Festival città impresa

L’appello alla politica. «Serve preparazione, non basta Facebook»

Il convegno inaugurale al Cuoa (Foto Colorfoto / Dalla Pozza)
Il convegno inaugurale al Cuoa (Foto Colorfoto / Dalla Pozza)
Il convegno inaugurale al Cuoa (Foto Colorfoto / Dalla Pozza)
Il convegno inaugurale al Cuoa (Foto Colorfoto / Dalla Pozza)

Il festival della ripresa e dell’impresa. Vicenza città impresa. Diverso prefisso ma significato mai così sovrapponibile come in questo anno di rinascita dopo il blackout del covid per la rassegna economica promossa da ItalyPost e dall’Economia del Corriere della Sera e aperta ufficialmente ieri al Cuoa di Altavilla. Come avviene dal 2008, anno di nascita del format vicentino-bergamasco (a Bergamo il 12-14 novembre) giunto alla quattordicesima edizione, l’obiettivo è sempre il medesimo: arrivare alla stesura, da parte di imprese e politica, di una road map economico-sociale per uscire dalla crisi e tornare a primeggiare in Europa e nel mondo. Si può e si deve fare è la consapevolezza comune che emerge dalla prima tavola rotonda della tre giorni di eventi e talk in programma fino al 19 settembre, sostenuta dal gruppo Athesis e moderata dalla direttrice del Festival città impresa Raffaella Polato. “Imprese champions: crescita e rappresentanza”, questo il focus attorno a cui si sono confrontati i rappresentanti di alcune delle 54 “champions” vicentine, sulle mille selezionate in tutta Italia dagli organizzatori.

Quelle imprese d’eccellenza, fiore all’occhiello del Belpaese e che, ricorda la presidente di Confindustria e di Polidoro Laura Dalla Vecchia «ci sono sempre state, in particolare nella nostra provincia». Se però, dopo l’onda d’urto del covid, ci si sta finalmente riaccorgendo della potenza di fuoco generata dalle piccole e medie realtà radicate sul territorio, «è solo perché finalmente c’è un governo che ci coinvolge», sottolinea Dalla Vecchia. Un governo che si deve però ad un premier, Mario Draghi, «arrivato incidentalmente, mentre c’è bisogno di una classe politica forte e preparata, non improvvisata, se vogliamo resistere: chi si candida dev’essere adeguato, serve una scuola di formazione politica non si può mettere in lista chiunque basta che abbia un profilo su Facebook», è la presa di posizione della numero uno di Confindustria. Del resto lo stesso sindaco e presidente della Provincia Francesco Rucco, aprendo i lavori assieme a Filiberto Zovico di ItalyPost e al vicedirettore del Corriere della Sera Daniele Manca, lo ha riaffermato: «Enti e imprese devono collaborare, bisogna trovare il modo di fare sistema». Una rete protettiva per le aziende contro il pericolo della “pesca selvaggia” da parte di fondi e multinazionali, che anche nel Vicentino continuano a tentare la scalata: «Il rischio c’è - ammette Daniele Lago, amministratore delegato di Lago Design, 250 dipendenti - specie per le imprese familiari come le nostre, che però sono quelle che più hanno a cuore il territorio». E che meglio hanno resistito, durante la pandemia, proprio per il forte legame tra tutti i protagonisti della filiera, dai fornitori al cliente finale, come osserva anche Fabio Vivian, ad di Fami - 550 dipendenti - e presidente di Federmanager. «La figura del manager nella crescita di un’impresa è strategica, perché affianca l’imprenditore e lo aiuta a tradurre in realtà il sogno, a centrare il business», evidenzia Vivian. 

Una molteplicità di fattori che contribuisce alla resa di un prodotto d’eccellenza come quello che esce ogni giorno dalle fabbriche, dai laboratori, dagli uffici e dai magazzini vicentini e italiani grazie anche al sostegno delle banche. Roberto Gabrielli, direttore regionale Veneto Ovest e Trentino Alto Adige per Intesa Sanpaolo, rammenta che «ad oggi in Veneto abbiamo in essere 107 accordi di filiera che contano circa 1.450 fornitori, per un giro d’affari complessivo di quasi 11 miliardi di euro». Accordi fondamentali per salvaguardare il tessuto imprenditoriale locale sia dagli scossoni del passaggio generazionale sia, come detto, dal canto delle sirene dei grandi e danarosi gruppi stranieri. «Nella nostra provincia per fortuna sono pochi i casi di chi ha ceduto la sua azienda, proprio perché c’è grande attaccamento al territorio e ai lavoratori - conclude Dalla Vecchia - ma l’imprenditore non è un martire, bisogna promuovere una cultura del lavoro, di rispetto per chi investe e bisogna farlo tutti assieme, imprese e sindacati, che devono tornare a fare squadra». 

Giulia Armeni