proposito di attività di controllo Lamorgese cita qualche dato: «Nei primi sette mesi del 2021 abbiamo arrestato 1.358 soggetti e sono state fatte 1.381 interdittive, 27 in Veneto». 
In Calabria sono state 325. Certo, numeri diversi, ma che non devono sviare l’attenzione da un problema che c’è. E che in un territorio come il Veneto si lega a doppio filo alle aziende che diventano il bersaglio grosso per le mafie che cercano di intrufolarsi magari proponendo di entrare in società, magari approfittando della difficoltà delle aziende, ad esempio ad ottenere credito dalle banche. I sistemi sono tanti. Giuzzi racconta di un imprenditore che si è giustificato dicendo che non aveva capito che la persona che aveva davanti fosse un mafioso. 
E qui entra in gioco Carraro: «No, guardi, questa non è una giustificazione. Se ti si presenta davanti una persona a proporti qualcosa a prezzi molti più bassi di quelli di mercato, a proporti liquidità, tu imprenditore hai il dovere di informarti su chi hai davanti. Noi imprenditori per primi dobbiamo dire che non c’è giustificazione alcuna per fare affari con queste persone». Per dirla ancora più chiara: «Portare i libri in tribunale è vissuto come un disonore, anche se non lo è. Ma se per non portare i libri in tribunale fai affari con la mafia quello sì è un disonore, una vergogna». 

Roberta Labruna